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Decreto Legislativo n. 626 del

19/09/1994

Attuazione delle direttive 89/391/CEE, 89/654/CEE, 89/655/CEE, 89/656/CEE,

90/269/CEE, 90/270/CEE, 90/394/CEE, 90/679/CEE, 93/88/CEE, 95/63/CE, 97/42,

98/24 e 99/38 riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori

durante il lavoro.

(pubblicato su : G. U. 12.11.1994, n. 265, s.o. n. 141).

(Il testo è quello vigente dopo le modifiche apportate da:

Dlgs. n. 242/96, Dlgs. n. 359/99, DM 12/11/99, Dlgs 66/00, L. 422/00,

L. 1/2002 e D.Lgs 02/02/2002, n. 25)

Titolo I

Capo I

DISPOSIZIONI GENERALI

Art. 1 (Campo di applicazione)

1. Il presente decreto legislativo prescrive misure per la tutela della salute e per la sicurezza dei

lavoratori durante il lavoro, in tutti i settori di attività privati o pubblici.

2. Nei riguardi delle Forze armate e di Polizia, dei servizi di protezione civile, nonchè

nell'ambito delle strutture giudiziarie, penitenziarie, di quelle destinate per finalità istituzionali alle

attività degli organi con compiti in materia di ordine e sicurezza pubblica, delle università, degli

istituti di istruzione universitaria, degli istituti di istruzione ed educazione di ogni ordine e grado,

degli archivi, delle biblioteche, dei musei e delle aree archeologiche dello Stato, delle

rappresentanze diplomatiche e consolari, e dei mezzi di trasporto aerei e marittimi, le norme del

presente decreto sono applicate tenendo conto delle particolari esigenze connesse al servizio

espletato, individuate con decreto del Ministro competente di concerto con i Ministri del lavoro e

della previdenza sociale, della sanità e della funzione pubblica (1).

3. Nei riguardi dei lavoratori di cui alla legge 18 dicembre 1973, n. 877, nonchè dei lavoratori

con rapporto contrattuale privato di portierato, le norme del presente decreto si applicano nei casi

espressamente previsti.

4. Le disposizioni di cui al presente decreto, si applicano nelle regioni a statuto speciale e nelle

province autonome di Trento e Bolzano compatibilmente con i rispettivi statuti e relative norme di

attuazione.

4-bis. Il datore di lavoro che esercita le attività di cui ai commi 1, 2, 3 e 4 e, nell'ambito delle

rispettive attribuzioni e competenze, i dirigenti e i preposti che dirigono o sovraintendono le stesse

attività, sono tenuti all'osservanza delle disposizioni del presente decreto (2).

4-ter. Nell'ambito degli adempimenti previsti dal presente decreto, il datore di lavoro non può

delegare quelli previsti dall'art. 4, commi 1, 2, 4, lettera a), e 11 primo periodo (2).

(1) Comma sostituito dallart. 1, comma 2, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242 e poi così modificato

dall'art. 9, comma 22, del D.L. 1° ottobre 1996, n. 510, conv. in L. 28 novembre 1996, n. 608.

(2) Comma aggiunto dallart. 1, comma 2, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

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Art. 2 (Definizioni)

(1). 1. Agli effetti delle disposizioni di cui al presente decreto si intendono per:

a) lavoratore: persona che presta il proprio lavoro alle dipendenze di un datore di lavoro, esclusi

gli addetti ai servizi domestici e familiari, con rapporto di lavoro subordinato anche speciale. Sono

equiparati i soci lavoratori di cooperative o di società, anche di fatto, che prestino la loro attività per

conto delle società e degli enti stessi, e gli utenti dei servizi di orientamento o di formazione

scolastica, universitaria e professionale avviati presso datori di lavoro per agevolare o per

perfezionare le loro scelte professionali. Sono altresì equiparati gli allievi degli istituti di istruzione

ed universitari e i partecipanti a corsi di formazione professionale nei quali si faccia uso di

laboratori, macchine, apparecchi ed attrezzature di lavoro in genere, agenti chimici, fisici e

biologici. I soggetti di cui al precedente periodo non vengono computati ai fini della determinazione

del numero di lavoratori dal quale il presente decreto fa discendere particolari obblighi;

b) datore di lavoro: il soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore o, comunque, il

soggetto che, secondo il tipo e l'organizzazione dell'impresa, ha la responsabilità dell'impresa stessa

ovvero dell'unità produttiva, quale definita ai sensi della lettera i), in quanto titolare dei poteri

decisionali e di spesa. Nelle pubbliche amministrazioni di cui all'art. 1, comma 2, del decreto

legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, per datore di lavoro si intende il dirigente al quale spettano i

poteri di gestione, ovvero il funzionario non avente qualifica dirigenziale, nei soli casi in cui

quest'ultimo sia preposto ad un ufficio avente autonomia gestionale;

c) servizio di prevenzione e protezione dai rischi: insieme delle persone, sistemi e mezzi esterni

o interni all'azienda finalizzati all'attività di prevenzione e protezione dai rischi professionali

nell'azienda, ovvero unità produttiva;

d) medico competente: medico in possesso di uno dei seguenti titoli:

1) specializzazione in medicina del lavoro o in medicina preventiva dei lavoratori e

psicotecnica o in tossicologia industriale o in igiene industriale o in fisiologia ed igiene del lavoro o

in clinica del lavoro o in igiene e medicina preventiva o in medicina legale e delle assicurazioni ed

altre specializzazioni individuate, ove necessario, con decreto del Ministro della sanità di concerto

con il Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica;

2) docenza o libera docenza, in medicina del lavoro o in medicina preventiva dei lavoratori e

psicotecnica o in tossicologia industriale o in igiene industriale o in fisiologia ed igiene del lavoro;

3) autorizzazione di cui all'art. 55 del decreto legislativo 15 agosto 1991, n. 277;

e) responsabile del servizio di prevenzione e protezione: persona designata dal datore di lavoro

in possesso di attitudini e capacità adeguate;

f) rappresentante dei lavoratori per la sicurezza: persona, ovvero persone, eletta o designata per

rappresentare i lavoratori per quanto concerne gli aspetti della salute e della sicurezza durante il

lavoro, di seguito denominato rappresentante per la sicurezza;

g) prevenzione: il complesso delle disposizioni o misure adottate o previste in tutte le fasi

dell'attività lavorativa per evitare o diminuire i rischi professionali nel rispetto della salute della

popolazione e dell'integrità dell'ambiente esterno;

h) agente: l'agente chimico, fisico o biologico, presente durante il lavoro e potenzialmente

dannoso per la salute;

i) unità produttiva: stabilimento o struttura finalizzata alla produzione di beni o servizi, dotata

di autonomia finanziaria e tecnico funzionale.

(1) Articolo così sostituito dallart. 2, comma 1, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242. e dalla L. 8

gennaio 2002, n. 1

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Art. 3 (Misure generali di tutela).

1. Le misure generali per la protezione della salute e per la sicurezza dei lavoratori sono:

a) valutazione dei rischi per la salute e la sicurezza;

b) eliminazione dei rischi in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso tecnico e,

ove ciò non è possibile, loro riduzione al minimo;

c) riduzione dei rischi alla fonte;

d) programmazione della prevenzione mirando ad un complesso che integra in modo coerente

nella prevenzione le condizioni tecniche produttive ed organizzative dell'azienda nonchè

l'influenza dei fattori dell'ambiente di lavoro;

e) sostituzione di ciò che è pericoloso con ciò che non lo è, o è meno pericoloso;

f) rispetto dei principi ergonomici nella concezione dei posti di lavoro, nella scelta delle

attrezzature e nella definizione dei metodi di lavoro e produzione, anche per attenuare il lavoro

monotono e quello ripetitivo;

g) priorità delle misure di protezione collettiva rispetto alle misure di protezione individuale;

h) limitazione al minimo del numero dei lavoratori che sono, o che possono essere, esposti al

rischio;

i) utilizzo limitato degli agenti chimici, fisici e biologici, sui luoghi di lavoro;

l) controllo sanitario dei lavoratori in funzione dei rischi specifici;

m) allontanamento del lavoratore dall'esposizione a rischio, per motivi sanitari inerenti la sua

persona;

n) misure igieniche;

o) misure di protezione collettiva ed individuale;

p) misure di emergenza da attuare in caso di pronto soccorso, di lotta antincendio, di

evacuazione dei lavoratori e di pericolo grave ed immediato;

q) uso di segnali di avvertimento e di sicurezza;

r) regolare manutenzione di ambienti, attrezzature, macchine ed impianti, con particolare

riguardo ai dispositivi di sicurezza in conformità alla indicazione dei fabbricanti;

s) informazione, formazione, consultazione e partecipazione dei lavoratori ovvero dei loro

rappresentanti, sulle questioni riguardanti la sicurezza e la salute sul luogo di lavoro;

t) istruzioni adeguate ai lavoratori.

2. Le misure relative alla sicurezza, all'igiene ed alla salute durante il lavoro non devono in

nessun caso comportare oneri finanziari per i lavoratori.

Art. 4 (Obblighi del datore di lavoro, del

dirigente e del preposto)

(1). 1. Il datore di lavoro, in relazione alla natura dell'attività dell'azienda ovvero dell'unità

produttiva, valuta, nella scelta delle attrezzature di lavoro e delle sostanze o dei preparati chimici

impiegati, nonchè nella sistemazione dei luoghi di lavoro, i rischi per la sicurezza e per la salute

dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari.

2. All'esito della valutazione di cui al comma 1, il datore di lavoro elabora un documento

contenente:

a) una relazione sulla valutazione dei rischi per la sicurezza e la salute durante il lavoro, nella

quale sono specificati i criteri adottati per la valutazione stessa;

b) l'individuazione delle misure di prevenzione e di protezione e dei dispositivi di protezione

individuale, conseguente alla valutazione di cui alla lettera a);

c) il programma delle misure ritenute opportune per garantire il miglioramento nel tempo dei

livelli di sicurezza.

3. Il documento è custodito presso l'azienda ovvero l'unità produttiva.

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4. Il datore di lavoro:

a) designa il responsabile del servizio di prevenzione e protezione interno o esterno all'azienda

secondo le regole di cui all'art. 8;

b) designa gli addetti al servizio di prevenzione e protezione interno o esterno all'azienda

secondo le regole di cui all'art. 8;

c) nomina, nei casi previsti dall'art. 16, il medico competente.

5. Il datore di lavoro adotta le misure necessarie per la sicurezza e la salute dei lavoratori, e in

particolare:

a) designa preventivamente i lavoratori incaricati dell'attuazione delle misure di prevenzione

incendi e lotta antincendio, di evacuazione dei lavoratori in caso di pericolo grave e immediato, di

salvataggio, di pronto soccorso e, comunque, di gestione dell'emergenza;

b) aggiorna le misure di prevenzione in relazione ai mutamenti organizzativi e produttivi che

hanno rilevanza ai fini della salute e della sicurezza del lavoro, ovvero in relazione al grado di

evoluzione della tecnica della prevenzione e della protezione;

c) nell'affidare i compiti ai lavoratori tiene conto delle capacità e delle condizioni degli stessi

in rapporto alla loro salute e alla sicurezza;

d) fornisce ai lavoratori i necessari e idonei dispostivi di protezione individuale, sentito il

responsabile del servizio di prevenzione e protezione;

e) prende le misure appropriate affinchè soltanto i lavoratori che hanno ricevuto adeguate

istruzioni accedano alle zone che li espongono ad un rischio grave e specifico;

f) richiede l'osservanza da parte dei singoli lavoratori delle norme vigenti, nonchè delle

disposizioni aziendali in materia di sicurezza e di igiene del lavoro e di uso dei mezzi di protezione

collettivi e dei dispositivi di protezione individuale messi a loro disposizione;

g) richiede l'osservanza da parte del medico competente degli obblighi previsti dal presente

decreto, informandolo sui processi e sui rischi connessi all'attività produttiva;

h) adotta le misure per il controllo delle situazioni di rischio in caso di emergenza e dà

istruzioni affinchè i lavoratori, in caso di pericolo grave, immediato ed inevitabile, abbandonino il

posto di lavoro o la zona pericolosa;

i) informa il più presto possibile i lavoratori esposti al rischio di un pericolo grave e immediato

circa il rischio stesso e le disposizioni prese o da prendere in materia di protezione;

l) si astiene, salvo eccezioni debitamente motivate, dal richiedere ai lavoratori di riprendere la

loro attività in una situazione di lavoro in cui persiste un pericolo grave e immediato;

m) permette ai lavoratori di verificare, mediante il rappresentante per la sicurezza,

l'applicazione delle misure di sicurezza e di protezione della salute e consente al rappresentante per

la sicurezza di accedere alle informazioni ed alla documentazione aziendale di cui all'art. 19,

comma 1, lettera e);

n) prende appropriati provvedimenti per evitare che le misure tecniche adottate possano

causare rischi per la salute della popolazione o deteriorare l'ambiente esterno;

o) tiene un registro nel quale sono annotati cronologicamente gli infortuni sul lavoro che

comportano un'assenza dal lavoro di almeno un giorno. Nel registro sono annotati il nome, il

cognome, la qualifica professionale dell'infortunato, le cause e le circostanze dell'infortunio,

nonchè la data di abbandono e di ripresa del lavoro. Il registro è redatto conformemente al modello

approvato con decreto dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale, sentita la Commissione

consultiva permanente, di cui all'art. 393 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile

1955, n. 547, e successive modifiche, ed è conservato sul luogo di lavoro, a disposizione

dell'organo di vigilanza. Fino all'emanazione di tale decreto il registro è redatto in conformità ai

modelli già disciplinati dalle leggi vigenti;

p) consulta il rappresentante per la sicurezza nei casi previsti dall'art. 19, comma 1, lettere b),

c) e d);

q) adotta le misure necessarie ai fini della prevenzione incendi e dell'evacuazione dei

lavoratori, nonchè per il caso di pericolo grave e immediato. Tali misure devono essere adeguate

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alla natura dell'attività, alle dimensioni dell'azienda, ovvero dell'unità produttiva, e al numero delle

persone presenti.

6. Il datore di lavoro effettua la valutazione di cui al comma 1 ed elabora il documento di cui al

comma 2 in collaborazione con il responsabile del servizio di prevenzione e protezione e con il

medico competente, nei casi in cui sia obbligatoria la sorveglianza sanitaria, previa consultazione

del rappresentante per la sicurezza.

7. La valutazione di cui al comma 1 e il documento di cui al comma 2 sono rielaborati in

occasione di modifiche del processo produttivo significative ai fini della sicurezza e della salute dei

lavoratori.

8. Il datore di lavoro custodisce, presso l'azienda ovvero l'unità produttiva, la cartella sanitaria

e di rischio del lavoratore sottoposto a sorveglianza sanitaria, con salvaguardia del segreto

professionale, e ne consegna copia al lavoratore stesso al momento della risoluzione del rapporto di

lavoro, ovvero quando lo stesso ne fa richiesta.

9. Per le piccole e medie aziende, con uno o più decreti da emanarsi entro il 31 marzo 1996 da

parte dei Ministri del lavoro e della previdenza sociale, dell'industria, del commercio e

dell'artigianato e della sanità, sentita la commissione consultiva permanente per la prevenzione

degli infortuni e per l'igiene del lavoro, in relazione alla natura dei rischi e alle dimensioni

dell'azienda, sono definite procedure standardizzate per gli adempimenti documentali di cui al

presente articolo. Tali disposizioni non si applicano alle attività industriali di cui all'art. 1 del

decreto del Presidente della Repubblica 17 maggio 1988, n. 175, e successive modifiche, soggette

all'obbligo di dichiarazione o notifica ai sensi degli articoli 4 e 6 del decreto stesso, alle centrali

termoelettriche, agli impianti e laboratori nucleari, alle aziende estrattive ed altre attività minerarie,

alle aziende per la fabbricazione e il deposito separato di esplosivi, polveri e munizioni, e alle

strutture di ricovero e cura sia pubbliche sia private.

10. Per le medesime aziende di cui al comma 9, primo periodo, con uno o più decreti dei

Ministri del lavoro e della previdenza sociale, dell'industria, del commercio e dell'artigianato e

della sanità, sentita la commissione consultiva permanente per la prevenzione degli infortuni e per

l'igiene del lavoro, possono essere altresì definiti:

a) i casi relativi a ipotesi di scarsa pericolosità, nei quali è possibile lo svolgimento diretto dei

compiti di prevenzione e protezione in aziende ovvero unità produttive che impiegano un numero

di addetti superiore a quello indicato nell'allegato I;

b) i casi in cui è possibile la riduzione a una sola volta all'anno della visita di cui all'art. 17,

lettera h), degli ambienti di lavoro da parte del medico competente, ferma restando l'obbligatorietà

di visite ulteriori, allorchè si modificano le situazioni di rischio.

11. Fatta eccezione per le aziende indicate nella nota (1) dell'allegato I, il datore di lavoro delle

aziende familiari nonchè delle aziende che occupano fino a dieci addetti non è soggetto agli

obblighi di cui ai commi 2 e 3, ma è tenuto comunque ad autocertificare per iscritto l'avvenuta

effettuazione della valutazione dei rischi e l'adempimento degli obblighi ad essa collegati.

L'autocertificazione deve essere inviata al rappresentante per la sicurezza. Sono in ogni caso

soggette agli obblighi di cui ai commi 2 e 3 le aziende familiari nonchè le aziende che occupano

fino a dieci addetti, soggette a particolari fattori di rischio, individuate nell'ambito di specifici

settori produttivi con uno o più decreti del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di

concerto con i Ministri della sanità, dell'industria, del commercio e dell'artigianato, delle risorse

agricole alimentari e forestali e dell'interno, per quanto di rispettiva competenza.

12. Gli obblighi relativi agli interventi strutturali e di manutenzione necessari per assicurare, ai

sensi del presente decreto, la sicurezza dei locali e degli edifici assegnati in uso a pubbliche

amministrazioni o a pubblici uffici, ivi comprese le istituzioni scolastiche ed educative, restano a

carico dell'amministrazione tenuta, per effetto di norme o convenzioni, alla loro fornitura e

manutenzione. In tal caso gli obblighi previsti dal presente decreto, relativamente ai predetti

interventi, si intendono assolti, da parte dei dirigenti o funzionari preposti agli uffici interessati,

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con la richiesta del loro adempimento all'amministrazione competente o al soggetto che ne ha

l'obbligo giuridico.

(1) Articolo così sostituito dallart. 3, comma 1, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

Art. 5 (Obblighi dei lavoratori).

1. Ciascun lavoratore deve prendersi cura della propria sicurezza e della propria salute e di

quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro, su cui possono ricadere gli effetti delle sue

azioni o omissioni, conformemente alla sua formazione ed alle istruzioni e ai mezzi forniti dal

datore di lavoro.

2. In particolare i lavoratori:

a) osservano le disposizioni e le istruzioni impartite dal datore di lavoro, dai dirigenti e dai

preposti, ai fini della protezione collettiva ed individuale;

b) utilizzano correttamente i macchinari, le apparecchiature, gli utensili, le sostanze e i preparati

pericolosi, i mezzi di trasporto e le altre attrezzature di lavoro, nonchè i dispositivi di sicurezza;

c) utilizzano in modo appropriato i dispositivi di protezione messi a loro disposizione;

d) segnalano immediatamente al datore di lavoro, al dirigente o al preposto le deficienze dei

mezzi e dispositivi di cui alle lettere b) e c), nonchè le altre eventuali condizioni di pericolo di cui

vengono a conoscenza, adoperandosi direttamente, in caso di urgenza, nell'ambito delle loro

competenze e possibilità, per eliminare o ridurre tali deficienze o pericoli, dandone notizia al

rappresentante dei lavoratori per la sicurezza;

e) non rimuovono o modificano senza autorizzazione i dispositivi di sicurezza o di segnalazione

o di controllo;

f) non compiono di propria iniziativa operazioni o manovre che non sono di loro competenza

ovvero che possono compromettere la sicurezza propria o di altri lavoratori;

g) si sottopongono ai controlli sanitari previsti nei loro confronti;

h) contribuiscono, insieme al datore di lavoro, ai dirigenti e ai preposti, all'adempimento di tutti

gli obblighi imposti dall'autorità competente o comunque necessari per tutelare la sicurezza e la

salute dei lavoratori durante il lavoro.

Art. 6 (Obblighi dei progettisti, dei fabbricanti, dei fornitori e degli installatori).

1. I progettisti dei luoghi o posti di lavoro e degli impianti rispettano i principi generali di

prevenzione in materia di sicurezza e di salute al momento delle scelte progettuali e tecniche e

scelgono macchine nonchè dispositivi di protezione rispondenti ai requisiti essenziali di sicurezza

previsti nelle disposizioni legislative e regolamentari vigenti (1).

2. Sono vietati la fabbricazione, la vendita, il noleggio e la concessione in uso di macchine, di

attrezzature di lavoro e di impianti non rispondenti alle disposizioni legislative e regolamentari

vigenti in materia di sicurezza. Chiunque concede in locazione finanziaria beni assoggettati a

forme di certificazione o di omologazione obbligatoria è tenuto a che gli stessi siano accompagnati

dalle previste certificazioni o dagli altri documenti previsti dalla legge (2).

3. Gli installatori e montatori di impianti, macchine o altri mezzi tecnici devono attenersi alle

norme di sicurezza e di igiene del lavoro, nonchè alle istruzioni fornite dai rispettivi fabbricanti dei

macchinari e degli altri mezzi tecnici per la parte di loro competenza.

(1) Comma così modificato dallart. 4, comma 1, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

(2) Comma così sostituito dallart. 4, comma 2, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

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Art. 7 (Contratto di appalto o contratto d opera)

1. Il datore di lavoro, in caso di affidamento dei lavori all'interno dell'azienda, ovvero dell'unità

produttiva, ad imprese appaltatrici o a lavoratori autonomi:

a) verifica, anche attraverso l'iscrizione alla camera di commercio, industria e artigianato,

l'idoneità tecnico-professionale delle imprese appaltatrici o dei lavoratori autonomi in relazione ai

lavori da affidare in appalto o contratto d'opera;

b) fornisce agli stessi soggetti dettagliate informazioni sui rischi specifici esistenti

nell'ambiente in cui sono destinati ad operare e sulle misure di prevenzione e di emergenza adottate

in relazione alla propria attività.

2. Nell'ipotesi di cui al comma 1 i datori di lavoro:

a) cooperano all'attuazione delle misure di prevenzione e protezione dai rischi sul lavoro

incidenti sull'attività lavorativa oggetto dell'appalto;

b) coordinano gli interventi di protezione e prevenzione dai rischi cui sono esposti i lavoratori,

informandosi reciprocamente anche al fine di eliminare rischi dovuti alle interferenze tra i lavori

delle diverse imprese coinvolte nell'esecuzione dell'opera complessiva.

3. Il datore di lavoro committente promuove la cooperazione e il coordinamento di cui al

comma 2. Tale obbligo non si estende ai rischi specifici propri dell'attività delle imprese

appaltatrici o dei singoli lavoratori autonomi (1).

(1) Comma così sostituito dallart. 5 del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

Capo II

SERVIZIO DI PREVENZIONE E PROTEZIONE

Art. 8 (Servizio di prevenzione e protezione).

1. Salvo quanto previsto dall'art. 10, il datore di lavoro organizza all'interno dell'azienda,

ovvero dell'unità produttiva, il servizio di prevenzione e protezione, o incarica persone o servizi

esterni all'azienda, secondo le regole di cui al presente articolo.

2. Il datore di lavoro designa all'interno dell'azienda ovvero dell'unità produttiva, una o più

persone da lui dipendenti per l'espletamento dei compiti di cui all'articolo 9, tra cui il responsabile

del servizio in possesso di attitudini e capacità adeguate, previa consultazione del rappresentante

per la sicurezza.

3. I dipendenti di cui al comma 2 devono essere in numero sufficiente, possedere le capacità

necessarie e disporre di mezzi e di tempo adeguati per lo svolgimento dei compiti loro assegnati.

Essi non possono subire pregiudizio a causa dell'attività svolta nell'espletamento del proprio

incarico.

4. Salvo quanto previsto dal comma 2, il datore di lavoro può avvalersi di persone esterne

all'azienda in possesso delle conoscenze professionali necessarie per integrare l'azione di

prevenzione o protezione (1).

5. L'organizzazione del servizio di prevenzione e protezione all'interno dell'azienda, ovvero

dell'unità produttiva, è comunque obbligatoria nei seguenti casi:

a) nelle aziende industriali di cui all'articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica 17

maggio 1988, n. 175 e successive modifiche, soggette all'obbligo di dichiarazione o notifica, ai

sensi degli articoli 4 e 6 del decreto stesso;

b) nelle centrali termoelettriche;

c) negli impianti e laboratori nucleari;

d) nelle aziende per la fabbricazione e il deposito separato di esplosivi, polveri e munizioni;

e) nelle aziende industriali con oltre 200 dipendenti;

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f) nelle industrie estrattive con oltre 50 lavoratori dipendenti;

g) nelle strutture di ricovero e cura sia pubbliche sia private (2).

6. Salvo quanto previsto dal comma 5, se le capacità dei dipendenti all'interno dell'azienda

ovvero dell'unità produttiva sono insufficienti, il datore di lavoro può far ricorso a persone o servizi

esterni all'azienda, previa consultazione del rappresentante per la sicurezza (3).

7. Il servizio esterno deve essere adeguato alle caratteristiche dell'azienda, ovvero unità

produttiva, a favore della quale è chiamato a prestare la propria opera, anche con riferimento al

numero degli operatori.

8. Il responsabile del servizio esterno deve possedere attitudini e capacità adeguate.

9. Il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, con decreto di concerto con i Ministri della

sanità e dell'industria, del commercio e dell'artigianato, sentita la commissione consultiva

permanente, può individuare specifici requisiti, modalità e procedure, per la certificazione dei

servizi, nonchè il numero minimo degli operatori di cui ai commi 3 e 7.

10. Qualora il datore di lavoro ricorra a persone o servizi esterni egli non è per questo liberato

dalla propria responsabilità in materia.

11. Il datore di lavoro comunica all'ispettorato del lavoro e alle unità sanitarie locali

territorialmente competenti il nominativo della persona designata come responsabile del servizio di

prevenzione e protezione interno ovvero esterno all'azienda. Tale comunicazione è corredata da

una dichiarazione nella quale si attesti con riferimento alle persone designate:

a) i compiti svolti in materia di prevenzione e protezione;

b) il periodo nel quale tali compiti sono stati svolti;

c) il curriculum professionale.

(1) Comma così sostituito dallart. 6, comma 1, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

(2) Comma così sostituito dallart. 6, comma 2, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

(3) Comma così sostituito dallart. 6, comma 3, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

Art. 9 (Compiti del servizio di prevenzione e protezione).

1. Il servizio di prevenzione e protezione dai rischi professionali provvede:

a) all'individuazione dei fattori di rischio, alla valutazione dei rischi e all'individuazione delle

misure per la sicurezza e la salubrità degli ambienti di lavoro, nel rispetto della normativa vigente

sulla base della specifica conoscenza dell'organizzazione aziendale;

b) ad elaborare, per quanto di competenza, le misure preventive e protettive e i sistemi di cui

all'art. 4, comma 2, lettera b) e i sistemi di controllo di tali misure;

c) ad elaborare le procedure di sicurezza per le varie attività aziendali;

d) a proporre i programmi di informazione e formazione dei lavoratori;

e) a partecipare alle consultazioni in materia di tutela della salute e di sicurezza di cui all'art.

11;

f) a fornire ai lavoratori le informazioni di cui all'art. 21.

2. Il datore di lavoro fornisce ai servizi di prevenzione e protezione informazioni in merito a:

a) la natura dei rischi;

b) l'organizzazione del lavoro, la programmazione e l'attuazione delle misure preventive e

protettive;

c) la descrizione degli impianti e dei processi produttivi;

d) i dati del registro degli infortuni e delle malattie professionali;

e) le prescrizioni degli organi di vigilanza.

3. I componenti del servizio di prevenzione e protezione e i rappresentanti dei lavoratori per la

sicurezza sono tenuti al segreto in ordine ai processi lavorativi di cui vengono a conoscenza

nell'esercizio delle funzioni di cui al presente decreto.

4. Il servizio di prevenzione e protezione è utilizzato dal datore di lavoro.

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Art. 10 (Svolgimento diretto da parte del datore di lavoro dei compiti di prevenzione e

protezione dai rischi).

1. Il datore di lavoro può svolgere direttamente i compiti propri del servizio di prevenzione e

protezione dai rischi nonchè di prevenzione incendi e di evacuazione, nei casi previsti nell'allegato

I, dandone preventiva informazione al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza ed alle

condizioni di cui ai commi successivi. Esso può avvalersi della facoltà di cui all'art. 8, comma 4.

2. Il datore di lavoro che intende svolgere i compiti di cui al comma 1, deve frequentare

apposito corso di formazione in materia di sicurezza e salute sul luogo di lavoro, promosso anche

dalle associazioni dei datori di lavoro e trasmettere all'organo di vigilanza competente per

territorio:

a) una dichiarazione attestante la capacità di svolgimento dei compiti di prevenzione e

protezione dai rischi;

b) una dichiarazione attestante gli adempimenti di cui all'art. 4, commi 1, 2, 3 e 11 (1);

c) una relazione sull'andamento degli infortuni e delle malattie professionali della propria

azienda elaborata in base ai dati degli ultimi tre anni del registro infortuni o, in mancanza dello

stesso, di analoga documentazione prevista dalla legislazione vigente;

d) l'attestazione di frequenza del corso di formazione in materia di sicurezza e salute sul luogo

di lavoro.

(1) Lettera così sostituita dallart. 7, comma 1, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

Art. 11 (Riunione periodica di prevenzione e

protezione dai rischi).

1. Nelle aziende, ovvero unità produttive, che occupano più di 15 dipendenti, il datore di

lavoro, direttamente o tramite il servizio di prevenzione e protezione dai rischi, indice almeno una

volta all'anno una riunione cui partecipano:

a) il datore di lavoro o un suo rappresentante;

b) il responsabile del servizio di prevenzione e protezione dai rischi;

c) il medico competente ove previsto;

d) il rappresentante per la sicurezza.

2. Nel corso della riunione il datore di lavoro sottopone all'esame dei partecipanti:

a) il documento, di cui all'art. 4, commi 2 e 3;

b) l'idoneità dei mezzi di protezione individuale;

c) i programmi di informazione e formazione dei lavoratori ai fini della sicurezza e della

protezione della loro salute.

3. La riunione ha altresì luogo in occasione di eventuali significative variazioni delle

condizioni di esposizione al rischio, compresa la programmazione e l'introduzione di nuove

tecnologie che hanno riflessi sulla sicurezza e salute dei lavoratori.

4. Nelle aziende, ovvero unità produttive, che occupano fino a 15 dipendenti, nelle ipotesi di

cui al comma 3, il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza può chiedere la convocazione di

una apposita riunione.

5. Il datore di lavoro, anche tramite il servizio di prevenzione e protezione dai rischi, provvede

alla redazione del verbale della riunione che è tenuto a disposizione dei partecipanti per la sua

consultazione.

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Capo III

PREVENZIONE INCENDI, EVACUAZIONE

DEI LAVORATORI, PRONTO SOCCORSO

Art. 12. (Disposizioni generali)

. 1. Ai fini degli adempimenti di cui all'art. 4, comma 5, lettera q), il datore di lavoro:

a) organizza i necessari rapporti con i servizi pubblici competenti in materia di pronto

soccorso, salvataggio, lotta antincendio e gestione dell'emergenza;

b) designa preventivamente i lavoratori incaricati di attuare le misure di cui all'art. 4, comma 5,

lettera a) (1);

c) informa tutti i lavoratori che possono essere esposti ad un pericolo grave ed immediato circa

le misure predisposte ed i comportamenti da adottare;

d) programma gli interventi, prende i provvedimenti e dà istruzioni affinchè i lavoratori

possano, in caso di pericolo grave ed immediato che non può essere evitato, cessare la loro attività,

ovvero mettersi al sicuro, abbandonando immediatamente il luogo di lavoro;

e) prende i provvedimenti necessari affinchè qualsiasi lavoratore, in caso di pericolo grave ed

immediato per la propria sicurezza ovvero per quella di altre persone e nell'impossibilità di

contattare il competente superiore gerarchico, possa prendere le misure adeguate per evitare le

conseguenze di tale pericolo, tenendo conto delle sue conoscenze e dei mezzi tecnici disponibili.

2. Ai fini delle designazioni di cui al comma 1, lettera b), il datore di lavoro tiene conto delle

dimensioni dell'azienda ovvero dei rischi specifici dell'azienda ovvero dell'unità produttiva.

3. I lavoratori non possono, se non per giustificato motivo, rifiutare la designazione. Essi

devono essere formati, essere in numero sufficiente e disporre di attrezzature adeguate, tenendo

conto delle dimensioni ovvero dei rischi specifici dell'azienda ovvero dell'unità produttiva.

4. Il datore di lavoro deve, salvo eccezioni debitamente motivate, astenersi dal chiedere ai

lavoratori di riprendere la loro attività in una situazione di lavoro in cui persiste un pericolo grave

ed immediato.

(1) Lettera così sostituita dallart. 7, comma 2, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

Art. 13 (Prevenzione incendi)

1. Fermo restando quanto previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio 1982,

n. 577, i Ministri dell'interno, del lavoro e della previdenza sociale, in relazione al tipo di attività, al

numero dei lavoratori occupati ed ai fattori di rischio, adottano uno o più decreti nei quali sono

definiti:

a) i criteri diretti ad individuare:

1) misure intese ad evitare l'insorgere di un incendio e a limitarne le conseguenze qualora esso

si verifichi;

2) misure precauzionali di esercizio;

3) metodi di controllo e manutenzione degli impianti e delle attrezzature antincendio;

4) criteri per la gestione delle emergenze;

b) le caratteristiche dello specifico servizio di prevenzione e protezione antincendio di cui

all'art. 12, compresi i requisiti del personale addetto e la sua formazione.

2. Per il settore minerario il decreto di cui al comma 1 è adottato dai Ministri dell'interno, del

lavoro e della previdenza sociale e dell'industria, del commercio e dell'artigianato.

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Art. 14 (Diritti dei lavoratori in caso di pericolo grave ed immediato)

1. Il lavoratore che, in caso di pericolo grave, immediato e che non può essere evitato, si

allontana dal posto di lavoro ovvero da una zona pericolosa, non può subire pregiudizio alcuno e

deve essere protetto da qualsiasi conseguenza dannosa.

2. Il lavoratore che, in caso di pericolo grave e immediato e nell'impossibilità di contattare il

competente superiore gerarchico, prende misure per evitare le conseguenze di tale pericolo, non

può subire pregiudizio per tale azione, a meno che non abbia commesso una grave negligenza.

Art. 15 (Pronto soccorso).

1. Il datore di lavoro, tenendo conto della natura dell'attività e delle dimensioni dell'azienda

ovvero dell'unità produttiva, sentito il medico competente ove previsto, prende i provvedimenti

necessari in materia di pronto soccorso e di assistenza medica di emergenza, tenendo conto delle

altre eventuali persone presenti sui luoghi di lavoro e stabilendo i necessari rapporti con i servizi

esterni, anche per il trasporto dei lavoratori infortunati.

2. Il datore di lavoro, qualora non vi provveda direttamente, designa uno o più lavoratori

incaricati dell'attuazione dei provvedimenti di cui al comma 1.

3. Le caratteristiche minime delle attrezzature di pronto soccorso, i requisiti del personale

addetto e la sua formazione sono individuati in relazione alla natura dell'attività, al numero dei

lavoratori occupati e ai fattori di rischio, con decreto dei Ministri della sanità, del lavoro e della

previdenza sociale, della funzione pubblica e dell'industria, del commercio e dell'artigianato,

sentita la commissione consultiva permanente e il Consiglio superiore di sanità.

4. Fino all'emanazione del decreto di cui al comma 3 si applicano le disposizioni vigenti in

materia.

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CAPO IV

SORVEGLIANZA SANITARIA

Art. 16 (Contenuto della sorveglianza sanitaria).

1. La sorveglianza sanitaria è effettuata nei casi previsti dalla normativa vigente.

2. La sorveglianza di cui al comma 1 è effettuata dal medico competente e comprende:

a) accertamenti preventivi intesi a constatare l'assenza di controindicazioni al lavoro cui i

lavoratori sono destinati, ai fini della valutazione della loro idoneità alla mansione specifica;

b) accertamenti periodici per controllare lo stato di salute dei lavoratori ed esprimere il

giudizio di idoneità alla mansione specifica.

3. Gli accertamenti di cui al comma 2 comprendono esami clinici e biologici e indagini

diagnostiche mirati al rischio ritenuti necessari dal medico competente.

Art. 17 (Il medico competente)

1. Il medico competente:

a) collabora con il datore di lavoro e con il servizio di prevenzione e protezione di cui all'art. 8,

sulla base della specifica conoscenza dell'organizzazione dell'azienda ovvero dell'unità produttiva e

delle situazioni di rischio, alla predisposizione dell'attuazione delle misure per la tutela della salute

e dell'integrità psico-fisica dei lavoratori;

b) effettua gli accertamenti sanitari di cui all'art. 16;

c) esprime i giudizi di idoneità alla mansione specifica al lavoro, di cui all'art. 16;

d) istituisce ed aggiorna, sotto la propria responsabilità, per ogni lavoratore sottoposto a

sorveglianza sanitaria, una cartella sanitaria e di rischio da custodire presso il datore di lavoro con

salvaguardia del segreto professionale;

e) fornisce informazioni ai lavoratori sul significato degli accertamenti sanitari cui sono

sottoposti e, nel caso di esposizione ad agenti con effetti a lungo termine, sulla necessità di

sottoporsi ad accertamenti sanitari anche dopo la cessazione dell'attività che comporta l'esposizione

a tali agenti. Fornisce altresì, a richiesta, informazioni analoghe ai rappresentanti dei lavoratori per

la sicurezza;

f) informa ogni lavoratore interessato dei risultati degli accertamenti sanitari di cui alla lettera

B) e, a richiesta dello stesso, gli rilascia copia della documentazione sanitaria;

g) comunica, in occasione delle riunioni di cui all'art. 11, ai rappresentanti per la sicurezza, i

risultati anonimi collettivi degli accertamenti clinici e strumentali effettuati e fornisce indicazioni

sul significato di detti risultati;

h) congiuntamente al responsabile del servizio di prevenzione e protezione dai rischi, visita gli

ambienti di lavoro almeno due volte all'anno e partecipa alla programmazione del controllo

dell'esposizione dei lavoratori i cui risultati gli sono forniti con tempestività ai fini delle valutazioni

e dei pareri di competenza;

i) fatti salvi i controlli sanitari di cui alla lettera b), effettua le visite mediche richieste dal

lavoratore qualora tale richiesta sia correlata ai rischi professionali;

l) collabora con il datore di lavoro alla predisposizione del servizio di pronto soccorso di cui

all'art. 15;

m) collabora all'attività di formazione e informazione di cui al capo VI.

2. Il medico competente può avvalersi, per motivate ragioni, della collaborazione di medici

specialisti scelti dal datore di lavoro che ne sopporta gli oneri.

3. Qualora il medico competente, a seguito degli accertamenti di cui all'art. 16, comma 2,

esprima un giudizio sull'inidoneità parziale o temporanea o totale del lavoratore, ne informa per

iscritto il datore di lavoro e il lavoratore (1).

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4. Avverso il giudizio di cui al comma 3 è ammesso ricorso, entro trenta giorni dalla data di

comunicazione del giudizio medesimo, all'organo di vigilanza territorialmente competente che

dispone, dopo eventuali ulteriori accertamenti, la conferma, la modifica o la revoca del giudizio

stesso.

5. Il medico competente svolge la propria opera in qualità di:

a) dipendente da una struttura esterna pubblica o privata convenzionata con l'imprenditore per

lo svolgimento dei compiti di cui al presente capo;

b) libero professionista;

c) dipendente del datore di lavoro.

6. Qualora il medico competente sia dipendente del datore di lavoro, questi gli fornisce i mezzi

e gli assicura le condizioni necessarie per lo svolgimento dei suoi compiti.

7. Il dipendente di una struttura pubblica non può svolgere l'attività di medico competente

qualora esplichi attività di vigilanza (1).

(1) Comma così modificato dallart. 8 del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

Capo V

CONSULTAZIONE E PARTECIPAZIONE DEI LAVORATORI

Art. 18 (Rappresentante per la sicurezza).

1. In tutte le aziende, o unità produttive, è eletto o designato il rappresentante per la sicurezza.

2. Nelle aziende, o unità produttive, che occupano sino a 15 dipendenti il rappresentante per la

sicurezza è eletto direttamente dai lavoratori al loro interno. Nelle aziende che occupano fino a 15

dipendenti il rappresentante per la sicurezza può essere individuato per più aziende nell'ambito

territoriale ovvero del comparto produttivo. Esso può essere designato o eletto dai lavoratori

nell'ambito delle rappresentanze sindacali, così come definite dalla contrattazione collettiva di

riferimento.

3. Nelle aziende, ovvero unità produttive, con più di 15 dipendenti il rappresentante per la

sicurezza è eletto o designato dai lavoratori nell'ambito delle rappresentanze sindacali in azienda.

In assenza di tali rappresentanze, è eletto dai lavoratori dell'azienda al loro interno.

4. Il numero, le modalità di designazione o di elezione del rappresentante per la sicurezza,

nonchè il tempo di lavoro retribuito e gli strumenti per l'espletamento delle funzioni, sono stabiliti

in sede di contrattazione collettiva.

5. In caso di mancato accordo nella contrattazione collettiva di cui al comma 4, il Ministro del

lavoro e della previdenza sociale, sentite le parti, stabilisce con proprio decreto, da emanarsi entro

tre mesi dalla comunicazione del mancato accordo, gli standards relativi alle materie di cui al

comma 4. Per le amministrazioni pubbliche provvede il Ministro per la funzione pubblica sentite la

organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative sul piano nazionale.

6. In ogni caso il numero minimo dei rappresentanti di cui al comma 1 è il seguente:

a) un rappresentante nelle aziende ovvero unità produttive sino a 200 dipendenti;

b) tre rappresentanti nelle aziende ovvero unità produttive da 201 a 1.000 dipendenti;

c) sei rappresentanti in tutte le altre aziende ovvero unità produttive.

7. Le modalità e i contenuti specifici della formazione del rappresentante per la sicurezza sono

stabiliti in sede di contrattazione collettiva nazionale di categoria con il rispetto dei contenuti

minimi previsti dal decreto di cui all'art. 22, comma 7.

Art. 19 (Attribuzioni del rappresentante per la sicurezza)

. 1. Il rappresentante per la sicurezza:

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a) accede ai luoghi di lavoro in cui si svolgono le lavorazioni;

b) è consultato preventivamente e tempestivamente in ordine alla valutazione dei rischi, alla

individuazione, programmazione, realizzazione e verifica della prevenzione nell'azienda ovvero

unità produttiva;

c) è consultato sulla designazione degli addetti al servizio di prevenzione, all'attività di

prevenzione incendi, al pronto soccorso, alla evacuazione dei lavoratori;

d) è consultato in merito all'organizzazione della formazione di cui all'art. 22, comma 5;

e) riceve le informazioni e la documentazione aziendale inerente la valutazione dei rischi e le

misure di prevenzione relative, nonchè quelle inerenti le sostanze e i preparati pericolosi, le

macchine, gli impianti, l'organizzazione e gli ambienti di lavoro, gli infortuni e le malattie

professionali;

f) riceve le informazioni provenienti dai servizi di vigilanza;

g) riceve una formazione adeguata, comunque non inferiore a quella prevista dall'art. 22;

h) promuove l'elaborazione, l'individuazione e l'attuazione delle misure di prevenzione idonee

a tutelare la salute e l'integrità fisica dei lavoratori;

i) formula osservazioni in occasione di visite e verifiche effettuate dalle autorità competenti;

l) partecipa alla riunione periodica di cui all'art. 11;

m) fa proposte in merito all'attività di prevenzione;

n) avverte il responsabile dell'azienda dei rischi individuati nel corso della sua attività;

o) può fare ricorso alle autorità competenti qualora ritenga che le misure di prevenzione e

protezione dai rischi adottate dal datore di lavoro e i mezzi impiegati per attuarle non sono idonei a

garantire la sicurezza e la salute durante il lavoro.

2. Il rappresentante per la sicurezza deve disporre del tempo necessario allo svolgimento

dell'incarico senza perdita di retribuzione, nonchè dei mezzi necessari per l'esercizio delle funzioni

e delle facoltà riconosciutegli.

3. Le modalità per l'esercizio delle funzioni di cui al comma 1 sono stabilite in sede di

contrattazione collettiva nazionale.

4. Il rappresentante per la sicurezza non può subire pregiudizio alcuno a causa delle

svolgimento della propria attività e nei suoi confronti si applicano le stesse tutele previste dalla

legge per le rappresentanze sindacali.

5. Il rappresentante per la sicurezza ha accesso, per l'espletamento della sua funzione, al

documento di cui all'art. 4, commi 2 e 3, nonchè al registro degli infortuni sul lavoro di cui all'art.

4, comma 5, lettera o).

Art. 20 (Organismi paritetici).

1. A livello territoriale sono costituiti organismi paritetici tra le organizzazioni sindacali dei

datori di lavoro e dei lavoratori, con funzioni di orientamento e di promozione di iniziative

formative nei confronti dei lavoratori. Tali organismi sono inoltre prima istanza di riferimento in

merito a controversie sorte sull'applicazione dei diritti di rappresentanza, informazione e

formazione, previsti dalle norme vigenti.

2. Sono fatti salvi, ai fini del comma 1, gli organismi bilaterali o partecipativi previsti da

accordi interconfederali, di categoria, nazionali, territoriali o aziendali.

3. Agli effetti dell'art. 10 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, gli organismi di cui al

comma 1 sono parificati alla rappresentanza indicata nel medesimo articolo.

Capo VI

INFORMAZIONE E FORMAZIONE DEI LAVORATORI

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Art. 21 (Informazione dei lavoratori).

1. Il datore di lavoro provvede affinchè ciascun lavoratore riceva un'adeguata informazione su:

a) i rischi per la sicurezza e la salute connessi all'attività dell'impresa in generale;

b) le misure e le attività di protezione e prevenzione adottate;

c) i rischi specifici cui è esposto in relazione all'attività svolta, le normative di sicurezza e le

disposizioni aziendali in materia;

d) i pericoli connessi all'uso delle sostanze e dei preparati pericolosi sulla base delle schede dei

dati di sicurezza previste dalla normativa vigente e dalle norme di buona tecnica;

e) le procedure che riguardano il pronto soccorso, la lotta antincendio, l'evacuazione dei

lavoratori;

f) il responsabile del servizio di prevenzione e protezione ed il medico competente;

g) i nominativi dei lavoratori incaricati di applicare le misure di cui agli articoli 12 e 15.

2. Il datore di lavoro fornisce le informazioni di cui al comma 1, lettere a), b), c), anche ai

lavoratori di cui all'art. 1, comma 3.

Art. 22 (Formazione dei lavoratori).

1. Il datore di lavoro assicura che ciascun lavoratore, ivi compresi i lavoratori di cui all'art. 1,

comma 3, riceva una formazione sufficiente ed adeguata in materia di sicurezza e di salute, con

particolare riferimento al proprio posto di lavoro ed alle proprie mansioni (1).

2. La formazione deve avvenire in occasione:

a) dell'assunzione;

b) del trasferimento o cambiamento di mansioni;

c) dell'introduzione di nuove attrezzature di lavoro o di nuove tecnologie, di nuove sostanze e

preparati pericolosi.

3. La formazione deve essere periodicamente ripetuta in relazione all'evoluzione dei rischi

ovvero all'insorgenza di nuovi rischi.

4. Il rappresentante per la sicurezza ha diritto ad una formazione particolare in materia di salute

e sicurezza, concernente la normativa in materia di sicurezza e salute e i rischi specifici esistenti

nel proprio ambito di rappresentanza, tale da assicurargli adeguate nozioni sulle principali tecniche

di controllo e prevenzione dei rischi stessi.

5. I lavoratori incaricati dell'attività di prevenzione incendi e lotta antincendio, di evacuazione

dei lavoratori in caso di pericolo grave ed immediato, di salvataggio, di pronto soccorso e,

comunque, di gestione dell'emergenza devono essere adeguatamente formati (2).

6. La formazione dei lavoratori e quella dei loro rappresentanti di cui al comma 4 deve

avvenire, in collaborazione con gli organismi paritetici di cui all'art. 20, durante l'orario di lavoro e

non può comportare oneri economici a carico dei lavoratori.

7. I Ministri del lavoro e della previdenza sociale e della sanità, sentita la commissione

consultiva permanente, possono stabilire i contenuti minimi della formazione dei lavoratori, dei

rappresentanti per la sicurezza e dei datori di lavoro di cui all'art. 10, comma 3, tenendo anche

conto delle dimensioni e della tipologia delle imprese.

(1) Comma così sostituito dallart. 9, comma 1, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

(2) Comma così sostituito dallart. 9, comma 2, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

Capo VII

DISPOSIZIONI CONCERNENTI

LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

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Art. 23 (Vigilanza)

(1). 1. La vigilanza sull'applicazione della legislazione in materia di sicurezza e salute nei

luoghi di lavoro è svolta dall'Unità sanitaria locale e, per quanto di specifica competenza, dal

Corpo nazionale dei vigili del fuoco, nonchè, per il settore minerario, dal Ministero dell'industria,

del commercio e dell'artigianato, e per le industrie estrattive di seconda categoria e le acque

minerali e termali dalle regioni e province autonome di Trento e di Bolzano.

2. Ferme restando le competenze in materia di vigilanza attribuite dalla legislazione vigente

all'Ispettorato del lavoro, per attività lavorative comportanti rischi particolarmente elevati, da individuare

con decreto del Presidente del consiglio dei ministri, su proposta dei Ministri del lavoro e della

previdenza sociale e della sanità, sentita la commissione consultiva permanente, l'attività di vigilanza

sull'applicazione della legislazione in materia di sicurezza può essere esercitata anche dall'Ispettorato del

lavoro che ne informa preventivamente il servizio di prevenzione e sicurezza dell'Unità sanitaria locale

competente per territorio.

3. Il decreto di cui al comma 2 è emanato entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore del

presente decreto.

4. Restano ferme le competenze in materia di sicurezza e salute dei lavoratori attribuite dalle

disposizioni vigenti agli uffici di sanità aerea e marittima e alle autorità marittime, portuali ed

aeroportuali, per quanto riguarda la sicurezza dei lavoratori a bordo di navi e di aeromobili ed in

ambito portuale ed aeroportuale, ed ai servizi sanitari e tecnici istituiti per le Forze armate e per le

forze di polizia; i predetti servizi sono competenti altresì per le aree riservate o operative e per

quelle che presentano analoghe esigenze da individuarsi, anche per quel che riguarda le modalità di

attuazione, con decreto del Ministro competente di concerto con i Ministri del lavoro e della

previdenza sociale e della sanità. L'amministrazione della giustizia può avvalersi dei servizi istituiti

per le Forze armate e di polizia, anche mediante convenzione con i rispettivi Ministeri, nonchè dei

servizi istituiti con riferimento alle strutture penitenziarie.

(1) Articolo così sostituito dallart. 10 del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

Art. 24 (Informazione, consulenza, assistenza)

. 1. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, il Ministero dell'interno tramite

le strutture del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, l'Istituto superiore per la prevenzione e

sicurezza sul lavoro, anche mediante i propri dipartimenti periferici, il Ministero del lavoro e della

previdenza sociale, per mezzo degli Ispettorati del lavoro, il Ministero dell'industria, del

commercio e dell'artigianato, per il settore estrattivo, tramite gli uffici della direzione generale

delle miniere, l'Istituto italiano di medicina sociale, l'Istituto nazionale per l'assicurazione contro

gli infortuni sul lavoro e gli enti di patronato svolgono attività di informazione, consulenza e

assistenza in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, in particolare nei confronti delle

imprese artigiane e delle piccole e medie imprese delle rispettive associazioni dei datori di lavoro

(1).

2. L'attività di consulenza non può essere prestata dai soggetti che svolgono attività di

controllo e di vigilanza.

(1) Comma così sostituito dallart. 11 del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

Art. 25 (Coordinamento).

1. Con atto di indirizzo e coordinamento, da emanarsi, su proposta dei Ministri del lavoro e

della previdenza sociale e della sanità, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, entro un

anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono individuati criteri al fine di assicurare

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unità ed omogeneità di comportamenti in tutto il territorio nazionale nell'applicazione delle

disposizioni in materia di sicurezza e salute dei lavoratori e di radioprotezione (1).

(1) Comma così modificato dallart. 12 del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

Art. 26 (Commissione consultiva permanente per la prevenzione degli infortuni e l'igiene del

lavoro).

1. L'art. 393 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n. 547, è sostituito dal

seguente:

"Art. 393. (Costituzione della commissione). 1. Presso il Ministero del lavoro e della

previdenza sociale è istituita una commissione consultiva permanente per la prevenzione degli

infortuni e per l'igiene del lavoro. Essa è presieduta dal Ministro del lavoro e della previdenza

sociale o dal direttore generale della Direzione generale dei rapporti di lavoro da lui delegato, ed è

composta da:

a) cinque funzionari esperti designati dal Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di cui

tre ispettori del lavoro, laureati uno in ingegneria, uno in medicina e chirurgia e uno in chimica o

fisica;

b) il direttore e tre funzionari dell'Istituto superiore per la prevenzione e sicurezza del lavoro;

c) un funzionario dell'Istituto superiore di sanità;

d) il direttore generale competente del Ministero della sanità ed un funzionario per ciascuno

dei seguenti Ministeri: industria; commercio ed artigianato; interno; difesa; trasporti; risorse

agricole, alimentari e forestali; ambiente e della Presidenza del consiglio dei ministri -

Dipartimento della funzione pubblica e degli affari regionali (1);

e) sei rappresentanti delle regioni e province autonome designati dalla Conferenza Statoregioni;

f) un rappresentante dei seguenti organismi: Istituto nazionale assicurazioni e infortuni sul

lavoro; Corpo nazionale dei vigili del fuoco; Consiglio nazionale delle ricerche; UNI; CEI;

Agenzia nazionale protezione ambiente; Istituto italiano di medicina sociale (2);

g) otto esperti nominati dal Ministro del lavoro e della previdenza sociale su designazione delle

organizzazioni sindacali dei lavoratori maggiormente rappresentative a livello nazionale (2);

h) otto esperti nominati dal Ministro del lavoro e della previdenza sociale su designazione delle

organizzazioni sindacali dei datori di lavoro, anche dell'artigianato e della piccola e media impresa

maggiormente rappresentative a livello nazionale (3);

i) un esperto nominato dal Ministro del lavoro e della previdenza sociale su designazione delle

organizzazioni sindacali dei dirigenti d'azienda maggiormente rappresentative a livello nazionale.

Ai predetti componenti, per le riunioni o giornate di lavoro, non spetta il gettone di presenza di

cui al decreto del Presidente della Repubblica 11 gennaio 1956, n. 5, e successive modificazioni

(4).

2. Per ogni rappresentante effettivo è designato un membro supplente.

3. All'inizio di ogni mandato la commissione può istituire comitati speciali permanenti dei

quali determina la composizione e la funzione.

4. La commissione può chiamare a far parte dei comitati di cui al comma 3 persone

particolarmente esperte, anche su designazione delle associazioni professionali, dell'università e

degli enti di ricerca, in relazione alle materie trattate.

5. Le funzioni inerenti alla segreteria della commissione sono disimpegnate da due funzionari

del Ministero del lavoro e della previdenza sociale.

6. I componenti della commissione consultiva permanente ed i segretari sono nominati con

decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale su designazione degli organismi

competenti e durano in carica tre anni.".

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2. L'art. 394 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n. 547, è sostituito dal

seguente:

"Art. 394. (Compiti della commissione). 1. La commissione consultiva permanente ha il

compito di:

a) esaminare i problemi applicativi della normativa in materia di sicurezza e salute sul posto di

lavoro e predisporre una relazione annuale al riguardo;

b) formulare proposte per lo sviluppo e il perfezionamento della legislazione vigente e per il

suo coordinamento con altre disposizioni concernenti la sicurezza e la protezione della salute dei

lavoratori, nonchè per il coordinamento degli organi preposti alla vigilanza;

c) esaminare le problematiche evidenziate dai comitati regionali sulle misure preventive e di

controllo dei rischi adottate nei luoghi di lavoro;

d) proporre linee guida applicative della normativa di sicurezza;

e) esprimere parere sugli adeguamenti di natura strettamente tecnica relativi alla normativa

CEE da attuare a livello nazionale;

f) esprimere parere sulle richieste di deroga previste dall'art. 48 del decreto legislativo 15

agosto 1991, n. 277;

g) esprimere parere sulle richieste di deroga previste dall'art. 8 del decreto legislativo 25

gennaio 1992, n. 77;

h) esprimere parere sul riconoscimento della conformità alle vigenti norme per la sicurezza e la

salute dei lavoratori sul luogo di lavoro di mezzi e sistemi di sicurezza (5);

i) esprimere il parere sui ricorsi avverso le disposizioni impartite dagli ispettori del lavoro

nell'esercizio della vigilanza, sulle attività comportanti rischi particolarmente elevati, individuate ai

sensi dell'art. 43, comma 1, lettera g), n. 4, della legge 19 febbraio 1991, n. 142, secondo le

modalità di cui all'art. 402;

l) esprimere parere, su richiesta del Ministero del lavoro e della previdenza sociale o del

Ministero della sanità o delle regioni, su qualsiasi questione relativa alla sicurezza del lavoro e alla

protezione della salute dei lavoratori.

2. La relazione di cui al comma precedente, lettera a), è resa pubblica ed è trasmessa alle

commissioni parlamentari competenti ed ai presidenti delle regioni.

3. La commissione, per l'espletamento dei suoi compiti, può chiedere dati o promuovere

indagini e, su richiesta o autorizzazione del Ministero del lavoro e della previdenza sociale,

effettuare sopralluoghi.".

3. L'art. 395 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n. 547, è soppresso.

(1) Lettera così modificata dall'art. 13, comma 1, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

(2) Lettera così modificata dall'art. 13, comma 2, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

(3) Lettera così sostituita dall'art. 13, comma 3, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

(4) Comma così modificato dall'art. 13, comma 4, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

(5) Lettera così sostituita dall'art. 13, comma 5, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

Art. 27 (Comitati regionali di coordinamento).

1. Con atto di indirizzo e coordinamento, da emanarsi entro un anno dalla data di entrata in

vigore del presente decreto, sentita la Conferenza Stato-regioni, su proposta dei Ministri del lavoro

e della previdenza sociale e della sanità, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, sono

individuati criteri generali relativi all'individuazione di organi operanti nella materia della

sicurezza e della salute sul luogo di lavoro al fine di realizzare uniformità di interventi ed il

necessario raccordo con la commissione consultiva permanente.

2. Alle riunioni della Conferenza Stato-regioni, convocate per i pareri di cui al comma 1,

partecipano i rappresentanti dell'ANCI, dell'UPI e dell'UNICEM.

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Art. 28 (Adeguamenti al progresso tecnico)

1. Con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con i Ministri

della sanità e dell'industria, del commercio e dell'artigianato, sentita la commissione consultiva

permanente:

a) è riconosciuta la conformità alle vigenti norme per la sicurezza e la salute dei lavoratori sul

luogo di lavoro di mezzi e sistemi di sicurezza (1);

b) si dà attuazione alle direttive in materia di sicurezza e salute dei lavoratori sul luogo di

lavoro della Comunità europea per le parti in cui modificano modalità esecutive e caratteristiche di

ordine tecnico di altre direttive già recepite nell'ordinamento nazionale;

c) si provvede all'adeguamento della normativa di natura strettamente tecnica e degli allegati al

presente decreto in relazione al progresso tecnologico.

(1) Lettera così sostituita dallart. 14 del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

Capo VIII

STATISTICHE DEGLI INFORTUNI

E DELLE MALATTIE PROFESSIONALI

Art. 29 (Statistiche degli infortuni e delle malattie professionali)

. 1. L'INAIL e l'ISPESL si forniscono reciprocamente i dati relativi agli infortuni ed alle

malattie professionali anche con strumenti telematici.

2. L'ISPESL e l'INAIL indicono una conferenza permanente di servizio per assicurare il

necessario coordinamento in relazione a quanto previsto dall'art. 8, comma 3, del decreto

legislativo 7 dicembre 1993, n. 517, nonchè per verificare l'adeguatezza dei sistemi di prevenzione

ed assicurativi, e per studiare e proporre soluzioni normative e tecniche atte a ridurre il fenomeno

degli infortuni e delle malattie professionali.

3. I criteri per la raccolta ed elaborazione delle informazioni relative ai rischi e ai danni

derivanti da infortunio durante l'attività lavorativa sono individuati nelle norme UNI, riguardanti i

parametri per la classificazione dei casi di infortunio, ed i criteri per il calcolo degli indici di

frequenza e gravità e loro successivi aggiornamenti.

4. Con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale e del Ministro della sanità,

sentita la commissione consultiva permanente, possono essere individuati criteri integrativi di

quelli di cui al comma 3 in relazione a particolari rischi.

5. I criteri per la raccolta e l'elaborazione delle informazioni relative ai rischi e ai danni

derivanti dalle malattie professionali, nonchè ad altre malattie e forme patologiche eziologicamente

collegate al lavoro, sono individuati con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale

e del Ministro della sanità, sentita la commissione consultiva permanente, sulla base delle norme di

buona tecnica.

Titolo II

LUOGHI DI LAVORO

Art. 30 (Definizioni)

. 1. Ai fini dell'applicazione delle disposizioni di cui al presente titolo si intendono per luoghi

di lavoro:

a) i luoghi destinati a contenere i posti di lavoro, ubicati all'interno dell'azienda ovvero

dell'unità produttiva, nonchè ogni altro luogo nell'area della medesima azienda ovvero unità

produttiva comunque accessibile per il lavoro.

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2. Le disposizioni del presente titolo non si applicano:

a) ai mezzi di trasporto;

b) ai cantieri temporanei o mobili;

c) alle industrie estrattive;

d) ai pescherecci;

e) ai campi, boschi e altri terreni facenti parte di una impresa agricola o forestale, ma situati

fuori dall'area edificata dell'azienda.

3. Ferme restando le disposizioni di legge vigenti, le prescrizioni di sicurezza e di salute per i

luoghi di lavoro sono specificate nell'allegato II.

4. I luoghi di lavoro devono essere strutturati tenendo conto, se del caso, di eventuali lavoratori

portatori di handicap.

5. L'obbligo di cui al comma 4 vige, in particolare, per le porte, le vie di circolazione, le scale,

le docce, i gabinetti e i posti di lavoro utilizzati od occupati direttamente da lavoratori portatori di

handicap.

6. La disposizione di cui al comma 4 non si applica ai luoghi di lavoro già utilizzati prima del 1°

gennaio 1993, ma debbono essere adottate misure idonee a consentire la mobilità e l'utilizzazione

dei servizi sanitari e di igiene personale.

Art. 31 (Requisiti di sicurezza e di salute)

(1). 1. Ferme restando le disposizioni legislative e regolamentari vigenti e fatte salve le

disposizioni di cui all'art. 8, comma 4, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, come

modificato dal decreto legislativo 7 dicembre 1993, n. 517, i luoghi di lavoro costruiti o utilizzati

anteriormente all'entrata in vigore del presente decreto devono essere adeguati alle prescrizioni di

sicurezza e salute di cui al presente titolo entro il 1° gennaio 1997.

2. Se gli adeguamenti di cui al comma 1 richiedono un provvedimento concessorio o

autorizzatorio il datore di lavoro deve immediatamente iniziare il procedimento diretto al rilascio

dell'atto ed ottemperare agli obblighi entro sei mesi dalla data del provvedimento stesso.

3. Sino a che i luoghi di lavoro non vengano adeguati, il datore di lavoro, previa consultazione

del rappresentante per la sicurezza, adotta misure alternative che garantiscono un livello di

sicurezza equivalente.

4. Ove vincoli urbanistici o architettonici ostino agli adeguamenti di cui al comma 1, il datore

di lavoro, previa consultazione del rappresentante per la sicurezza, adotta le misure alternative di

cui al comma 3. Le misure, nel caso di cui al presente comma, sono autorizzate dall'organo di

vigilanza competente per territorio.

(1) Articolo così sostituito dallart. 15 del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

Art. 32 (Obblighi del datore di lavoro)

. 1. Il datore di lavoro provvede affinchè:

a) le vie di circolazione interne o all'aperto che conducono a uscite o ad uscite di emergenza e

le uscite di emergenza siano sgombre allo scopo di consentirne l'utilizzazione in ogni evenienza;

b) i luoghi di lavoro, gli impianti e i dispositivi vengano sottoposti a regolare manutenzione

tecnica e vengano eliminati, quanto più rapidamente possibile, i difetti rilevati che possano

pregiudicare la sicurezza e la salute dei lavoratori;

c) i luoghi di lavoro, gli impianti e i dispositivi vengano sottoposti a regolare pulitura, onde

assicurare condizioni igieniche adeguate;

d) gli impianti e i dispositivi di sicurezza, destinati alla prevenzione o all'eliminazione dei

pericoli, vengano sottoposti a regolare manutenzione e al controllo del loro funzionamento.

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Art. 33 (Adeguamenti di norme)

. 1. L'art. 13 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n. 547, è sostituito dal

seguente:

"Art. 13. (Vie e uscite di emergenza). 1. Ai fini del presente decreto si intende per:

a) via di emergenza: percorso senza ostacoli al deflusso che consente alle persone che occupano

un edificio o un locale di raggiungere un luogo sicuro;

b) uscita di emergenza: passaggio che immette in un luogo sicuro;

c) luogo sicuro: luogo nel quale le persone sono da considerarsi al sicuro dagli effetti determinati

dall'incendio o altre situazioni di emergenza;

c-bis) larghezza di una porta o luce netta di una porta: larghezza di passaggio al netto

dell'ingombro dell'anta mobile in posizione di massima apertura se scorrevole, in posizione di

apertura a 90 gradi se incernierata (larghezza utile di passaggio) (1).

2. Le vie e le uscite di emergenza devono rimanere sgombre e consentire di raggiungere il più

rapidamente possibile un luogo sicuro.

3. In caso di pericolo tutti i posti di lavoro devono poter essere evacuati rapidamente e in piena

sicurezza da parte dei lavoratori.

4. Il numero, la distribuzione e le dimensioni delle vie e delle uscite di emergenza devono essere

adeguate alle dimensioni dei luoghi di lavoro, alla loro ubicazione, alla loro destinazione d'uso, alle

attrezzature in essi installate, nonchè al numero massimo di persone che possono essere presenti in

detti luoghi.

5. Le vie e le uscite di emergenza devono avere altezza minima di m 2,0 e larghezza minima

conforme alla normativa vigente in materia antincendio.

6. Qualora le uscite di emergenza siano dotate di porte, queste devono essere apribili nel verso

dell'esodo e, qualora siano chiuse, devono poter essere aperte facilmente ed immediatamente da parte

di qualsiasi persona che abbia bisogno di utilizzarle in caso di emergenza. L'apertura delle porte delle

uscite di emergenza nel verso dell'esodo non è richiesta quando possa determinare pericoli per

passaggio di mezzi o per altre cause, fatta salva l'adozione di altri accorgimenti adeguati

specificamente autorizzati dal Comando provinciale dei vigili del fuoco competente per territorio (2).

7. Le porte delle uscite di emergenza non devono essere chiuse a chiave, se non in casi

specificamente autorizzati dall'autorità competente.

8. Nei locali di lavoro e in quelli destinati a deposito è vietato adibire, quali porte delle uscite di

emergenza, le saracinesche a rullo, le porte scorrevoli verticalmente e quelle girevoli su asse centrale.

9. Le vie e le uscite di emergenza, nonchè le vie di circolazione e le porte che vi danno accesso

non devono essere ostruite da oggetti in modo da poter essere utilizzate in ogni momento senza

impedimenti.

10. Le vie e le uscite di emergenza devono essere evidenziate da apposita segnaletica, conforme

alle disposizioni vigenti, durevole e collocata in luoghi appropriati.

11. Le vie e le uscite di emergenza che richiedono un'illuminazione devono essere dotate di

un'illuminazione di sicurezza di intensità sufficiente, che entri in funzione in caso di guasto

dell'impianto elettrico.

12. Gli edifici che sono costruiti o adattati interamente per le lavorazioni che presentano pericoli

di esplosioni o specifici rischi di incendio alle quali sono adibiti più di cinque lavoratori devono

avere almeno due scale distinte di facile accesso o rispondere a quanto prescritto dalla specifica

normativa antincendio. Per gli edifici già costruiti si dovrà provvedere in conformità, quando non ne

esista l'impossibilità accertata dall'organo di vigilanza: in quest'ultimo caso sono disposte le misure e

cautele ritenute più efficienti. Le deroghe già concesse mantengono la loro validità salvo diverso

provvedimento dell'organo di vigilanza (3)

13. Per i luoghi di lavoro già utilizzati prima del 1° gennaio 1993 non si applica la disposizione

contenuta nel comma 4, ma gli stessi debbono avere un numero sufficiente di vie ed uscite di

emergenza.".

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2. L'art. 14 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1995, n. 547, è sostituito dal

seguente:

"Art. 14. (Porte e portoni). 1. Le porte dei locali di lavoro devono, per numero, dimensioni,

posizione, e materiali di realizzazione, consentire una rapida uscita delle persone ed essere

agevolmente apribili dall'interno durante il lavoro.

2. Quando in un locale le lavorazioni ed i materiali comportino pericoli di esplosione o specifici

rischi di incendio e siano adibiti alle attività che si svolgono nel locale stesso più di 5 lavoratori,

almeno una porta ogni 5 lavoratori deve essere apribile nel verso dell'esodo ed avere larghezza

minima di m 1,20 (4).

3. Quando in un locale si svolgono lavorazioni diverse da quelle previste al comma 2, la

larghezza minima delle porte è la seguente:

a) quando in uno stesso locale i lavoratori normalmente ivi occupati siano fino a 25, il locale

deve essere dotato di una porta avente larghezza minima di m 0,80 (5);

b) quando in uno stesso locale i lavoratori normalmente ivi occupati siano in numero compreso

tra 26 e 50, il locale deve essere dotato di una porta avente larghezza minima di m 1,20 che si apra

nel verso dell'esodo;

c) quando in uno stesso locale i lavoratori normalmente ivi occupati siano in numero compreso

tra 51 e 100, il locale deve essere dotato di una porta avente larghezza minima di m 1,20 e di una

porta avente larghezza minima di m 0,80, che si aprano entrambe nel verso dell'esodo (5);

d) quando in uno stesso locale i lavoratori normalmente ivi occupati siano in numero superiore a

100, in aggiunta alle porte previste alla lettera c) il locale deve essere dotato di almeno 1 porta che si

apra nel verso dell'esodo avente larghezza minima di m 1,20 per ogni 50 lavoratori normalmente ivi

occupati o frazione compresa tra 10 e 50, calcolati limitatamente all'eccedenza rispetto a 100.

4. Il numero complessivo delle porte di cui al comma 3 può anche essere minore, purchè la loro

larghezza complessiva non risulti inferiore.

5. Alle porte per le quali è prevista una larghezza minima di m 1,20 è applicabile una tolleranza

in meno del 5% (cinque per cento). Alle porte per le quali è prevista una larghezza minima di m 0,80

è applicabile una tolleranza in meno del 2% (due per cento) (6).

6. Quando in un locale di lavoro le uscite di emergenza di cui all'art. 13, comma 5, coincidono

con le porte di cui al comma 1, si applicano le disposizioni di cui all'art. 13, comma 5.

7. Nei locali di lavoro ed in quelli adibiti a magazzino non sono ammesse le porte scorrevoli, le

saracinesche a rullo, le porte girevoli su asse centrale, quando non esistano altre porte apribili verso

l'esterno del locale.

8. Immediatamente accanto ai portoni destinati essenzialmente alla circolazione dei veicoli

devono esistere, a meno che il passaggio dei pedoni sia sicuro, porte per la circolazione dei pedoni

che devono essere segnalate in modo visibile ed essere sgombre in permanenza.

9. Le porte e i portoni apribili nei due versi devono essere trasparenti o essere muniti di pannelli

trasparenti.

10. Sulle porte trasparenti deve essere apposto un segno indicativo all'altezza degli occhi.

11. Se le superfici trasparenti o traslucide delle porte e dei portoni non sono costituite da

materiali di sicurezza e c'è il rischio che i lavoratori possano rimanere feriti in caso di rottura di dette

superfici, queste devono essere protette contro lo sfondamento.

12. Le porte scorrevoli devono disporre di un sistema di sicurezza che impedisca loro di uscire

dalle guide o di cadere.

13. Le porte ed i portoni che si aprono verso l'alto devono disporre di un sistema di sicurezza che

impedisca loro di ricadere.

14. Le porte ed i portoni ad azionamento meccanico devono funzionare senza rischi di infortuni

per i lavoratori. Essi devono essere muniti di dispositivi di arresto di emergenza facilmente

identificabili ed accessibili e poter essere aperti anche manualmente, salvo che la loro apertura possa

avvenire automaticamente in caso di mancanza di energia elettrica.

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15. Le porte situate sul percorso delle vie di emergenza devono essere contrassegnate in maniera

appropriata con segnaletica durevole conformemente alla normativa vigente. Esse devono poter

essere aperte, in ogni momento, dall'interno senza aiuto speciale.

16. Quando i luoghi di lavoro sono occupati le porte devono poter essere aperte.

17. I luoghi di lavoro già utilizzati prima del 1° gennaio 1993 devono essere provvisti di porte di

uscita che, per numero ed ubicazione, consentono la rapida uscita delle persone e che sono

agevolmente apribili dall'interno durante il lavoro. Comunque, detti luoghi devono essere adeguati

quanto meno alle disposizioni di cui ai precedenti commi 9 e 10. Per i luoghi di lavoro costruiti o

utilizzati prima del 27 novembre 1994 non si applicano le disposizioni dei commi 2, 3, 4, 5 e 6

concernenti la larghezza delle porte. In ogni caso la larghezza delle porte di uscita di detti luoghi di

lavoro deve essere conforme a quanto previsto dalla concessione edilizia ovvero dalla licenza di

abitabilità (7)..

3. L'art. 8 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n. 547, è sostituito dal

seguente:

"Art. 8. (Vie di circolazione, zone di pericolo, pavimenti e passaggi). 1. Le vie di circolazione,

comprese scale, scale fisse e banchine e rampe di carico, devono essere situate e calcolate in modo

tale che i pedoni o i veicoli possano utilizzarle facilmente in piena sicurezza e conformemente alla

loro destinazione e che i lavoratori operanti nelle vicinanze di queste vie di circolazione non corrano

alcun rischio.

2. Il calcolo delle dimensioni delle vie di circolazione per persone ovvero merci dovrà basarsi sul

numero potenziale degli utenti e sul tipo di impresa.

3. Qualora sulle vie di circolazione siano utilizzati mezzi di trasporto, dovrà essere prevista per i

pedoni una distanza di sicurezza sufficiente.

4. Le vie di circolazione destinate ai veicoli devono passare ad una distanza sufficiente da porte,

portoni, passaggi per pedoni, corridoi e scale.

5. Nella misura in cui l'uso e l'attrezzatura dei locali lo esigano per garantire la protezione dei

lavoratori, il tracciato delle vie di circolazione deve essere evidenziato.

6. Se i luoghi di lavoro comportano zone di pericolo in funzione della natura del lavoro e

presentano rischi di cadute dei lavoratori o rischi di cadute d'oggetti, tali luoghi devono essere dotati

di dispositivi per impedire che i lavoratori non autorizzati possano accedere a dette zone.

7. Devono essere prese misure appropriate per proteggere i lavoratori autorizzati ad accedere alle

zone di pericolo.

8. Le zone di pericolo devono essere segnalate in modo chiaramente visibile.

9. I pavimenti degli ambienti di lavoro e dei luoghi destinati al passaggio non devono presentare

buche o sporgenze pericolose e devono essere in condizioni tali da rendere sicuro il movimento ed il

transito delle persone e dei mezzi di trasporto.

10. I pavimenti ed i passaggi non devono essere ingombrati da materiali che ostacolano la

normale circolazione.

11. Quando per evidenti ragioni tecniche non si possono completamente eliminare dalle zone di

transito ostacoli fissi o mobili che costituiscono un pericolo per i lavoratori o i veicoli che tali zone

devono percorrere, gli ostacoli devono essere adeguatamente segnalati.".

4. L'intestazione del titolo II del decreto del Presidente della Repubblica 19 marzo 1956, n. 303,

è sostituita dalla seguente:

"Titolo II

Disposizioni particolari".

5. L'art. 6, del decreto del Presidente della Repubblica 19 marzo 1956, n. 303, è sostituito dal

seguente:

"Art. 6. (Altezza, cubatura e superficie). 1. I limiti minimi per altezza, cubatura e superficie dei

locali chiusi destinati o da destinarsi al lavoro nelle aziende industriali che occupano più di cinque

lavoratori, ed in ogni caso in quelle che eseguono le lavorazioni indicate nell'articolo 33, sono i

seguenti:

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a) altezza netta non inferiore a m 3;

b) cubatura non inferiore a mc 10 per lavoratore;

c) ogni lavoratore occupato in ciascun ambiente deve disporre di una superficie di almeno mq 2.

2. I valori relativi alla cubatura e alla superficie si intendono lordi cioè senza deduzione dei

mobili, macchine ed impianti fissi.

3. L'altezza netta dei locali è misurata dal pavimento all'altezza media della copertura dei soffitti

o delle volte.

4. Quando necessità tecniche aziendali lo richiedono, l'organo di vigilanza competente per

territorio può consentire altezze minime inferiori a quelle sopra indicate e prescrivere che siano

adottati adeguati mezzi di ventilazione dell'ambiente. L'osservanza dei limiti stabiliti dal presente

articolo circa l'altezza, la cubatura e la superficie dei locali chiusi di lavoro è estesa anche alle

aziende industriali che occupano meno di cinque lavoratori quando le lavorazioni che in esse si

svolgono siano ritenute, a giudizio dell'organo di vigilanza, pregiudizievoli alla salute dei lavoratori

occupati.

5. Per i locali destinati o da destinarsi a uffici, indipendentemente dal tipo di azienda, e per quelli

delle aziende commerciali, i limiti di altezza sono quelli individuati dalla normativa urbanistica

vigente." (8).

6. L'art. 9 del decreto del Presidente della Repubblica 19 marzo 1956, n. 303, è sostituito dal

seguente:

"Art. 9. (Aerazione dei luoghi di lavoro chiusi). 1. Nei luoghi di lavoro chiusi, è necessario far sì

che tenendo conto dei metodi di lavoro e degli sforzi fisici ai quali sono sottoposti i lavoratori, essi

dispongano di aria salubre in quantità sufficiente anche ottenuta con impianti di areazione (9).

2. Se viene utilizzato un impianto di aerazione, esso deve essere sempre mantenuto funzionante.

Ogni eventuale guasto deve essere segnalato da un sistema di controllo, quando ciò è necessario per

salvaguardare la salute dei lavoratori.

3. Se sono utilizzati impianti di condizionamento dell'aria o di ventilazione meccanica, essi

devono funzionare in modo che i lavoratori non siano esposti a correnti d'aria fastidiosa.

4. Qualsiasi sedimento o sporcizia che potrebbe comportare un pericolo immediato per la salute

dei lavoratori dovuto all'inquinamento dell'aria respirata deve essere eliminato rapidamente.".

7. L'art. 11 del decreto del Presidente della Repubblica 19 marzo 1956, n. 303, è sostituito dal

seguente:

"Art. 11. (Temperatura dei locali). 1. La temperatura nei locali di lavoro deve essere adeguata

all'organismo umano durante il tempo di lavoro, tenuto conto dei metodi di lavoro applicati e degli

sforzi fisici imposti ai lavoratori.

2. Nel giudizio sulla temperatura adeguata per i lavoratori si deve tener conto della influenza che

possono esercitare sopra di essa il grado di umidità ed il movimento dell'aria concomitanti.

3. La temperatura dei locali di riposo, dei locali per il personale di sorveglianza, dei servizi

igienici, delle mense e dei locali di pronto soccorso deve essere conforme alla destinazione specifica

di questi locali.

4. Le finestre, i lucernari e le pareti vetrate devono essere tali da evitare un soleggiamento

eccessivo dei luoghi di lavoro, tenendo conto del tipo di attività e della natura del luogo di lavoro.

5. Quando non è conveniente modificare la temperatura di tutto l'ambiente, si deve provvedere

alla difesa dei lavoratori contro le temperature troppo alte o troppo basse mediante misure tecniche

localizzate o mezzi personali di protezione.".

8. L'art. 10 del decreto del Presidente della Repubblica 19 marzo 1956, n. 303, è sostituito dal

seguente:

"Art. 10. (Illuminazione naturale ed artificiale dei luoghi di lavoro). 1. A meno che non sia

richisto diversamente dalle necessità delle lavorazioni e salvo che non si tratti di locali sotterranei, i

luoghi di lavoro devono disporre di sufficiente luce naturale. In ogni caso, tutti i predetti locali e

luoghi di lavoro devono essere dotati di dispositivi che consentono un'illuminazione artificiale

adeguata per salvaguardare la sicurezza, la salute e il benessere di lavoratori (10).

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2. Gli impianti di illuminazione dei locali di lavoro e delle vie di circolazione devono essere

installati in modo che il tipo d'illuminazione previsto non rappresenta un rischio di infortunio per i

lavoratori.

3. I luoghi di lavoro nei quali i lavoratori sono particolarmente esposti a rischi in caso di guasto

dell'illuminazione artificiale, devono disporre di un'illuminazione di sicurezza di sufficiente intensità.

4. Le superfici vetrate illuminanti ed i mezzi di illuminazione artificiale devono essere tenuti

costantemente in buone condizioni di pulizia e di efficienza.".

9. L'art. 7 del decreto del Presidente della Repubblica 19 marzo 1956, n. 303, è sostituito dal

seguente:

"Art. 7. (Pavimenti, muri, soffitti, finestre e lucernari dei locali scale e marciapiedi mobili,

banchina e rampe di carico). 1. A meno che non sia richiesto diversamente dalle necessità della

lavorazione, è vietato adibire a lavori continuativi locali chiusi che non rispondono alle seguenti

condizioni:

a) essere ben difesi contro gli agenti atmosferici, e provvisti di un isolamento termico sufficiente,

tenuto conto del tipo di impresa e dell'attività fisica dei lavoratori;

b) avere aperture sufficienti per un rapido ricambio d'aria;

c) essere ben asciutti e ben difesi contro l'umidità;

d) avere le superfici dei pavimenti, delle pareti, dei soffitti tali da poter essere pulite e deterse per

ottenere condizioni adeguate di igiene (11).

2. I pavimenti dei locali devono essere esenti da protuberanze, cavità o piani inclinati pericolosi,

devono essere fissi, stabili ed antisdrucciolevoli.

3. Nelle parti dei locali dove abitualmente si versano sul pavimento sostanze putrescibili o

liquidi, il pavimento deve avere superficie unita ed impermeabile e pendenza sufficiente per avviare

rapidamente i liquidi verso i punti di raccolta e scarico.

4. Quando il pavimento dei posti di lavoro e di quelli di passaggio si mantiene bagnato, esso

deve essere munito in permanenza di palchetti o di graticolato, se i lavoratori non sono forniti di

idonee calzature impermeabili.

5. Qualora non ostino particolari condizioni tecniche, le pareti dei locali di lavoro devono essere

a tinta chiara.

6. La pareti trasparenti o traslucide, in particolare le pareti completamente vetrate, nei locali o

nelle vicinanze dei posti di lavoro e delle vie di circolazione, devono essere chiaramente segnalate e

costituite da materiali di sicurezza fino all'altezza di 1 metro dal pavimento, ovvero essere separate

dai posti di lavoro e dalle vie di circolazione succitati in modo tale che i lavoratori non possono

entrare in contatto con le pareti, nè rimanere feriti qualora esse vadano in frantumi. Nel caso in cui

vengono utilizzati materiali di sicurezza fino all'altezza di 1 metro dal pavimento, tale altezza è

elevata quando ciò è necessario in relazione al rischio che i lavoratori rimangano feriti qualora esse

vadano in frantumi (12).

7. Le finestre, i lucernari e i dispositivi di ventilazione devono poter essere aperti, chiusi, regolati

e fissati dai lavoratori in tutta sicurezza. Quando sono aperti essi devono essere posizionati in modo

da non costituire un pericolo per i lavoratori.

8. Le finestre e i lucernari devono essere concepiti congiuntamente con l'attrezzatura o dotati di

dispositivi che consentono la loro pulitura senza rischi per i lavoratori che effettuano tale lavoro

nonchè per i lavoratori presenti nell'edificio ed intorno ad esso.

9. L'accesso ai tetti costituiti da materiali non sufficientemente resistenti può essere autorizzato

soltanto se sono fornite attrezzature che permettono di eseguire il lavoro in tutta sicurezza.

10. Le scale ed i marciapiedi mobili devono funzionare in piena sicurezza, devono essere muniti

dei necessari dispositivi di sicurezza e devono possedere dispositivi di arresto di emergenza

facilmente identificabili ed accessibili.

11. Le banchine e rampe di carico devono essere adeguate alle dimensioni dei carichi trasportati.

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12. Le banchine di carico devono disporre di almeno un'uscita. Ove è tecnicamente possibile, le

banchine di carico che superano m 25,0 di lunghezza devono disporre di un'uscita a ciascuna

estremità.

13. Le rampe di carico devono offrire una sicurezza tale da evitare che i lavoratori possono

cadere.

13-bis. Le disposizioni di cui ai commi 10, 11, 12 e 13 sono altresì applicabili alle vie di

circolazione principali sul terreno dell'impresa, alle vie di circolazione che portano a posti di lavoro

fissi, alle vie di circolazione utilizzate per la regolare manutenzione e sorveglianza degli impianti

dell'impresa, nonchè alle banchine di carico (13)..

10. L'art. 14 del decreto del Presidente della Repubblica 19 marzo 1956, n. 303, è sostituito dal

seguente:

"Art. 14. (Locali di riposo). 1. Quando la sicurezza e la salute dei lavoratori, segnatamente a

causa del tipo di attività, lo richiedono, i lavoratori devono poter disporre di un locale di riposo

facilmente accessibile.

2. La disposizione di cui al comma 1 non si applica quando il personale lavora in uffici o in

analoghi locali di lavoro che offrono equivalenti possibilità di riposo durante la pausa.

3. I locali di riposo devono avere dimensioni sufficienti ed essere dotati di un numero di tavoli e

sedili con schienale in funzione del numero dei lavoratori.

4. Nei locali di riposo si devono adottare misure adeguate per la protezione dei non fumatori

contro gli inconvenienti del fumo.

5. Quando il tempo di lavoro è interrotto regolarmente e frequentemente e non esistono locali di

riposo, devono essere messi a disposizione del personale altri locali affinchè questi possa

soggiornarvi durante l'interruzione del lavoro nel caso in cui la sicurezza o la salute dei lavoratori lo

esige. In detti locali è opportuno prevedere misure adeguate per la protezione dei non fumatori contro

gli inconvenienti del fumo.

6. L'organo di vigilanza può prescrivere che, anche nei lavori continuativi, il datore di lavoro dia

modo ai dipendenti di lavorare stando a sedere ogni qualvolta ciò non pregiudica la normale

esecuzione del lavoro.

7. Le donne incinte e le madri che allattano devono avere la possibilità di riposarsi in posizione

distesa e in condizioni appropriate.".

11. L'art. 40 del decreto del Presidente della Repubblica 19 marzo 1956, n. 303, è sostituito dal

seguente:

"Art. 40. (Spogliatoi e armadi per il vestiario). 1. Locali appositamente destinati a spogliatoi

devono essere messi a disposizione dei lavoratori quando questi devono indossare indumenti di

lavoro specifici e quando per ragioni di salute o di decenza non si può loro chiedere di cambiarsi in

altri locali.

2. Gli spogliatoi devono essere distinti fra i due sessi e convenientemente arredati. Nelle aziende

che occupano fino a cinque dipendenti lo spogliatoio può essere unico per entrambi i sessi; in tal caso

i locali a ciò adibiti sono utilizzati dal personale dei due sessi, secondo oppotuni turni prestabiliti e

concordati nell'ambito dell'orario di lavoro (14).

3. I locali destinati a spogliatoio devono avere una capacità sufficiente, essere possibilmente

vicini ai locali di lavoro aerati, illuminati, ben difesi dalle intemperie, riscaldati durante la stagione

fredda e muniti di sedili.

4. Gli spogliatoi devono essere dotati di attrezzature che consentono a ciascun lavoratore di

chiudere a chiave i propri indumenti durante il tempo di lavoro.

5. Qualora i lavoratori svolgano attività insudicianti, polverose, con sviluppo di fumi o vapori

contenenti in sospensione sostanze untuose od incrostanti, nonchè in quelle dove si usano sostanze

venefiche, corrosive od infettanti o comunque pericolose, gli armadi per gli indumenti da lavoro

devono essere separati da quelli per gli indumenti privati.

6. Qualora non si applichi il comma 1 ciascun lavoratore deve poter disporre delle attrezzature di

cui al comma 4 per poter riporre i propri indumenti.".

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12. Gli articoli 37 e 39 del decreto del Presidente della Repubblica 19 marzo 1956, n. 303, sono

sostituiti dai seguenti:

"Art. 37. (Docce). 1. Docce sufficienti ed appropriate devono essere messe a disposizione dei

lavoratori quando il tipo di attività o la salubrità lo esigono.

2. Devono essere previsti locali per docce separati per uomini e donne o un'utilizzazione separata

degli stessi. Le docce e gli spogliatoi devono comunque facilmente comunicare tra loro.

3. I locali delle docce devono avere dimensioni sufficienti per permettere a ciascun lavoratore di

rivestirsi senza impacci e in condizioni appropriate di igiene.

4. Le docce devono essere dotate di acqua corrente calda e fredda e di mezzi detergenti e per

asciugarsi (15).

Art. 39. (Gabinetti e lavabi). 1. I lavoratori devono disporre, in prossimità dei loro posti di

lavoro, dei locali di riposo, degli spogliatoi e delle docce, di gabinetti e di lavabi con acqua corrente

calda, se necessario, e dotati di mezzi detergenti e per asciugarsi.

2. Per uomini e donne devono essere previsti gabinetti separati; quando ciò sia impossibile a

causa di vincoli urbanistici o architettonici e nelle aziende che occupano lavoratori di sesso diverso in

numero non superiore a dieci, è ammessa un'utilizzazione separata degli stessi (16)..

13. L'art. 11 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n. 547, è sostituito dal

seguente:

"Art. 11. (Posti di lavoro e di passaggio e luoghi di lavoro esterni). 1. I posti di lavoro e di

passaggio devono essere idoneamente difesi contro la caduta o l'investimento di materiali in

dipendenza dell'attività lavorativa.

2. Ove non è possibile la difesa con mezzi tecnici, devono essere adottate altre misure o cautele

adeguate.

3. I posti di lavoro, le vie di circolazione e altri luoghi o impianti all'aperto utilizzati od occupati

dai lavoratori durante le loro attività devono essere concepiti in modo tale che la circolazione dei

pedoni e dei veicoli può avvenire in modo sicuro.

4. Le disposizioni di cui all'art. 8, commi 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7 e 8, sono altresì applicabili alle vie di

circolazione principali sul terreno dell'impresa, alle vie di circolazione che portano a posti di lavoro

fissi, alle vie di circolazione utilizzate per la regolare manutenzione e sorveglianza degli impianti

dell'impresa, nonchè alle banchine di carico (17).

5. Le disposizioni sulle vie di circolazione e zone di pericolo di cui all'art. 8, commi 1, 2, 3, 4, 5,

6, 7 e 8, si applicano per analogia ai luoghi di lavoro esterni (17).

6. I luoghi di lavoro all'aperto devono essere opportunamente illuminati con luce artificiale

quando la luce del giorno non è sufficiente.

7. Quando i lavoratori occupano posti di lavoro all'aperto, questi devono essere strutturati, per

quanto tecnicamente possibile, in modo tale che i lavoratori:

a) sono protetti contro gli agenti atmosferici e, se necessario, contro la caduta di oggetti;

b) non sono esposti a livelli sonori nocivi o ad agenti esterni nocivi, quali gas, vapori, polveri;

c) possono abbandonare rapidamente il posto di lavoro in caso di pericolo o possono essere

soccorsi rapidamente;

d) non possono scivolare o cadere.".

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14. Le disposizioni di cui al presente articolo entrano in vigore tre mesi dopo la pubblicazione

del presente decreto nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

(1) Lettera aggiunta dall'art. 16, comma 2, lett. a), del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

(2) Comma così modificato dall'art. 16, comma 2, lett. b), del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

(3) Comma così sostituito dall'art. 16, comma 2, lett. c), del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

(4) Comma così modificato dall'art. 16, comma 3, lett. a), del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

(5) Comma così modificato dall'art. 16, comma 3, lett. b), del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

(6) Comma così sostituito dall'art. 16, comma 3, lett. c), del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

(7) Comma così sostituito dall'art. 16, comma 3, lett. d), del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

(8) Comma così sostituito dall'art. 16, comma 4, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

(9) Comma così modificato dall'art. 16, comma 6, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

(10) Comma così sostituito dall'art. 16, comma 7, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

(11) Comma così modificato dall'art. 16, comma 5, lett. a), del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

(12) Comma così sostituito dall'art. 16, comma 5, lett. b), del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

(13) Comma aggiunto dall'art. 16, comma 5, lett. c), del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

(14) Comma così modificato dall'art. 16, comma 11, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

(15) Articolo così sostituito dall'art. 16, comma 8, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

(16) Articolo così sostituito dall'art. 16, comma 10, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

(17) Comma così sostituito dall'art. 16, comma 1, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

Titolo III

USO DELLE ATTREZZATURE DI LAVORO

Art. 34 (Definizioni).

1. Agli effetti delle disposizioni di cui al presente titolo si intendono per:

a) attrezzatura di lavoro: qualsiasi macchina, apparecchio, utensile od impianto destinato ad

essere usato durante il lavoro;

b) uso di una attrezzatura di lavoro: qualsiasi operazione lavorativa connessa ad una

attrezzatura di lavoro, quale la messa in servizio o fuori servizio, l'impiego, il trasporto, la

riparazione, la trasformazione, la manutenzione, la pulizia, lo smontaggio;

c) zona pericolosa: qualsiasi zona all'interno ovvero in prossimità di una attrezzatura di lavoro

nella quale la presenza di un lavoratore costituisce un rischio per la salute o la sicurezza dello

stesso.

Art. 35 (Obblighi del datore di lavoro)

. (1) 1. Il datore di lavoro mette a disposizione dei lavoratori attrezzature adeguate al lavoro da

svolgere ovvero adattate a tali scopi ed idonee ai fini della sicurezza e della salute.

2. Il datore di lavoro attua le misure tecniche ed organizzative adeguate per ridurre al minimo i

rischi connessi all'uso delle attrezzature di lavoro da parte dei lavoratori e per impedire che dette

attrezzature possano essere utilizzate per operazioni e secondo condizioni per le quali non sono

adatte. Inoltre il datore di lavoro prende le misure necessarie affinché durante l'uso delle

attrezzature di lavoro siano rispettate le disposizioni di cui ai commi 4-bis e 4-ter.

3. All'atto della scelta delle attrezzature di lavoro il datore di lavoro prende in considerazione:

a) le condizioni e le caratteristiche specifiche del lavoro da svolgere;

b) i rischi presenti nell'ambiente di lavoro;

c) i rischi derivanti dall'impiego delle attrezzature stesse.

cbis) i sistemi di comando, che devono essere sicuri anche tenuto conto dei guasti, dei disturbi

e delle sollecitazioni prevedibili in relazione all'uso progettato dell'attrezzatura.

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4. Il datore di lavoro prende le misure necessarie affinché le attrezzature di lavoro siano:

a) installate in conformità alle istruzioni del fabbricante;

b) utilizzate correttamente;

c) oggetto di idonea manutenzione al fine di garantire nel tempo la rispondenza ai requisiti di

cui all'art. 36 e siano corredate, ove necessario, da apposite istruzioni d'uso;

c-bis) disposte in maniera tale da ridurre i rischi per gli utilizzatori e per le altre persone,

assicurando in particolare sufficiente spazio disponibile tra gli elementi mobili e gli elementi fissi o

mobili circostanti e che tutte le energie e sostanze utilizzate o prodotte possano essere addotte o

estratte in modo sicuro.

4-bis. Il datore di lavoro provvede affinché nell'uso di attrezzature di lavoro mobili, semoventi

o non semoventi sia assicurato che:

a) vengano disposte e fatte rispettare regole di circolazione per attrezzature di lavoro che

manovrano in una zona di lavoro;

b) vengano adottate misure organizzative atte a evitare che i lavoratori a piedi si trovino nella

zona di attività di attrezzature di lavoro semoventi e comunque misure appropriate per evitare che,

qualora la presenza di lavoratori a piedi sia necessaria per la buona esecuzione dei lavori, essi

subiscano danno da tali attrezzature;

c) il trasporto di lavoratori su attrezzature di lavoro mobili mosse meccanicamente avvenga

esclusivamente su posti sicuri, predisposti a tale fine, e che, se si devono effettuare lavori durante

lo spostamento, la velocità dell'attrezzatura sia adeguata;

d) le attrezzature di lavoro mobili, dotate di motore a combustione, siano utilizzate nelle zone

di lavoro soltanto qualora sia assicurata una quantità sufficiente di aria senza rischi per la sicurezza

e la salute dei lavoratori.

4-ter. Il datore di lavoro provvede affinché nell'uso di attrezzature di lavoro destinate a

sollevare carichi sia assicurato che:

a) gli accessori di sollevamento siano scelti in funzione dei carichi da movimentare, dei punti

di presa, del dispositivo di aggancio, delle condizioni atmosferiche, nonché tenendo conto del

modo e della configurazione dell'imbracatura; le combinazioni di più accessori di sollevamento

siano contrassegnate in modo chiaro per consentire all'utilizzatore di conoscerne le caratteristiche

qualora esse non siano scomposte dopo l'uso; gli accessori di sollevamento siano depositati in

modo tale da non essere danneggiati o deteriorati;

b) allorché due o più attrezzature di lavoro che servono al sollevamento di carichi non guidati

sono installate o montate in un luogo di lavoro in modo che i loro raggi di azione si intersecano,

siano prese misure appropriate per evitare la collisione tra i carichi e gli elementi delle attrezzature

di lavoro stesse;

c) i lavori siano organizzati in modo tale che, quando un lavoratore aggancia o sgancia

manualmente un carico, tali operazioni possano svolgersi con la massima sicurezza e, in

particolare, in modo che il lavoratore ne conservi il controllo diretto o indiretto;

d) tutte le operazioni di sollevamento siano correttamente progettate nonché adeguatamente

controllate ed eseguite al fine di tutelare la sicurezza dei lavoratori; in particolare, per un carico da

sollevare simultaneanente da due o più attrezzature di lavoro che servono al sollevamento di

carichi non guidati, sia stabilita e applicata una procedura d'uso per garantire il buon

coordinamento degli operatori;

e) qualora attrezzature di lavoro che servono al sollevamento di carichi non guidati non

possano trattenere i carichi in caso di interruzione parziale o totale dell'alimentazione di energia,

siano prese misure appropriate per evitare di esporre i lavoratori ai rischi relativi; i carichi sospesi

non devono rimanere senza sorveglianza salvo il caso in cui l'accesso alla zona di pericolo sia

precluso e il carico sia stato agganciato e sistemato con la massima sicurezza;

f) allorché le condizioni meteorologiche si degradano ad un punto tale da mettere in pericolo la

sicurezza di funzionamento, esponendo così i lavoratori a rischi, l'utilizzazione all'aria aperta di

attrezzature di lavoro che servono al sollevamento di carichi non guidati sia sospesa e siano

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adottate adeguate misure di protezione per i lavoratori e, in particolare, misure che impediscano il

ribaltamento dell'attrezzatura di lavoro.

4-quater. Il datore di lavoro, sulla base della normativa vigente, provvede affinché le

attrezzature di cui all'allegato XIV siano sottoposte a verifiche di prima installazione o di

successiva installazione e a verifiche periodiche o eccezionali, di seguito denominate "verifiche",

al fine di assicurarne l'installazione corretta e il buon funzionamento.

4-quinquies. I risultati delle verifiche di cui al comma 4-quater sono tenuti a disposizione

dell'autorità di vigilanza competente per un periodo di cinque anni dall'ultima registrazione o fino

alla messa fuori esercizio dell'attrezzatura, se avviene prima. Un documento attestante l'esecuzione

dell'ultima verifica deve accompagnare le attrezzature di lavoro ovunque queste sono utilizzate".

5. Qualora le attrezzature richiedano per il loro impiego conoscenze o responsabilità particolari

in relazione ai loro rischi specifici, il datore di lavoro si assicura che:

a) l'uso dell'attrezzatura di lavoro é riservato a lavoratori all'uopo incaricati;

b) in caso di riparazione, di trasformazione o manutenzione, il lavoratore interessato é

qualificato in maniera specifica per svolgere tali compiti.

(1) Come modificato dallarticolo 2 del D.Lgs. 4 agosto 1999, n. 359, riportato in Appendice di

aggiornamento.

Art. 36 (Disposizioni concernenti le attrezzature di lavoro)

. (1) 1. Le attrezzature di lavoro messe a disposizione dei lavoratori devono soddisfare alle

disposizioni legislative e regolamentari in materia di tutela della sicurezza e salute dei lavoratori

stessi ad esse applicabili.

2. Le modalità e le procedure tecniche delle verifiche seguono il regime giuridico

corrispondente a quello in base al quale l'attrezzatura é stata costruita e messa in servizio.

3. Il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con i Ministri dell'industria, del

commercio e dell'artigianato e della sanità, sentita la commissione consultiva permanente stabilisce

modalità e procedure per l'effettuazione delle verifiche di cui al comma 2.

4. Nell'art. 52 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n. 547, dopo il

comma 2 é aggiunto, in fine, il seguente comma: "Se ciò é appropriato e funzionale rispetto ai

pericoli dell'attrezzatura di lavoro e del tempo di arresto normale, un'attrezzatura di lavoro deve

essere munita di un dispositivo di arresto di emergenza.".

5. Nell'art. 53 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n. 547, dopo il

comma 3 é aggiunto, in fine, il seguente comma:

"Qualora i mezzi di cui al comma 1 svolgano anche la funzione di allarme essi devono essere

ben visibili ovvero comprensibili senza possibilità di errore.". (2)

6. Nell'art. 374 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n. 547, dopo il

comma 2 é aggiunto, in fine, il seguente comma:

"Ove per le apparecchiature di cui al comma 2 é fornito il libretto di manutenzione occorre

prevedere l'aggiornamento di questo libretto.".

7. Nell'art. 20 del decreto del Presidente della Repubblica 18 marzo 1956, n. 303, dopo il

comma 2 sono aggiunti, in fine, i seguenti commi:

"Un'attrezzatura che presenta pericoli causati da cadute o da proiezione di oggetti deve essere

munita di dispositivi appropriati di sicurezza corrispondenti a tali pericoli.

Un'attrezzatura di lavoro che comporta pericoli dovuti ad emanazione di gas, vapori o liquidi

ovvero ad emissioni di polvere, deve essere munita di appropriati dispositivi di ritenuta ovvero di

estrazione vicino alla fonte corrispondente a tali pericoli.". (3)

8. Le disposizioni del presente articolo entrano in vigore tre mesi dopo la pubblicazione del

D.Lgs.359/99 nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

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8-bis. Il datore di lavoro adegua ai requisiti di cui all'allegato XV, entro il 30 giugno 2001, le

attrezzature di lavoro indicate nel predetto allegato, già messe a disposizione dei lavoratori alla

data del 5 dicembre 1998 e non soggette a norme nazionali di attuazione di direttive comunitarie

concernenti disposizioni di carattere costruttivo, allorché esiste per l'attrezzatura di lavoro

considerata un rischio corrispondente.

8-ter. Fino a che le attrezzature di lavoro di cui al comma 8-bis non vengono adeguate il datore

di lavoro adotta misure alternative che garantiscano un livello di sicurezza equivalente.

8-quater. Le modifiche apportate alle macchine definite all'art. 1, comma 2, del decreto del

Presidente della Repubblica 24 luglio 1996, n. 459, a seguito dell'applicazione delle disposizioni

del comma 8- bis, e quelle effettuate per migliorare le condizioni di sicurezza sempre che non

comportino modifiche delle modalità di utilizzo e delle prestazioni previste dal costruttore, non

configurano immissione sul mercato ai sensi dell'art. 1, comma 3, secondo periodo, del predetto

decreto.

(1) Come modificato dallarticolo 3 del D.Lgs. 4 agosto 1999, n. 359, riportato in Appendice di

aggiornamento.

(2) Comma così modificato dall'art. 17, comma 2, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

(3) Comma abrogato dall'art. 17, comma 1, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

Art. 37 (Informazione)

1. Il datore di lavoro provvede affinché per ogni attrezzatura di lavoro a disposizione, i

lavoratori incaricati dispongano di ogni informazione e di ogni istruzione d'uso necessaria in

rapporto alla sicurezza e relativa:

a) alle condizioni di impiego delle attrezzature anche sulla base delle conclusioni

eventualmente tratte dalle esperienze acquisite nella fase di utilizzazione delle attrezzature di

lavoro;

b) alle situazioni anormali prevedibili.

1-bis. Il datore di lavoro provvede altresì a informare i lavoratori sui rischi cui sono esposti

durante l'uso delle attrezzature di lavoro, sulle attrezzature di lavoro presenti nell'ambiente

immediatamente circostante, anche se da essi non usate direttamente, nonché sui cambiamenti di

tali attrezzature.

2. Le informazioni e le istruzioni d'uso devono risultare comprensibili ai lavoratori interessati.

(1) Come modificato dallarticolo 5 del D.Lgs. 4 agosto 1999, n. 359, riportato in Appendice di

aggiornamento.

Art. 38 (Formazione ed addestramento)

. 1. Il datore di lavoro si assicura che:

a) i lavoratori incaricati di usare le attrezzature di lavoro ricevono una formazione adeguata

sull'uso delle attrezzature di lavoro;

b) i lavoratori incaricati dell'uso delle attrezzature che richiedono conoscenze e responsabilità

particolari di cui all'art. 35, comma 5, ricevono un addestramento adeguato e specifico che li metta

in grado di usare tali attrezzature in modo idoneo e sicuro anche in relazione ai rischi causati ad

altre persone.

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Art. 39 (Obblighi dei lavoratori).

1. I lavoratori si sottopongono ai programmi di formazione o di addestramento eventualmente

organizzati dal datore di lavoro.

2. I lavoratori utilizzano le attrezzature di lavoro messe a loro disposizione conformemente

all'informazione, alla formazione ed all'addestramento ricevuti.

3. I lavoratori:

a) hanno cura delle attrezzature di lavoro messe a loro disposizione;

b) non vi apportano modifiche di propria iniziativa;

c) segnalano immediatamente al datore di lavoro o al dirigente o al preposto qualsiasi difetto

od inconveniente da essi rilevato nelle attrezzature di lavoro messe a loro disposizione.

Titolo IV

USO DEI DISPOSITIVI

DI PROTEZIONE INDIVIDUALE

Art. 40 (Definizioni)

. 1. Si intende per dispositivo di protezione individuale (DPI) qualsiasi attrezzatura destinata ad

essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili

di minacciarne la sicurezza o la salute durante il lavoro, nonchè ogni complemento o accessorio

destinato a tale scopo.

2. Non sono dispositivi di protezione individuale:

a) gli indumenti di lavoro ordinari e le uniformi non specificamente destinati a proteggere la

sicurezza e la salute del lavoratore;

b) le attrezzature dei servizi di soccorso e di salvataggio;

c) le attrezzature di protezione individuale delle forze armate, delle forze di polizia e del

personale del servizio per il mantenimento dell'ordine pubblico;

d) le attrezzature di protezione individuale proprie dei mezzi di trasporto stradali;

e) i materiali sportivi;

f) i materiali per l'autodifesa o per la dissuasione;

g) gli apparecchi portatili per individuare e segnalare rischi e fattori nocivi.

Art. 41 (Obbligo di uso)

. 1. I DPI devono essere impiegati quando i rischi non possono essere evitati o sufficientemente

ridotti da misure tecniche di prevenzione, da mezzi di protezione collettiva, da misure, metodi o

procedimenti di riorganizzazione del lavoro.

Art. 42 (Requisiti dei DPI)

. 1. I DPI devono essere conformi alle norme di cui al decreto legislativo 4 dicembre 1992, n.

475.

2. I DPI di cui al comma 1 devono inoltre:

a) essere adeguati ai rischi da prevenire, senza comportare di per sè un rischio maggiore;

b) essere adeguati alle condizioni esistenti sul luogo di lavoro;

c) tenere conto delle esigenze ergonomiche o di salute del lavoratore;

d) poter essere adattati all'utilizzatore secondo le sue necessità.

3. In caso di rischi multipli che richiedono l'uso simultaneo di più DPI, questi devono essere tra

loro compatibili e tali da mantenere, anche nell'uso simultaneo, la propria efficacia nei confronti

del rischio e dei rischi corrispondenti.

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Art. 43 (Obblighi del datore di lavoro).

1. Il datore di lavoro ai fini della scelta dei DPI:

a) effettua l'analisi e la valutazione dei rischi che non possono essere evitati con altri mezzi;

b) individua le caratteristiche dei DPI necessarie affinchè questi siano adeguati ai rischi di cui

alla lettera a), tenendo conto delle eventuali ulteriori fonti di rischio rappresentate dagli stessi DPI;

c) valuta, sulla base delle informazioni a corredo dei DPI fornite dal fabbricante e delle norme

d'uso di cui all'art. 45 le caratteristiche dei DPI disponibili sul mercato e le raffronta con quelle

individuate alla lettera b);

d) aggiorna la scelta ogni qualvolta intervenga una variazione significativa negli elementi di

valutazione (1).

2. Il datore di lavoro, anche sulla base delle norme d'uso di cui all'art. 45, individua le

condizioni in cui un DPI deve essere usato, specie per quanto riguarda la durata dell'uso, in

funzione di:

a) entità del rischio;

b) frequenza dell'esposizione al rischio;

c) caratteristiche del posto di lavoro di ciascun lavoratore;

d) prestazioni del DPI.

3. Il datore di lavoro fornisce ai lavoratori i DPI conformi ai requisiti previsti dall'art. 42 e dal

decreto di cui all'art. 45, comma 2.

4. Il datore di lavoro:

a) mantiene in efficienza i DPI e ne assicura le condizioni d'igiene, mediante la manutenzione,

le riparazioni e le sostituzioni necessarie;

b) provvede a che i DPI siano utilizzati soltanto per gli usi previsti, salvo casi specifici ed

eccezionali, conformemente alle informazioni del fabbricante;

c) fornisce istruzioni comprensibili per i lavoratori;

d) destina ogni DPI ad un uso personale e, qualora le circostanze richiedano l'uso di uno stesso

DPI da parte di più persone, prende misure adeguate affinchè tale uso non ponga alcun problema

sanitario e igienico ai vari utilizzatori;

e) informa preliminarmente il lavoratore dei rischi dai quali il DPI lo protegge;

f) rende disponibile nell'azienda ovvero unità produttiva informazioni adeguate su ogni DPI;

g) assicura una formazione adeguata e organizza, se necessario, uno specifico addestramento

circa l'uso corretto e l'utilizzo pratico dei DPI.

5. In ogni caso l'addestramento è indispensabile:

a) per ogni DPI che, ai sensi del decreto legislativo 4 dicembre 1992, n. 475, appartenga alla

terza categoria;

b) per i dispositivi di protezione dell'udito.

(1) Lettera così modificata dallart. 18 del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

Art. 44 (Obblighi dei lavoratori).

1. I lavoratori si sottopongono al programma di formazione e addestramento organizzato dal

datore di lavoro nei casi ritenuti necessari ai sensi dell'art. 43, commi 4, lettera g), e 5.

2. I lavoratori utilizzano i DPI messi a loro disposizione conformemente all'informazione e alla

formazione ricevute e all'addestramento eventualmente organizzato.

3. I lavoratori:

a) hanno cura dei DPI messi a loro disposizione;

b) non vi apportano modifiche di propria iniziativa.

4. Al termine dell'utilizzo i lavoratori seguono le procedure aziendali in materia di riconsegna

dei DPI.

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5. I lavoratori segnalano immediatamente al datore di lavoro o al dirigente o al preposto

qualsiasi difetto o inconveniente da essi rilevato nei DPI messi a loro disposizione.

Art. 45 (Criteri per l'individuazione e l'uso).

1. Il contenuto degli allegati III, IV e V costituisce elemento di riferimento per l'applicazione

di quanto previsto all'art. 43, commi 1 e 4.

2. Il Ministro del lavoro e della previdenza sociale di concerto con il Ministro dell'industria,

del commercio e dell'artigianato, sentita la commissione consultiva permanente, tenendo conto

della natura, dell'attività e dei fattori specifici di rischio, indica:

a) i criteri per l'individuazione e l'uso dei DPI;

b) le circostanze e le situazioni in cui, ferme restando le priorità delle misure di protezione

collettiva, si rende necessario l'impiego dei DPI.

Art. 46 (Norma transitoria).

1. Fino alla data del 31 dicembre 1998 e, nel caso di dispositivi di emergenza destinati

all'autosalvataggio in caso di evacuazione, fino al 31 dicembre 2004, possono essere impiegati:

a) i DPI commercializzati ai sensi dell'art. 15, comma 1, del decreto legislativo 4 dicembre

1992, n. 475;

b) i DPI già in uso alla data di entrata in vigore del presente decreto prodotti conformemente

alle normative vigenti nazionali o di altri Paesi della Comunità europea.

Titolo V

MOVIMENTAZIONE MANUALE DEI CARICHI

Art. 47 (Campo di applicazione)

1. Le norme del presente titolo si applicano alle attività che comportano la movimentazione

manuale dei carichi con i rischi, tra l'altro, di lesioni dorso-lombari per i lavoratori durante il

lavoro.

2. Si intendono per:

a) movimentazione manuale dei carichi: le operazioni di trasporto o di sostegno di un carico ad

opera di uno o più lavoratori, comprese le azioni del sollevare, deporre, spingere, tirare, portare o

spostare un carico che, per le loro caratteristiche o in conseguenza delle condizioni ergonomiche

sfavorevoli, comportano tra l'altro rischi di lesioni dorso-lombari;

b) lesioni dorso-lombari: lesioni a carico delle strutture osteomiotendinee e nerveovascolari a

livello dorso lombare.

Art. 48 (Obblighi dei datori di lavoro).

1. Il datore di lavoro adotta le misure organizzative necessarie o ricorre ai mezzi appropriati,

in particolare attrezzature meccaniche, per evitare la necessità di una movimentazione manuale dei

carichi da parte dei lavoratori.

2. Qualora non sia possibile evitare la movimentazione manuale dei carichi ad opera dei

lavoratori, il datore di lavoro adotta le misure organizzative necessarie, ricorre ai mezzi appropriati

o fornisce ai lavoratori stessi i mezzi adeguati, allo scopo di ridurre il rischio che comporta la

movimentazione manuale di detti carichi, in base all'allegato VI.

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3. Nel caso in cui la necessità di una movimentazione manuale di un carico ad opera del

lavoratore non può essere evitata, il datore di lavoro organizza i posti di lavoro in modo che detta

movimentazione sia quanto più possibile sicura e sana.

4. Nei casi di cui al comma 3 il datore di lavoro:

a) valuta, se possibile, preliminarmente, le condizioni di sicurezza e di salute connesse al

lavoro in questione e tiene conto in particolare delle caratteristiche del carico in base all'allegato

VI;

b) adotta le misure atte ad evitare o ridurre tra l'altro i rischi di lesioni dorso-lombari, tenendo

conto in particolare dei fattori individuali di rischio, delle caratteristiche dell'ambiente di lavoro e

delle esigenze che tale attività comporta, in base all'allegato VI;

c) sottopone alla sorveglianza sanitaria di cui all'art. 16 gli addetti alle attività di cui al presente

decreto.

Art. 49 (Informazione e formazione)

. 1. Il datore di lavoro fornisce ai lavoratori informazioni, in particolare per quanto riguarda:

a) il peso di un carico;

b) il centro di gravità o il lato più pesante nel caso in cui il contenuto di un imballaggio abbia

una collocazione eccentrica;

c) la movimentazione corretta dei carichi e i rischi che i lavoratori corrono se queste attività

non vengono eseguite in maniera corretta, tenuto conto degli elementi di cui all'allegato VI.

2. Il datore di lavoro assicura ai lavoratori una formazione adeguata, in particolare in ordine a

quanto indicato al comma 1.

Titolo VI

USO DI ATTREZZATURE MUNITE

DI VIDEOTERMINALI

Art. 50 (Campo di applicazione)

. 1. Le norme del presente titolo si applicano alle attività lavorative che comportano l'uso di

attrezzature munite di videoterminali.

2. Le norme del presente titolo non si applicano ai lavoratori addetti:

a) ai posti di guida di veicoli o macchine;

b) ai sistemi informatici montati a bordo di un mezzo di trasporto;

c) ai sistemi informatici destinati in modo prioritario all'utilizzazione da parte del pubblico;

d) ai sistemi denominati "portatili" ove non siano oggetto di utilizzazione prolungata in un

posto di lavoro;

e) alle macchine calcolatrici, ai registratori di cassa e a tutte le attrezzature munite di un

piccolo dispositivo di visualizzazione dei dati o delle misure, necessario all'uso diretto di tale

attrezzatura;

f) alle macchine di videoscrittura senza schermo separato (1).

(1) Comma così modificato dallart. 19, comma 1, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

Art. 51 (Definizioni).

1. Ai fini del presente titolo si intende per:

a) videoterminale: uno schermo alfanumerico o grafico a prescindere dal tipo di procedimento

di visualizzazione utilizzato;

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b) posto di lavoro: l'insieme che comprende le attrezzature munite di videoterminale,

eventualmente con tastiera ovvero altro sistema di immissione dati, ovvero software per

l'interfaccia uomo-macchina, gli accessori opzionali, le apparecchiature connesse,

comprendenti l'unità a dischi, il telefono, il modem, la stampante, il supporto per i documenti,

la sedia, il piano di lavoro, nonchè l'ambiente di lavoro immediatamente circostanze;

c) lavoratore: il lavoratore che utilizza una attrezzatura munita di videoterminali, in modo

sistematico ed abituale, per almeno venti ore settimanali, dedotte le interruzioni di cui all'art.

54. (1).

(1) Lettera così modificata dallart. 19, comma 2, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242

e dallart. 21 della L. 29 dicembre 2000, n. 422.

Art. 52 (Obblighi del datore di lavoro).

1. Il datore di lavoro, all'atto della valutazione del rischio di cui all'art. 4, comma 1, analizza i

posti di lavoro con particolare riguardo:

a) ai rischi per la vista e per gli occhi;

b) ai problemi legati alla postura ed all'affaticamento fisico o mentale;

c) alle condizioni ergonomiche e di igiene ambientale.

2. Il datore di lavoro adotta le misure appropriate per ovviare ai rischi riscontrati in base alle

valutazioni di cui al comma 1, tenendo conto della somma ovvero della combinazione della

incidenza dei rischi riscontrati.

Art. 53 (Organizzazione del lavoro)

. 1. Il datore di lavoro assegna le mansioni e i compiti lavorativi comportanti l'uso dei

videoterminali anche secondo una distribuzione del lavoro che consente di evitare il più possibile

la ripetitività e la monotonia delle operazioni.

Art. 54 (Svolgimento quotidiano del lavoro)

. 1. Il lavoratore, qualora svolga la sua attività per almeno quattro ore consecutive, ha diritto ad

una interruzione della sua attività mediante pause ovvero cambiamento di attività.

2. Le modalità di tali interruzioni sono stabilite dalla contrattazione collettiva anche aziendale.

3. In assenza di una disposizione contrattuale riguardante l'interruzione di cui al comma 1, il

lavoratore comunque ha diritto ad una pausa di quindici minuti ogni centoventi minuti di

applicazione continuativa al viedoterminale.

4. Le modalità e la durata delle interruzioni possono essere stabilite temporaneamente a livello

individuale ove il medico competente ne evidenzi la necessità.

5. E' comunque esclusa la cumulabilità delle interruzioni all'inizio ed al termine dell'orario di

lavoro.

6. Nel computo dei tempi di interruzione non sono compresi i tempi di attesa della risposta da

parte del sistema elettronico, che sono considerati, a tutti gli effetti, tempo di lavoro, ove il

lavoratore non possa abbandonare il posto di lavoro.

7. La pausa è considerata a tutti gli effetti parte integrante dell'orario di lavoro e, come tale,

non è riassorbibile all'interno di accordi che prevedono la riduzione dell'orario complessivo di

lavoro.

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Art. 55 (Sorveglianza sanitaria)

1. I lavoratori, prima di essere addetti alle attività di cui al presente titolo, sono sottoposti ad

una visita medica per evidenziare eventuali malformazioni strutturali e ad un esame degli occhi e

della vista effettuati dal medico competente. Qualora l'esito della visita medica ne evidenzi la

necessità, il lavoratore è sottoposto ad esami specialistici (1).

2. In base alle risultanze degli accertamenti di cui al comma 1 i lavoratori vengono classificati

in:

a) idonei, con o senza prescrizioni;

b) non idonei.

3. I lavoratori sono sottoposti a sorveglianza sanitaria, ai sensi dellart. 16.

3-bis. Le visite di controllo sono effettuate con le modalità di cui ai commi 1 e 2.

3-ter. La periodicità delle visite di controllo, fatti salvi i casi particolari che richiedono una

frequenza diversa stabilita dal medico competente, è biennale per i lavoratori che abbiano

compiuto il cinquantesimo anno di età; quinquennale negli altri casi.

4. Il lavoratore è sottoposto a controllo oftalmologico a sua richiesta, ogni qualvolta sospetta

una sopravvenuta alterazione della funzione visiva, confermata dal medico competente, oppure

ogniqualvolta lesito della visita di cui ai commi 1 e 3 ne evidenzi la necessità. (2)

5. La spesa relativa alla dotazione di dispositivi speciali di correzione in funzione dell'attività

svolta è a carico del datore di lavoro.

(1) Comma così modificato dallart. 19, comma 3, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

(2) Comma così modificato dallart. 21 della L. 29 dicembre 2000, n. 422.

Art. 56 (Informazione e formazione)

. 1. Il datore di lavoro fornisce ai lavoratori informazioni, in particolare per quanto riguarda:

a) le misure applicabili al posto di lavoro, in base all'analisi dello stesso di cui all'art. 52;

b) le modalità di svolgimento dell'attività;

c) la protezione degli occhi e della vista.

2. Il datore di lavoro assicura ai lavoratori una formazione adeguata in particolare in ordine a

quanto indicato al comma 1.

3. Il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro della sanità,

stabilisce con decreto una guida d'uso dei videoterminali.

Art. 57 (Consultazione e partecipazione)

. 1. Il datore di lavoro informa preventivamente i lavoratori e il rappresentante per la sicurezza

dei cambiamenti tecnologici che comportano mutamenti nell'organizzazione del lavoro, in

riferimento alle attività di cui al presente titolo.

Art. 58 (Adeguamento alle norme)

I posti di lavoro dei lavoratori di cui allart. 51, comma1, lettera c), devono essere conformi

alle prescrizioni minime di cui all allegato VII. (1)

(1) Comma così modificato dallart. 19, comma 4, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242

e dallart. 21 della L. 29 dicembre 2000, n. 422.

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Art. 59 (Caratteristiche tecniche).

1. Con decreto dei Ministri del lavoro e della previdenza sociale, della sanità e dell'industria,

del commercio e dell'artigianato, sentita la commissione consultiva permanente, sono disposti,

anche in recepimento di direttive comunitarie, gli adattamenti di carattere tecnico all'allegato VII in

funzione del progresso tecnico, della evoluzione delle normative e specifiche internazionali oppure

delle conoscenze nel settore delle attrezzature dotate di videoterminali.

Titolo VII

PROTEZIONE DA AGENTI CANCEROGENI MUTAGENI

Capo I

DISPOSIZIONI GENERALI

Art. 60 (Campo di applicazione).

1. Le norme del presente titolo si applicano a tutte le attività nelle quali i lavoratori sono o

possono essere esposti ad agenti cancerogeni o mutageni a causa della loro attività lavorativa.

2. Le norme del presente titolo non si applicano alle attivita' disciplinate dal decreto legislativo 15

agosto 1991, n. 277, capo III.(1)

3. Il presente titolo non si applica ai lavoratori esposti soltanto alle radiazioni previste dal trattato

che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica.

(1) comma così sostituito dallart. 2 del Dlgs 66/00

Art. 61 (Definizioni).

1. Agli effetti del presente decreto si intende per:

a) agente cancerogeno:

1) una sostanza che risponde ai criteri relativi alla classificazione quali categorie cancerogene 1 o

2, stabiliti ai sensi del decreto legislativo 3 febbraio 1997, n. 52, e successive modificazioni;

2) un preparato contenente una o piu' sostanze di cui al punto 1), quando la concentrazione di una o

piu' delle singole sostanze risponde ai requisiti relativi ai limiti di concentrazione per la

classificazione di un preparato nelle categorie cancerogene 1 o 2 in base ai criteri stabiliti dai

decreti legislativi 3 febbraio 1997, n. 52, e 16 luglio 1998, n. 285;

3) una sostanza, un preparato o un processo di cui all'allegato VIII, nonche' una sostanza od un

preparato emessi durante un processo previsto dall'allegato VIII;

b) agente mutageno:

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1) una sostanza che risponde ai criteri relativi alla classificazione nelle categorie mutagene 1 o 2,

stabiliti dal decreto legislativo 3 febbraio 1997, n. 52, e successive modificazioni;

2) un preparato contenente una o piu' sostanze di cui al punto 1), quando la concentrazione di una o

piu' delle singole sostanze risponde ai requisiti relativi ai limiti di concentrazione per la

classificazione di un preparato nelle categorie mutagene 1 o 2 in base ai criteri stabiliti dai decreti

legislativi 3 febbraio 1997, n. 52, e 16 luglio 1998, n. 285;

c) valore limite: se non altrimenti specificato, il limite della concentrazione media, ponderata in

funzione del tempo, di un agente cancerogeno o mutageno nell'aria, rilevabile entro la zona di

respirazione di un lavoratore, in relazione ad un periodo di riferimento determinato stabilito

nell'allegato VIII-bis.

(Art. così sostituito dallart.3 del Dlgs 66/00)

Capo II

OBBLIGHI DEL DATORE DI LAVORO

Art. 62 (Sostituzione e riduzione).

1. Il datore di lavoro evita o riduce l'utilizzazione di un agente cancerogeno o mutageno sul luogo

di lavoro in particolare sostituendolo, sempre che ciò è tecnicamente possibile, con una sostanza o

un preparato o un procedimento che nelle condizioni in cui viene utilizzato non è o è meno nocivo

alla salute e eventualmente alla sicurezza dei lavoratori.

2. Se non è tecnicamente possibile sostituire l'agente cancerogeno o mutageno il datore di lavoro

provvede affinchè la produzione o l'utilizzazione dell'agente cancerogeno o mutageno avvenga in

un sistema chiuso sempre che ciò è tecnicamente possibile.

3. Se il ricorso ad un sistema chiuso non è tecnicamente possibile il datore di lavoro provvede

affinchè il livello di esposizione dei lavoratori sia ridotto al più basso valore tecnicamente

possibile.

Lesposizione non deve comunque superare il valore limite dellagente stabilito nellallegato VIIIbis.

(Art. così modificato dallart. 1, comma 3 eart. 4 del Dlgs 66/00 )

Art. 63 (Valutazione del rischio).

1. Fatto salvo quanto previsto all'art. 62, il datore di lavoro effettua una valutazione

dell'esposizione a agenti cancerogeni o mutageni, i risultati della quale sono riportati nel

documento di cui all'art. 4, comma 2 (1).

2. Detta valutazione tiene conto, in particolare, delle caratteristiche delle lavorazioni, della loro

durata e della loro frequenza, dei quantitativi di agenti cancerogeni o mutageni prodotti ovvero

utilizzati, della loro concentrazione, della capacità degli stessi di penetrare nell'organismo per le

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diverse vie di assorbimento, anche in relazione al loro stato di aggregazione e, qualora allo stato

solido, se in massa compatta o in scaglie o informa polverulente e se o meno contenuti in una

matrice solida che ne riduce o nei impedisce la fuoriuscita.

La valutazione deve tener conto di tutti i possibili modi di esposizione, compreso quello in cui vi è

assorbimento cutaneo.

3. Il datore di lavoro, in relazione ai risultati della valutazione di cui al comma 1, adotta le misure

preventive e protettive del presente titolo, adattandole alle particolarità delle situazioni lavorative.

4. Il documento di cui all'art. 4, commi 2 e 3, è integrato con i seguenti dati:

a) le attività lavorative che comportano la presenza di sostanze o preparati cancerogeni o mutageni

o di processi industriali di cui all'allegato VIII, con l'indicazione dei motivi per i quali sono

impiegati agenti cancerogeni o mutageni;

b) i quantitativi di sostanze ovvero preparati cancerogeni o mutageni prodotti ovvero utilizzati,

ovvero presenti come impurità o sottoprodotti;

c) il numero dei lavoratori esposti ovvero potenzialmente esposti ad agenti cancerogeni o

mutageni;

d) l'esposizione dei suddetti lavoratori, ove nota e il grado della stessa;

e) le misure preventive e protettive applicate ed il tipo dei dispositivi di protezione individuale

utilizzati;

f) le indagini svolte per la possibile sostituzione degli agenti cancerogeni o mutageni

e le sostanze e i preparati eventualmente utilizzati come sostituti.

5. Il datore di lavoro effettua nuovamente la valutazione di cui al comma 1 in occasione di

modifiche del processo produttivo significative ai fini della sicurezza e della salute sul lavoro e, in

ogni caso, trascorsi tre anni dall'ultima valutazione effettuata.

6. Il rappresentante per la sicurezza ha accesso anche ai dati di cui al comma 4, fermo restando

l'obbligo di cui all'art. 9, comma 3.

(1) Comma così modificato dallart. 20, comma 2, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

(Art. così modificato dallart. 1, comma 3 e art.5 del Dlgs 66/00 )

Art. 64 (Misure tecniche, organizzative, procedurali)

. 1. Il datore di lavoro:

a) assicura, applicando metodi e procedure di lavoro adeguati, che nelle varie operazioni

lavorative sono impiegati quantitativi di agenti cancerogeni o mutageni non superiori alle necessità

delle lavorazioni e che gli agenti cancerogeni o mutageni in attesa di impiego, in forma fisica tale

da causare rischio di introduzione, non sono accumulati sul luogo di lavoro in quantitativi superiori

alle necessità predette;

b) limita al minimo possibile il numero dei lavoratori esposti o che possono essere esposti ad

agenti cancerogeni o mutageni, anche isolando le lavorazioni in aree predeterminate provviste di

adeguati segnali di avvertimento e di sicurezza, compresi i segnali "vietato fumare", ed accessibili

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soltanto ai lavoratori che debbono recarvisi per motivi connessi con la loro mansione o con la loro

funzione. In dette aree è fatto divieto di fumare;

c) progetta, programma e sorveglia le lavorazioni in modo che non vi è emissione di agenti

cancerogeni o mutageni nell'aria. Se ciò non è tecnicamente possibile, l'eliminazione degli agenti

cancerogeni o mutageni deve avvenire il più vicino possibile al punto di emissione mediante

aspirazione localizzata, nel rispetto dell'art. 4, comma 5, lettera n). L'ambiente di lavoro deve

comunque essere dotato di un adeguato sistema di ventilazione generale;

d) provvede alla misurazione di agenti cancerogeni o mutageni per verificare l'efficacia delle

misure di cui alla lettera c) e per individuare precocemente le esposizioni anomale causate da un

evento non prevedibile o da un incidente, con metodi di campionatura e di misurazione conformi

alle indicazioni dell'allegato VIII del decreto legislativo 15 agosto 1991, n. 277;

e) provvede alla regolare e sistematica pulitura dei locali, delle attrezzature e degli impianti;

f) elabora procedure per i casi di emergenza che possono comportare esposizioni elevate;

g) assicura che gli agenti cancerogeni sono conservati, manipolati, trasportati in condizioni di

sicurezza;

h) assicura che la raccolta e l'immagazzinamento, ai fini dello smaltimento degli scarti e dei

residui delle lavorazioni contenenti agenti cancerogeni o mutageni, avvengano in condizioni di

sicurezza, in particolare utilizzando contenitori ermetici etichettati in modo chiaro, netto, visibile;

i) dispone, su conforme parere del medico competente, misure protettive particolari con quelle

categorie di lavoratori per i quali l'esposizione a taluni agenti cancerogeni o mutageni presenta

rischi particolarmente elevati.

(Art. così modificato dallart. 1, comma 3 del Dlgs 66/00)

Art. 65 (Misure tecniche).

1. Il datore di lavoro:

a) assicura che i lavoratori dispongano di servizi igienici appropriati ed adeguati;

b) dispone che i lavoratori abbiano in dotazione idonei indumenti protettivi da riporre in posti

separati dagli abiti civili;

c) provvede affinchè i dispositivi di protezione individuale siano custoditi in luoghi

determinati, controllati e puliti dopo ogni utilizzazione, provvedendo altresì a far riparare o

sostituire quelli difettosi, prima di ogni nuova utilizzazione.

2. E' vietato assumere cibi e bevande o fumare nelle zone di lavoro di cui all'art. 64, lettera b).

Art. 66 (Informazione e formazione).

1. Il datore di lavoro fornisce ai lavoratori, sulla base delle conoscenze disponibili,

informazioni ed istruzioni, in particolare per quanto riguarda:

a) gli agenti cancerogeni o mutageni presenti nei cicli lavorativi, la loro dislocazione, i rischi

per la salute connessi al loro impiego, ivi compresi i rischi supplementari dovuti al fumare;

b) le precauzioni da prendere per evitare l'esposizione;

c) le misure igieniche da osservare;

d) la necessità di indossare e impiegare indumenti di lavoro e protettivi e dispositivi individuali

di protezione ed il loro corretto impiego;

e) il modo di prevenire il verificarsi di incidenti e le misure da adottare per ridurre al minimo le

conseguenze.

2. Il datore di lavoro assicura ai lavoratori una formazione adeguata in particolare in ordine a

quanto indicato al comma 1.

3. L'informazione e la formazione di cui ai commi 1 e 2 sono fornite prima che i lavoratori

siano adibiti alle attività in questione e vengono ripetute, con frequenza almeno quinquiennale, e

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comunque ogni qualvolta si verificano nelle lavorazioni cambiamenti che influiscono sulla natura e

sul grado dei rischi.

4. Il datore di lavoro provvede inoltre affinchè gli impianti, i contenitori, gli imballaggi

contenenti agenti cancerogeni o mutageni siano etichettati in maniera chiaramente leggibile e

comprensibile. I contrassegni utilizzati e le altre indicazioni devono essere conformi al disposto

della legge 29 maggio 1974, n. 256, e successive modifiche ed integrazioni.

(Art. così modificato dallart. 1, comma 3 del Dlgs 66/00)

Art. 67 (Esposizione non prevedibile)

. 1. Se si verificano eventi non prevedibili o incidenti che possono comportare un'esposizione

anomala dei lavoratori, il datore di lavoro adotta quanto prima misure appropriate per identificare e

rimuovere la causa dell'evento e ne informa i lavoratori e il rappresentante per la sicurezza.

2. I lavoratori devono abbandonare immediatamente l'area interessata, cui possono accedere

soltanto gli addetti agli interventi di riparazione ed ad altre operazioni necessarie, indossando

idonei indumenti protettivi e dispositivi di protezione delle vie respiratorie, messi a loro

disposizione dal datore di lavoro. In ogni caso l'uso dei dispositivi di protezione non può essere

permanente e la sua durata, per ogni lavoratore, è limitata al minimo strettamente necessario.

3. Il datore di lavoro comunica al più presto all'organo di vigilanza il verificarsi degli eventi di

cui al comma 1 e riferisce sulle misure adottate per ridurre al minimo le conseguenze.

Art. 68 (Operazioni lavorative particolari).

1. Nel caso di determinate operazione lavorative, come quella di manutenzione, per le quali,

nonostante l'adozione di tutte le misure di prevenzione tecnicamente applicabili, è prevedibile

un'esposizione rilevante dei lavoratori addetti, il datore di lavoro previa consultazione del

rappresentante per la sicurezza:

a) dispone che soltanto tali lavoratori hanno accesso alle suddette aree anche provvedendo, ove

tecnicamente possibile, all'isolamento delle stesse ed alla loro identificazione mediante appositi

contrassegni;

b) fornisce ai lavoratori speciali indumenti e dispositivi di protezione individuale che devono

essere indossati dai lavoratori adibiti alle suddette operazioni.

2. La presenza nelle aree di cui al comma 1 dei lavoratori addetti è in ogni caso ridotta al

minimo compatibilmente con le necessità delle lavorazioni.

Capo III

SORVEGLIANZA SANITARIA

Art. 69 (Accertamenti sanitari e norme preventive e protettive specifiche).

1. I lavoratori per i quali la valutazione di cui all'art. 63 ha evidenziato un rischio per la salute

sono sottoposti a sorveglianza sanitaria.

2. Il datore di lavoro, su conforme parere del medico competente, adotta misure preventive e

protettive per singoli lavoratori sulla base delle risultanze degli esami clinici e biologici effettuati.

3. Le misure di cui al comma 2 possono comprendere l'allontanamento del lavoratore secondo

le procedure dell'art. 8 del decreto legislativo 15 agosto 1991, n. 277.

4. Ove gli accertamenti sanitari abbiano evidenziato, nei lavoratori esposti in modo analogo ad

uno stesso agente, l'esistenza di una anomalia imputabile a tale esposizione, il medico competente

ne informa il datore di lavoro.

5. A seguito dell'informazione di cui al comma 4 il datore di lavoro effettua:

a) una nuova valutazione del rischio in conformità all'art. 63;

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b) ove sia tecnicamente possibile, una misurazione della concentrazione dell'agente in aria per

verificare l'efficacia delle misure adottate (1).

6. Il medico competente fornisce ai lavoratori adeguate informazioni sulla sorveglianza

sanitaria cui sono sottoposti, con particolare riguardo all'opportunità di sottoporsi ad accertamenti

sanitari anche dopo la cessazione dell'attività lavorativa.

(1) Comma così sostituito dallart. 20, comma 3, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

Art. 70 (Registro di esposizione e cartelle sanitarie)

1. I lavoratori di cui all'articolo 69 sono iscritti in un registro nel quale e' riportata, per ciascuno di

essi, l'attivita' svolta, l'agente cancerogeno o mutageno utilizzato e, ove noto, il valore

dell'esposizione a tale agente. Detto registro e' istituito ed aggiornato dal datore di lavoro che ne

cura la tenuta per il tramite del medico competente. Il responsabile del servizio di prevenzione ed i

rappresentanti per la sicurezza hanno accesso a detto registro.

2. Il medico competente, per ciascuno dei lavoratori di cui all'articolo 69, provvede ad istituire e

aggiornare una cartella sanitaria e di rischio, custodita presso l'azienda o l'unita' produttiva sotto la

responsabilita' del datore di lavoro.

3. Il datore di lavoro comunica ai lavoratori interessati, su richiesta, le relative annotazioni

individuali contenute nel registro di cui al comma 1 e, tramite il medico competente, i dati della

cartella sanitaria e di rischio.

4. In caso di cessazione del rapporto di lavoro, il datore di lavoro invia all'Istituto superiore per la

prevenzione e la sicurezza sul lavoro - ISPESL la cartella sanitaria e di rischio del lavoratore

interessato unitamente alle annotazioni individuali contenute nel registro e ne consegna copia al

lavoratore stesso.

5. In caso di cessazione di attivita' dell'azienda, il datore di lavoro consegna il registro di cui al

comma 1 e le cartelle sanitarie e di rischio all'ISPESL.

6. Le annotazioni individuali contenute nel registro di cui al comma 1 e le cartelle sanitarie e di

rischio sono conservate dal datore di lavoro almeno fino a risoluzione del rapporto di lavoro e

dall'ISPESL fino a quarant'anni dalla cessazione di ogni attivita' che espone ad agenti cancerogeni

o mutageni.

7. I registri di esposizione, le annotazioni individuali e le cartelle sanitarie e di rischio sono

custoditi e trasmessi con salvaguardia del segreto professionale e del trattamento dei dati personali.

8. Il datore di lavoro, in caso di esposizione del lavoratore ad agenti cancerogeni, oltre a quanto

previsto ai commi da 1 a 7:

a) consegna copia del registro di cui al comma 1 all'ISPESL ed all'organo di vigilanza competente

per territorio, e comunica loro ogni tre anni, e comunque ogni qualvolta i medesimi ne facciano

richiesta, le variazioni intervenute;

b) consegna, a richiesta, all'Istituto superiore di sanita' copia del registro di cui al comma 1;

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c) in caso di cessazione di attivita' dell'azienda, consegna copia del registro di cui al comma 1

all'organo di vigilanza competente per territorio;

d) in caso di assunzione di lavoratori che hanno in precedenza esercitato attivita' con esposizione

ad agenti cancerogeni, il datore di lavoro chiede all'ISPESL copia delle annotazioni individuali

contenute nel registro di cui al comma 1, nonche' copia della cartella sanitaria e di rischio, qualora

il lavoratore non ne sia in possesso ai sensi del comma 4.

9. I modelli e le modalita' di tenuta del registro e delle cartelle sanitarie e di rischio sono

determinati con decreto del Ministro della sanita', di concerto con i Ministri per la funzione

pubblica e del lavoro e della previdenza sociale, sentita la commissione consultiva permanente.

10. L'ISPESL trasmette annualmente al Ministero della sanita' dati di sintesi relativi al contenuto

dei registri di cui al comma 1 ed a richiesta li rende disponibili alle regioni.".

(Art. così sostituito dallart. 6 del Dlgs 66/00)

Art. 71 (Registrazione dei tumori).

1. I medici, le strutture sanitarie pubbliche e private, nonchè gli istituti previdenziali assicurativi

pubblici o privati, che refertano casi di neoplasie da loro ritenute causate da esposizione lavorativa

ad agenti cancerogeni, trasmettono all'ISPESL copia della relativa documentazione clinica ovvero

anatomopatologica e quella inerente l'anamnesi lavorativa.

2. L'ISPESL realizza, nei limiti delle ordinarie risorse di bilancio, sistemi di monitoraggio dei

rischi cancerogeni di origine professionale utilizzando i flussi informativi di cui al comma 1, le

informazioni raccolte dai sistemi di registrazione delle patologie attivi sul territorio regionale,

nonche' i dati di carattere occupazionale, anche a livello nominativo, rilevati nell'ambito delle

rispettive attivita' istituzionali dall'Istituto nazionale della previdenza sociale - INPS, dall'Istituto

nazionale di statistica - ISTAT, dall'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul

lavoro - INAIL e da altre istituzioni pubbliche.

L'ISPESL rende disponibile al Ministero della sanita' ed alle regioni i risultati del monitoraggio

con periodicita' annuale.(1)

3. Con decreto dei Ministri della sanità e del lavoro e della previdenza sociale, sentita la

commissione consultiva permanente, sono determinate le caratteristiche dei sistemi informativi

che, in funzione del tipo di neoplasia accertata, ne stabiliscono la raccolta, l'acquisizione,

l'elaborazione e l'archiviazione, nonchè le modalità di registrazione di cui al comma 2, e le

modalità di trasmissione di cui al comma 1.

4. Il Ministero della sanità fornisce, su richiesta, alla Commissione CE, informazioni sulle

utilizzazioni dei dati del registro di cui al comma 1.

(1) comma così sostituito dallart. 7 del Dlgs 66/00

Art. 72 (Adeguamenti normativi).

1. La Commissione consultiva tossicologica nazionale individua periodicamente le sostanze

cancerogene, mutagene e tossiche per la riproduzione che, pur non essendo classificate ai sensi del

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decreto legislativo 3 febbraio 1997, n. 52, rispondono ai criteri di classificazione ivi stabiliti e

fornisce consulenza ai Ministeri del lavoro e della previdenza sociale e della sanita', su richiesta, in

tema di classificazione di agenti chimici pericolosi.

2. Con decreto dei Ministri del lavoro e della previdenza sociale e della sanita', sentita la

commissione consultiva permanente e la Commissione consultiva tossicologica nazionale:

a) sono aggiornati gli allegati VIII e VIII-bis in funzione del progresso tecnico, dell'evoluzione di

normative e specifiche comunitarie o internazionali e delle conoscenze nel settore degli agenti

cancerogeni o mutageni;

b) e' pubblicato l'elenco delle sostanze in funzione dell'individuazione effettuata ai sensi del

comma 1.

(Art. così sostituito dallart. 8 del Dlgs 66/00)

Titolo VII-bis (1)

PROTEZIONE DA AGENTI CHIMICI

Art. 72-bis (Campo di applicazione).

1. Il presente titolo determina i requisiti minimi per la protezione dei lavoratori contro i rischi

per la salute e la sicurezza che derivano, o possono derivare, dagli effetti di agenti chimici

presenti sul luogo di lavoro o come risultato di ogni attivita' lavorativa che comporti la presenza di

agenti chimici.

2. I requisiti individuati dal presente titolo si applicano a tutti gli agenti chimici pericolosi che

sono presenti sul luogo di lavoro, fatte salve le disposizioni relative agli agenti chimici per i quali

valgono provvedimenti di protezione radiologica regolamentati dal decreto legislativo n. 230 del

1995, e successive modifiche.

3. Per gli agenti cancerogeni sul lavoro, si applicano le disposizioni del presente titolo,

fatte salve le disposizioni specifiche contenute nel titolo VII del decreto legislativo n.

626/94, come modificato dal decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 66.

4. Le disposizioni del presente titolo si applicano altresi' al trasporto di agenti chimici

pericolosi, fatte salve le disposizioni specifiche contenute nei decreti ministeriali 4 settembre

1996, 15 maggio 1997, 28 settembre 1999 e decreto legislativo 13 gennaio 1999, n. 41, di

attuazione della direttiva 94/55/CE, nelle disposizioni del codice IMDG del codice IBC e nel

codice IGC, quali definite dall'articolo 2 della direttiva 93/75/CEE, nelle disposizioni

dell'accordo europeo relativo al trasporto internazionale di merci pericolose per vie navigabili

interne (ADN) e del regolamento per il trasporto delle sostanze pericolose sul Reno

(ADNR), quali incorporate nella normativa comunitaria e nelle istruzioni tecniche per il

trasporto sicuro di merci pericolose emanate alla data del 25 maggio 1998.

5. Le disposizioni del presente titolo non si applicano alle attivita' comportanti esposizione ad

amianto che restano disciplinate dalla normativa specifica.

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Art. 72-ter (Definizioni).

1. Ai fini del presente titolo si intende per:

a) agenti chimici: tutti gli elementi o composti chimici, sia da soli sia nei loro miscugli, allo

stato naturale o ottenuti, utilizzati o smaltiti, compreso lo smaltimento come rifiuti, mediante

qualsiasi attivita' lavorativa, siano essi prodotti intenzionalmente o no e siano immessi o no sul

mercato;

b) agenti chimici pericolosi:

1) agenti chimici classificati come sostanze pericolose ai sensi del decreto legislativo 3

febbraio 1997, n. 52, e successive modifiche, nonche' gli agenti che corrispondono ai criteri di

classificazione come sostanze pericolose di cui al predetto decreto.

Sono escluse le sostanze pericolose solo per l'ambiente;

2) agenti chimici classificati come preparati pericolosi ai sensi del decreto legislativo 16

luglio 1998, n. 285, e successive modifiche, nonche' gli agenti che rispondono ai criteri di

classificazione come preparati pericolosi di cui al predetto decreto.

Sono esclusi i preparati pericolosi solo per l'ambiente;

3) agenti chimici che, pur non essendo classificabili come pericolosi, in base ai punti 1) e

2), possono comportare un rischio per la sicurezza e la salute dei lavoratori a causa di loro

proprieta' chimico-fisiche chimiche o tossicologiche e del modo in cui sono utilizzati o

presenti sul luogo di lavoro, compresi gli agenti chimici cui e' stato assegnato un valore limite di

esposizione professionale;

c) attivita' che comporta la presenza di agenti chimici: ogni attivita' lavorativa in cui sono

utilizzati agenti chimici, o se ne prevede l'utilizzo, in ogni tipo di procedimento, compresi la

produzione, la manipolazione, l'immagazzinamento, il trasporto o l'eliminazione e il

trattamento dei rifiuti, o che risultino da tale attivita' lavorativa;

d) valore limite di esposizione professionale: se non diversamente specificato, il limite

della concentrazione media ponderata nel tempo di un agente chimico nell'aria all'interno della

zona di respirazione di un lavoratore in relazione ad un determinato periodo di riferimento; un

primo elenco di tali valori e' riportato nell'allegato VIII-ter;

e) valore limite biologico: il limite della concentrazione del relativo agente, di un suo

metabolita, o di un indicatore di effetto, nell'appropriato mezzo biologico; un primo elenco di tali

valori e' riportato nell'allegato VIII-quater;

f) sorveglianza sanitaria: la valutazione dello stato di salute del singolo lavoratore in funzione

dell'esposizione ad agenti chimici sul luogo di lavoro;

g) pericolo: la proprieta' intrinseca di un agente chimico di poter produrre effetti nocivi;

h) rischio: la probabilita' che si raggiunga il potenziale nocivo nelle condizioni di utilizzazione o

esposizione.

Art. 72-quater (Valutazione dei rischi).

1. Nella valutazione di cui all'art. 4, il datore di lavoro determina, preliminarmente l'eventuale

presenza di agenti chimici pericolosi sul luogo di lavoro

e valuta anche i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori derivanti dalla presenza di tali

agenti, prendendo in considerazione in particolare:

a) le loro proprieta' pericolose;

b) le informazioni sulla salute e sicurezza comunicate dal produttore o dal fornitore

tramite la relativa scheda di sicurezza predisposta ai sensi dei decreti legislativi 3 febbraio 1997, n.

52 e 16 luglio 1998, n. 285 e successive modifiche;

c) il livello, il tipo e la durata dell'esposizione;

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d) le circostanze in cui viene svolto il lavoro in presenza di tali agenti, compresa la quantita'

degli stessi;

e) i valori limite di esposizione professionale o i valori limite biologici; di cui un primo

elenco e' riportato negli allegati VIII-ter ed VIII-quater;

f) gli effetti delle misure preventive e protettive adottate o da adottare;

g) se disponibili, le conclusioni tratte da eventuali azioni di sorveglianza sanitaria gia'

intraprese.

2. Nella valutazione dei rischi il datore di lavoro indica quali misure sono state adottate ai sensi

dell'articolo 72-quinquies e, ove applicabile, dell'articolo 72-sexies. Nella valutazione medesima

devono essere incluse le attivita', ivi compresa la manutenzione, per le quali e' prevedibile la

possibilita' di notevole esposizione o che, per altri motivi, possono provocare effetti nocivi per la

salute e la sicurezza, anche dopo che sono state adottate tutte le misure tecniche.

3. Nel caso di attivita' lavorative che comportano l'esposizione a piu' agenti chimici pericolosi,

i rischi sono valutati in base al rischio che comporta la combinazione di tutti i suddetti agenti

chimici.

4. Fermo restando quanto previsto dai decreti legislativi 3 febbraio 1997, n. 52, e 16

luglio 1998, n. 285, e successive modifiche, il fornitore o il produttore di agenti chimici

pericolosi e' tenuto a fornire al datore di lavoro acquirente tutte le ulteriori informazioni necessarie

per la completa valutazione del rischio.

5. La valutazione del rischio puo' includere la giustificazione che la natura e l'entita' dei rischi

connessi con gli agenti chimici pericolosi rendono non necessaria un'ulteriore valutazione

maggiormente dettagliata dei rischi.

6. Nel caso di un'attivita' nuova che comporti la presenza di agenti chimici pericolosi, la

valutazione dei rischi che essa presenta e l'attuazione delle misure di prevenzione sono

predisposte preventivamente. Tale attivita' comincia solo dopo che si sia proceduto alla

valutazione dei rischi che essa presenta e all'attuazione delle misure di prevenzione.

7. Il datore di lavoro aggiorna periodicamente la valutazione e, comunque, in occasione di

notevoli mutamenti che potrebbero averla resa superata ovvero quando i risultati della

sorveglianza medica ne mostrino la necessita'.

Art. 72-quinquies (Misure e principi generali per la prevenzione dei rischi).

1. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 3, devono essere eliminati i rischi derivanti da

agenti chimici pericolosi o ridotti al minimo mediante le seguenti misure:

a) progettazione e organizzazione dei sistemi di lavorazione sul luogo di lavoro;

b) fornitura di attrezzature idonee per il lavoro specifico e relative procedure di manutenzione

adeguate;

c) riduzione al minimo del numero di lavoratori che sono o potrebbero essere esposti;

d) riduzione al minimo della durata e dell'intensita' dell'esposizione;

e) misure igieniche adeguate;

f) riduzione al minimo della quantita' di agenti presenti sul luogo di lavoro in funzione delle

necessita' della lavorazione;

g) metodi di lavoro appropriati comprese le disposizioni che garantiscono la sicurezza nella

manipolazione, nell'immagazzinamento

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e nel trasporto sul luogo di lavoro di agenti chimici pericolosi nonche' dei rifiuti che

contengono detti agenti chimici.

2. Se i risultati della valutazione dei rischi dimostrano che, in relazione al tipo e alle quantita' di

un agente chimico pericoloso e alle modalita' e frequenza di esposizione a tale agente presente sul

luogo di lavoro, vi e' solo un rischio moderato per la sicurezza e la salute dei lavoratori e che le

misure di cui al comma 1 sono sufficienti a ridurre il rischio, non si applicano le disposizioni

degli articoli 72-sexies, 72-septies, 72-decies, 72-undecies.

Art. 72-sexies (Misure specifiche di

protezione e di prevenzione).

1. Il datore di lavoro, sulla base dell'attivita' e della valutazione dei rischi di cui all'articolo 72-

bis, provvede affinche' il rischio sia eliminato o ridotto mediante la sostituzione, qualora la natura

dell'attivita' lo consenta, con altri agenti o processi che, nelle condizioni di uso, non sono o sono

meno pericolosi per la salute dei lavoratori. Quando la natura dell'attivita' non consente di

eliminare il rischio attraverso la sostituzione il datore di lavoro garantisce che il rischio sia

ridotto mediante l'applicazione delle seguenti misure nell'indicato ordine di priorita':

a) progettazione di appropriati processi lavorativi e controlli tecnici, nonche' uso di attrezzature

e materiali adeguati;

b) appropriate misure organizzative e di protezione collettive alla fonte del rischio;

c) misure di protezione individuali, compresi i dispositivi di protezione individuali, qualora

non si riesca a prevenire con altri mezzi l'esposizione;

d) sorveglianza sanitaria dei lavoratori a norma degli articoli 72-decies e 72-undecies.

2. Salvo che non possa dimostrare con altri mezzi il conseguimento di un adeguato livello di

prevenzione e di protezione, il datore di lavoro, periodicamente ed ogni qualvolta sono

modificate le condizioni che possono influire sull'esposizione, provvede ad effettuare la

misurazione degli agenti che possono presentare un rischio per la salute, con metodiche

standardizzate di cui e' riportato un elenco non esaustivo nell'allegato VIII-sexties o in loro

assenza, con metodiche appropriate e con particolare riferimento ai valori limite di esposizione

professionale e per periodi rappresentativi dell'esposizione in termini spazio temporali.

3. Se e' stato superato un valore limite di esposizione professionale stabilito dalla

normativa vigente il datore di lavoro identifica e rimuove le cause dell'evento, adottando

immediatamente le misure appropriate di prevenzione e protezione.

4. I risultati delle misurazioni di cui al comma 2 sono allegati ai documenti di valutazione dei

rischi e resi noti ai rappresentanti per la sicurezza dei lavoratori. Il datore di lavoro tiene conto

delle misurazioni effettuate ai sensi del comma 2 per l'adempimento degli obblighi conseguenti

alla valutazione dei rischi di cui all'articolo 72-quater. Sulla base della valutazione dei rischi e

dei principi generali di prevenzione e protezione, il datore di lavoro adotta le misure tecniche e

organizzative adeguate alla natura delle operazioni, compresi l'immagazzinamento, la

manipolazione e l'isolamento di agenti chimici incompatibili fra di loro; in particolare, il

datore di lavoro previene sul luogo di lavoro la presenza di concentrazioni pericolose di

sostanze infiammabili o quantita' pericolose di sostanze chimicamente instabili.

5. Laddove la natura dell'attivita' lavorativa non consenta di prevenire sul luogo di lavoro la

presenza di concentrazioni pericolose di sostanze infiammabili o quantita' pericolose di

sostanze chimicamente instabili, il datore di lavoro deve in particolare:

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a) evitare la presenza di fonti di accensione che potrebbero dar luogo a incendi ed esplosioni, o

l'esistenza di condizioni avverse che potrebbero provocare effetti fisici dannosi ad opera di

sostanze o miscele di sostanze chimicamente instabili;

b) limitare, anche attraverso misure procedurali ed organizzative previste dalla normativa

vigente, gli effetti pregiudizievoli sulla salute e la sicurezza dei lavoratori in caso di incendio o

di esplosione dovuti all'accensione di sostanze infiammabili, o gli effetti dannosi derivanti da

sostanze o miscele di sostanze chimicamente instabili;

6. Il datore di lavoro mette a disposizione attrezzature di lavoro ed adotta sistemi di protezione

collettiva ed individuale conformi alle disposizioni legislative e regolamentari pertinenti, in

particolare per quanto riguarda l'uso dei suddetti mezzi in atmosfere potenzialmente esplosive.

7. Il datore di lavoro adotta misure per assicurare un sufficiente controllo degli impianti,

apparecchi e macchinari, anche mettendo a disposizione sistemi e dispositivi finalizzati alla

limitazione del rischio di esplosione o dispositivi per limitare la pressione delle esplosioni.

8. Il datore di lavoro informa i lavoratori del superamento dei valori limite di esposizione

professionale, delle cause dell'evento e delle misure di prevenzione e protezione adottate e ne

da' comunicazione all'organo di vigilanza.

Art. 72-septies (Disposizioni in caso di

incidenti o di emergenze).

1. Ferme restando le disposizioni di cui agli articoli 12 e 13 e al decreto ministeriale 10 marzo

1998, il datore di lavoro, per proteggere la salute e la sicurezza dei lavoratori dalle conseguenze

di incidenti o di emergenze derivanti dalla presenza di agenti chimici pericolosi sul luogo di

lavoro, predispone procedure di intervento adeguate da attuarsi al verificarsi di tali eventi. Tale

misure comprendono esercitazioni di sicurezza da effettuarsi a intervalli regolari e la messa a

disposizione di appropriati mezzi di pronto soccorso.

2. Nel caso di incidenti o di emergenza, il datore di lavoro adotta immediate misure dirette ad

attenuarne gli effetti ed in particolare, di assistenza, di evacuazione e di soccorso e ne informa

i lavoratori. Il datore di lavoro adotta inoltre misure adeguate per porre rimedio alla situazione

quanto prima.

3. Ai lavoratori cui e' consentito operare nell'area colpita o ai lavoratori indispensabili

all'effettuazione delle riparazioni e delle attivita' necessarie, sono forniti indumenti protettivi,

dispositivi di protezione individuale ed idonee attrezzature di intervento che devono essere

utilizzate sino a quando persiste la situazione anomala.

4. Il datore di lavoro adotta le misure necessarie per approntare sistemi d'allarme e altri sistemi

di comunicazione necessari per segnalare tempestivamente l'incidente o l'emergenza.

5. Le misure di emergenza devono essere contenute nel piano di cui al decreto 10 marzo 1998,

pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 81 del 7 aprile 1998. In particolare

nel piano vanno inserite:

a) informazioni preliminari sulle attivita' pericolose, sugli agenti chimici pericolosi, sulle

misure per l'identificazione dei rischi, sulle precauzioni e sulle procedure, in modo tale che servizi

competenti per le situazioni di emergenza possano mettere a punto le proprie procedure e misure

precauzionali;

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b) qualunque altra informazione disponibile sui rischi specifici derivanti o che possano

derivare dal verificarsi di incidenti o situazioni di emergenza, comprese le informazioni sulle

procedure elaborate in base al presente articolo.

Nel caso di incidenti o di emergenza i soggetti non protetti devono immediatamente abbandonare

la zona interessata.

Art. 72-octies (Informazione e formazione

per i lavoratori).

1. Fermo restando quanto previsto agli articoli 21 e 22, il datore di lavoro garantisce che i

lavoratori o i loro rappresentanti dispongano

di:

a) dati ottenuti attraverso la valutazione del rischio e ulteriori informazioni ogni qualvolta

modifiche importanti sul luogo di lavoro determinino un cambiamento di tali dati;

informazioni sugli agenti chimici pericolosi presenti sul luogo di lavoro, quali l'identita' degli

agenti, i rischi per la sicurezza e la salute, i relativi valori limite di esposizione professionale e

altre disposizioni normative relative agli agenti;

formazione ed informazioni su precauzioni ed azioni adeguate da intraprendere per proteggere

loro stessi ed altri lavoratori sul luogo di lavoro;

d) accesso ad ogni scheda dei dati di sicurezza messa a disposizione dal fornitore ai

sensi dei decreti legislativi 3 febbraio 1997, n. 52 e 16 luglio 1998, n. 285, e successive

modifiche.

2. Il datore di lavoro assicura che le informazioni siano:

a) fornite in modo adeguato al risultato della valutazione del rischio di cui all'articolo 72-

quater. Tali informazioni possono essere costituite da comunicazioni orali o dalla formazione

e dall'addestramento individuali con il supporto di informazioni scritte, a seconda della natura e

del grado di rischio rivelato dalla valutazione del rischio;

b) aggiornate per tener conto del cambiamento delle circostanze.

3. Laddove i contenitori e le condutture per gli agenti chimici pericolosi utilizzati durante il

lavoro non siano contrassegnati da segnali di sicurezza in base a quanto disposto dal decreto

legislativo 14 agosto 1996, n. 493, il datore di lavoro provvede affinche' la natura del contenuto

dei contenitori e delle condutture e gli eventuali rischi connessi siano chiaramente identificabili.

4. Il produttore e il fornitore devono trasmettere ai datori di lavoro tutte le informazioni

concernenti gli agenti chimici pericolosi prodotti o forniti secondo quanto stabilito dai decreti

legislativi 3 febbraio 1997 n. 52, e 16 luglio 1998, n. 285, e successive modifiche.

Art. 72-novies (Divieti).

1. Sono vietate la produzione, la lavorazione e l'impiego degli agenti chimici sul lavoro e le

attivita' indicate all'allegato VIII-quinquies.

2. Il divieto non si applica se un agente e' presente in un preparato, o quale componente di

rifiuti, purche' la concentrazione individuale sia inferiore al limite indicato nello stesso allegato.

3. In deroga al divieto di cui al comma 1, possono essere effettuate, previa autorizzazione, le

seguenti attivita':

a) attivita' a fini esclusivi di ricerca e sperimentazione scientifica, ivi comprese le analisi;

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b) attivita' volte ad eliminare gli agenti chimici che sono presenti sotto forma di sottoprodotto

o di rifiuti;

c) produzione degli agenti chimici destinati ad essere usati come intermedi.

4. Ferme restando le disposizioni di cui al presente titolo, nei casi di cui al comma 3, lettera

c), il datore di lavoro evita l'esposizione dei lavoratori, stabilendo che la produzione e l'uso piu'

rapido possibile degli agenti come prodotti intermedi avvenga in un sistema chiuso dal quale gli

stessi possono essere rimossi soltanto nella misura necessaria per il controllo del processo o per la

manutenzione del sistema.

5. Il datore di lavoro che intende effettuare le attivita' di cui al comma 3 deve inviare una

richiesta di autorizzazione al Ministero del lavoro e delle politiche sociali che la rilascia sentito

il Ministero della salute e la regione interessata. La richiesta di autorizzazione e' corredata dalle

seguenti informazioni:

a) i motivi della richiesta di deroga;

b) i quantitativi dell'agente da utilizzare annualmente;

c) il numero dei lavoratori addetti;

d) descrizione delle attivita' e delle reazioni o processi;

e) misure previste per la tutela della salute e sicurezza e per prevenire l'esposizione dei

lavoratori.

Art. 72-decies (Sorveglianza sanitaria).

1. Fatto salvo quanto previsto dall'articolo 72-quinquies, comma 2, sono sottoposti alla

sorveglianza sanitaria di cui all'articolo 16 i lavoratori esposti

agli agenti chimici pericolosi per la salute che rispondono ai criteri per la classificazione come

molto tossici, tossici, nocivi, sensibilizzanti, irritanti, tossici per il ciclo riproduttivo.

2. La sorveglianza sanitaria viene effettuata:

a) prima di adibire il lavoratore alla mansione che comporta esposizione;

b) periodicamente, di norma una volta l'anno o con periodicita' diversa decisa dal medico

competente con adeguata motivazione riportata nel documento di valutazione dei rischi e resa

nota ai rappresentanti per la sicurezza dei lavoratori, in funzione della valutazione del rischio e

dei risultati della sorveglianza sanitaria;

c) all'atto della cessazione del rapporto di lavoro. In tale occasione il medico competente

deve fornire al lavoratore le eventuali indicazioni relative alle prescrizioni mediche da

osservare.

3. Il monitoraggio biologico e' obbligatorio per i lavoratori esposti agli agenti per i quali e'

stato fissato un valore limite biologico. Dei risultati di tale monitoraggio viene informato il

lavoratore interessato. I risultati di tal monitoraggio, in forma anonima, vengono allegati al

documento di valutazione dei rischi e comunicati ai rappresentanti per la sicurezza dei lavoratori.

4. Gli accertamenti sanitari devono essere a basso rischio per il lavoratore.

5. Il datore di lavoro, su conforme parere del medico competente, adotta misure preventive e

protettive particolari per singoli lavoratori sulla base delle risultanze degli esami clinici e

biologici effettuati. Le misure possono comprendere l'allontanamento del lavoratore secondo le

procedure dell'articolo 8 del decreto legislativo 15 agosto 1991, n. 277.

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6. Nel caso in cui all'atto della sorveglianza sanitaria si evidenzi, in un lavoratore o in un

gruppo di lavoratori esposti in maniera analoga ad uno stesso agente, l'esistenza di effetti

pregiudizievoli per la salute imputabili a tale esposizione o il superamento di un valore limite

biologico, il medico competente informa individualmente i lavoratori interessati ed il datore di

lavoro.

7. Nei casi di cui al comma 6, il datore di lavoro deve:

a) sottoporre a revisione la valutazione dei rischi effettuata a norma dell'articolo 72-quater;

b) sottoporre a revisione le misure predisposte per eliminare o ridurre i rischi;

c) tenere conto del parere del medico competente nell'attuazione delle misure necessarie per

eliminare o ridurre il rischio;

d) prendere le misure affinche' sia effettuata una visita medica straordinaria per tutti gli altri

lavoratori che hanno subito un'esposizione simile.

8. L'organo di vigilanza, con provvedimento motivato, puo' disporre contenuti e periodicita'

della sorveglianza sanitaria diversi rispetto a quelli definiti dal medico competente.

Art. 72-undecies (Cartelle sanitarie e di

rischio).

1 . Il medico competente, per ciascuno dei lavoratori di cui all'articolo 72-decies istituisce ed

aggiorna una cartella sanitaria e di rischio custodita presso l'azienda, o l'unita' produttiva,

secondo quanto previsto dall'articolo 17, comma 1, lettera d), e fornisce al lavoratore interessato

tutte le informazioni previste dalle lettere e) ed f) dello stesso articolo. Nella cartella di rischio

sono, tra l'altro, indicati i livelli di esposizione professionale individuali forniti dal Servizio di

prevenzione e protezione.

2. Su richiesta, e' fornita agli organi di vigilanza copia dei documenti di cui al comma 1.

In caso di cessazione del rapporto di lavoro, le cartelle sanitarie e di rischio sono trasmesse

all'ISPESL.

Art. 72-duodecies (Consultazione e partecipazione dei lavoratori).

1. La consultazione e partecipazione dei lavoratori o dei loro rappresentanti sono attuate ai

sensi delle disposizioni di cui al

Titolo I, Capo V.

Art. 72-ter decies (Adeguamenti

normativi).

1. Con decreto dei Ministri del lavoro e delle politiche sociali e della salute, d'intesa con la

Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome, e' istituito

senza oneri per lo Stato, un comitato consultivo per la determinazione e l'aggiornamento dei valori

limite di esposizione professionale e dei valori limite biologici relativi agli agenti chimici. Il

Comitato e' composto da nove membri esperti nazionali di chiara fama in materia tossicologica e

sanitaria di cui tre in rappresentanza del Ministero della salute su proposta dell'Istituto superiore

di sanita', dell'ISPESL e della Commissione tossicologica nazionale, tre in rappresentanza della

Conferenza dei Presidenti delle regioni e tre in rappresentanza del Ministero del lavoro e delle

politiche sociali, anche su proposta dell'Istituto italiano di medicina sociale. Il Comitato si avvale

del supporto organizzativo e logistico della direzione generale della tutela delle condizioni di

lavoro del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

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2. Con uno o piu' decreti dei Ministri del lavoro e delle politiche sociali e della salute d'intesa

con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome, sentiti

il Ministro per le attivita' produttive, il Comitato di cui al comma 1 e le parti sociali, sono

recepiti i valori di esposizione professionale e biologici obbligatori predisposti dalla

Commissione europea, sono altresi' stabiliti i valori limite nazionali anche tenuto conto dei

valori limite indicativi predisposti dalla Commissione medesima e sono aggiornati gli allegati

VIII-ter, quater, quinquies e sexies in funzione del progresso tecnico, dell'evoluzione di normative

e specifiche comunitarie o internazionali e delle conoscenze nel settore degli agenti chimici

pericolosi.

3. Con i decreti di cui al comma 2 e' inoltre determinato il rischio moderato di cui

all'articolo 72-quinquies, comma 2, in relazione al tipo, alle quantita' ed alla esposizione di

agenti chimici, anche tenuto conto dei valori limite indicativi fissati dalla Unione europea e dei

parametri di sicurezza.

4. Nelle more dell'emanazione dei decreti di cui al comma 2, con uno o piu' decreti dei Ministri

del lavoro e delle politiche sociali e della salute, d'intesa con la Conferenza permanente per i

rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome, possono essere stabiliti, entro

quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, i parametri per

l'individuazione del rischio moderato di cui all'articolo 72-quinquies, comma 2, sulla base di

proposte delle associazioni di categoria dei datori di lavoro interessate comparativamente

rappresentative, sentite le associazioni dei prestatori di lavoro interessate

comparativamente rappresentative. Scaduto inutilmente il termine di cui al precedente periodo, la

valutazione del rischio moderato e' comunque effettuata dal datore di lavoro".

(1) Aggiunto dallArt. 2 del D.Lgs 02/02/2002, n. 25

Titolo VIII

PROTEZIONE DA AGENTI BIOLOGICI

Capo I

Art. 73 (Campo di applicazione)

. 1. Le norme del presente titolo si applicano a tutte le attività lavorative nelle quali vi è rischio

di esposizione ad agenti biologici.

2. Restano ferme le disposizioni particolari di recepimento delle norme comunitarie

sull'impiego confinato di microrganismi geneticamente modificati e sull'emissione deliberata

nell'ambiente di organismi geneticamente modificati. Il comma 1 dell'art. 7 del decreto legislativo

3 marzo 1993, n. 91, è soppresso (1).

(1) Comma così sostituito dallart. 21, comma 1, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

Art. 74 (Definizioni)

. 1. Ai sensi del presente titolo si intende per:

a) agente biologico: qualsiasi microorganismo anche se geneticamente modificato, coltura

cellulare ed endoparassita umano che potrebbe provocare infezioni, allergie o intossicazioni;

b) microorganismo: qualsiasi entità microbiologica, cellulare o meno, in grado di riprodursi o

trasferire materiale genetico;

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c) coltura cellulare: il risultato della crescita in vitro di cellule derivate da organismi

pluricellulari.

Art. 75 (Classificazione degli agenti biologici)

. 1. Gli agenti biologici sono ripartiti nei seguenti quattro gruppi a seconda del rischio di

infezione:

a) agente biologico del gruppo 1: un agente che presenta poche probabilità di causare malattie

in soggetti umani;

b) agente biologico del gruppo 2: un agente che può causare malattie in soggetti umani e

costituire un rischio per i lavoratori; è poco probabile che si propaga nella comunità; sono di norma

disponibili efficaci misure profilattiche o terapeutiche;

c) agente biologico del gruppo 3: un agente che può causare malattie gravi in soggetti umani e

costituisce un serio rischio per i lavoratori; l'agente biologico può propagarsi nella comunità, ma di

norma sono disponibili efficaci misure profilattiche o terapeutiche;

d) agente biologico del gruppo 4: un agente biologico che può provocare malattie gravi in

soggetti umani e costituisce un serio rischio per i lavoratori e può presentare un elevato rischio di

propagazione nella comunità; non sono disponibili, di norma, efficaci misure, profilattiche o

terapeutiche.

2. Nel caso in cui l'agente biologico oggetto di classificazione non può essere attribuito in

modo inequivocabile ad uno fra i due gruppi sopraindicati, esso va classificato nel gruppo di

rischio più elevato tra le due possibilità.

3. L'allegato XI riporta l'elenco degli agenti biologici classificati nei gruppi 2, 3, 4.

Art. 76 (Comunicazione).

1. Il datore di lavoro che intende esercitare attività che comportano uso di agenti biologici dei

gruppi 2 o 3, comunica all'organo di vigilanza territorialmente competente le seguenti

informazioni, almeno 30 giorni prima dell'inizio dei lavori:

a) il nome e l'indirizzo dell'azienda e il suo titolare;

b) il documento di cui all'art. 78, comma 5.

2. Il datore di lavoro che è stato autorizzato all'esercizio di attività che comporta l'utilizzazione

di un agente biologico del gruppo 4 è tenuto alla comunicazione di cui al comma 1.

3. Il datore di lavoro invia una nuova comunicazione ogni qualvolta si verificano nelle

lavorazioni mutamenti che comportano una variazione significativa del rischio per la salute sul

posto di lavoro, o, comunque, ogni qualvolta si intende utilizzare un nuovo agente classificato dal

datore di lavoro in via provvisoria.

4. Il rappresentante per la sicurezza ha accesso alle informazioni di cui al comma 1.

5. Ove le attività di cui al comma 1 comportano la presenza di microorganismi geneticamente

modificati appartenenti al gruppo II, come definito all'art. 4 del decreto legislativo 3 marzo 1993,

n. 91, il documento di cui al comma 1, lettera b), è sostituito da copia della documentazione

prevista per i singoli casi di specie dal predetto decreto.

6. I laboratori che forniscono un servizio diagnostico sono tenuti alla comunicazione di cui al

comma 1 anche per quanto riguarda gli agenti biologici del gruppo 4.

Art. 77 (Autorizzazione)

. 1. Il datore di lavoro che intende utilizzare, nell'esercizio della propria attività, un agente

biologico del gruppo 4 deve munirsi di autorizzazione del Ministero della sanità.

2. La richiesta di autorizzazione è corredata da:

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a) le informazioni di cui all'art. 76, comma 1;

b) l'elenco degli agenti che si intende utilizzare.

3. L'autorizzazione è rilasciata dal Ministero della sanità sentito il parere dell'Istituto superiore

di sanità. Essa ha la durata di 5 anni ed è rinnovabile. L'accertamento del venir meno di una delle

condizioni previste per l'autorizzazione ne comporta la revoca.

4. Il datore di lavoro in possesso dell'autorizzazione di cui al comma 1 informa il Ministero

della sanità di ogni nuovo agente biologico del gruppo 4 utilizzato, nonchè di ogni avvenuta

cessazione di impiego di un agente biologico del gruppo 4.

5. I laboratori che forniscono un servizio diagnostico sono esentati dagli adempimenti di cui al

comma 4.

6. Il Ministero della sanità comunica all'organo di vigilanza competente per territorio le

autorizzazioni concesse e le variazioni sopravvenute nell'utilizzazione di agenti biologici del

gruppo 4. Il Ministero della sanità istituisce ed aggiorna un elenco di tutti gli agenti biologici del

gruppo 4 dei quali è stata comunicata l'utilizzazione sulla base delle previsioni di cui ai commi 1 e

4.

Capo II

OBBLIGHI DEL DATORE DI LAVORO

Art. 78 (Valutazione del rischio)

. 1. Il datore di lavoro, nella valutazione del rischio di cui all'art. 4, comma 1, tiene conto di

tutte le informazioni disponibili relative alle caratteristiche dell'agente biologico e delle modalità

lavorative, ed in particolare:

a) della classificazione degli agenti biologici che presentano o possono presentare un pericolo

per la salute umana quale risultante dall'allegato XI o, in assenza, di quella effettuata dal datore di

lavoro stesso sulla base delle conoscenze disponibili e seguendo i criteri di cui all'art. 75, commi 1

e 2;

b) dell'informazione sulle malattie che possono essere contratte;

c) dei potenziali effetti allergici e tossici;

d) della conoscenza di una patologia della quale è affetto un lavoratore, che è da porre in

correlazione diretta all'attività lavorativa svolta;

e) delle eventuali ulteriori situazioni rese note dall'autorità sanitaria competente che possono

influire sul rischio;

f) del sinergismo dei diversi gruppi di agenti biologici utilizzati.

2. Il datore di lavoro applica i principi di buona prassi microbiologica, ed adotta, in relazione ai

rischi accertati, le misure protettive e preventive di cui al presente titolo, adattandole alle

particolarità delle situazioni lavorative (1).

3. Il datore di lavoro effettua nuovamente la valutazione di cui al comma 1 in occasione di

modifiche dell'attività lavorativa significative ai fini della sicurezza e della salute sul lavoro e, in

ogni caso, trascorsi tre anni dall'ultima valutazione effettuata.

4. Nelle attività, quali quelle riportate a titolo esemplificativo nell'allegato IX, che, pur non

comportando la deliberata intenzione di operare con agenti biologici, possono implicare il rischio

di esposizioni dei lavoratori agli stessi, il datore di lavoro può prescindere dall'applicazione delle

disposizioni di cui agli articoli 80, 81, commi 1 e 2, 82, comma 3, e 86, qualora i risultati della

valutazione dimostrano che l'attuazione di tali misure non è necessaria.

5. Il documento di cui all'art. 4, commi 2 e 3, è integrato dai seguenti dati:

a) le fasi del procedimento lavorativo che comportano il rischio di esposizione ad agenti

biologici;

b) il numero dei lavoratori addetti alle fasi di cui alla lettera a);

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c) le generalità del responsabile del servizio di prevenzione e protezione dai rischi;

d) i metodi e le procedure lavorative adottate, nonchè le misure preventive e protettive

applicate;

e) il programma di emergenza per la protezione dei lavoratori contro i rischi di esposizione ad

un agente biologico del gruppo 3 o del gruppo 4, nel caso di un difetto nel contenimento fisico.

6. Il rappresentante per la sicurezza è consultato prima dell'effettuazione della valutazione di

cui al comma 1 ed ha accesso anche ai dati di cui al comma 5.

(1) Comma così sostituito dallart. 21, comma 2, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

Art. 79 (Misure tecniche, organizzative, procedurali)

. 1. In tutte le attività per le quali la valutazione di cui all'art. 78 evidenzia rischi per la salute

dei lavoratori il datore di lavoro attua misure tecniche, organizzative e procedurali, per evitare ogni

esposizione degli stessi ad agenti biologici.

2. In particolare, il datore di lavoro:

a) evita l'utilizzazione di agenti biologici nocivi, se il tipo di attività lavorativa lo consente;

b) limita al minimo i lavoratori esposti, o potenzialmente esposti, al rischio di agenti biologici;

c) progetta adeguatamente i processi lavorativi;

d) adotta misure collettive di protezione ovvero misure di protezione individuali qualora non

sia possibile evitare altrimenti l'esposizione;

e) adotta misure igieniche per prevenire e ridurre al minimo la propagazione accidentale di un

agente biologico fuori dal luogo di lavoro;

f) usa il segnale di rischio biologico, rappresentato nell'allegato X, e altri segnali di

avvertimento appropriati;

g) elabora idonee procedure per prelevare, manipolare e trattare campioni di origine umana ed

animale;

h) definisce procedure di emergenza per affrontare incidenti;

i) verifica la presenza di agenti biologici sul luogo di lavoro al di fuori del contenimento fisico

primario, se necessario o tecnicamente realizzabile;

l) predispone i mezzi necessari per la raccolta, l'immagazzinamento e lo smaltimento dei rifiuti

in condizioni di sicurezza, mediante l'impiego di contenitori adeguati ed identificabili

eventualmente dopo idoneo trattamento dei rifiuti stessi;

m) concorda procedure per la manipolazione ed il trasporto in condizioni di sicurezza di agenti

biologici all'interno del luogo di lavoro.

Art. 80 (Misure igieniche)

. 1. In tutte le attività nelle quali in valutazione di cui all'art. 78 evidenzia rischi per la salute

dei lavoratori, il datore di lavoro assicura che:

a) i lavoratori dispongano dei servizi sanitari adeguati provvisti di docce con acqua calda e

fredda, nonchè, se del caso, di lavaggi oculari e antisettici per la pelle;

b) i lavoratori abbiano in dotazione indumenti protettivi od altri indumenti idonei, da riporre in

posti separati dagli abiti civili;

c) i dispositivi di protezione individuale siano controllati, disinfettati e puliti dopo ogni

utilizzazione, provvedendo altresì a far riparare o sostituire quelli difettosi prima dell'utilizzazione

successiva;

d) gli indumenti di lavoro e protettivi che possono essere contaminati da agenti biologici

vengano tolti quando il lavoratore lascia la zona di lavoro, conservati separatamente dagli altri

indumenti, disinfettati, puliti e, se necessario, distrutti.

2. E' vietato assumere cibi o bevande e fumare nelle aree di lavoro in cui c'è rischio di

esposizione.

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Art. 81 (Misure specifiche per le strutture sanitarie e veterinarie)

. 1. Il datore di lavoro, nelle strutture sanitarie e veterinarie, in sede di valutazione dei rischi,

presta particolare attenzione alla possibile presenza di agenti biologici nell'organismo dei pazienti o

degli animali e nei relativi campioni e residui e al rischio che tale presenza comporta in relazione al

tipo di attività svolta.

2. In relazione ai risultati della valutazione, il datore di lavoro definisce e provvede a che siano

applicate procedure che consentono di manipolare, decontaminare ed eliminare senza rischi per

l'operatore e per la comunità, i materiali ed i rifiuti contaminati.

3. Nei servizi di isolamento che ospitano pazienti od animali che sono, o potrebbero essere,

contaminati da agenti biologici del gruppo 3 o del gruppo 4, le misure di contenimento da attuare

per ridurre al minimo il rischio di infezione sono indicate nell'allegato XII.

Art. 82 (Misure specifiche per i laboratori e gli stabulari)

. 1. Fatto salvo quanto specificatamente previsto all'allegato XI, punto 6, nei laboratori

comportanti l'uso di agenti biologici dei gruppi 2, 3 o 4 a fini di ricerca, didattici o diagnostici, e

nei locali destinati ad animali da laboratorio deliberamente contaminati con tali agenti, il datore di

lavoro adotta idonee misure di contenimento in conformità all'allegato XII.

2. Il datore di lavoro assicura che l'uso di agenti biologici sia eseguito:

a) in aree di lavoro corrispondenti almeno al secondo livello di contenimento, se l'agente

appartiene al gruppo 2;

b) in aree di lavoro corrispondenti almeno al terzo livello di contenimento, se l'agente

appartiene al gruppo 3;

c) in aree di lavoro corrispondenti almeno al quarto livello di contenimento, se l'agente

appartiene al gruppo 4.

3. Nei laboratori comportanti l'uso di materiali con possibile contaminazione da agenti

biologici patogeni per l'uomo e nei locali destinati ad animali da esperimento, possibili portatori di

tali agenti, il datore di lavoro adotta misure corrispondenti almeno a quelle del secondo livello di

contenimento.

4. Nei luoghi di cui ai commi 1 e 3 in cui si fa uso di agenti biologici non ancora classificati,

ma il cui uso può far sorgere un rischio grave per la salute dei lavoratori, il datore di lavoro adotta

misure corrispondenti almeno a quelle del terzo livello di contenimento.

5. Per i luoghi di lavoro di cui ai commi 3 e 4, il Ministero della sanità, sentito l'Istituto

superiore di sanità, può individuare misure di contenimento più elevate.

Art. 83 (Misure specifiche per i processi industriali).

1. Fatto salvo quanto specificamente previsto all'allegato XI, punto 6, nei processi industriali

comportanti l'uso di agenti biologici dei gruppi 2, 3 e 4, il datore di lavoro adotta misure

opportunamente scelte tra quelle elencate nell'allegato XIII, tenendo anche conto dei criteri di cui

all'art. 82, comma 2.

2. Nel caso di agenti biologici non ancora classificati, il cui uso può far sorgere un rischio

grave per la salute dei lavoratori, il datore di lavoro adotta misure corrispondenti almeno a quelle

del terzo livello di contenimento.

Art. 84 (Misure di emergenza).

1. Se si verificano incidenti che possono provocare la dispersione nell'ambiente di un agente

biologico appartenente ai gruppi 2, 3 o 4, i lavoratori devono abbandonare immediatamente la zona

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interessata, cui possono accedere soltanto quelli addetti ai necessari interventi, con l'obbligo di

usare gli idonei mezzi di protezione.

2. Il datore di lavoro informa al più presto l'organo di vigilanza territorialmente competente,

nonchè i lavoratori ed il rappresentante per la sicurezza, dell'evento, delle cause che lo hanno

determinato e delle misure che intende adottare, o che ha già adottato, per porre rimedio alla

situazione creatasi.

3. I lavoratori segnalano immediatamente al datore di lavoro o al dirigente o al preposto,

qualsiasi infortunio o incidente relativo all'uso di agenti biologici.

Art. 85 (Informazioni e formazione)

. 1. Nelle attività per le quali la valutazione di cui all'art. 78 evidenzia rischi per la salute dei

lavoratori, il datore di lavoro fornisce ai lavoratori, sulla base delle conoscenze disponibili,

informazioni ed istruzioni, in particolare per quanto riguarda:

a) i rischi per la salute dovuti agli agenti biologici utilizzati;

b) le precauzioni da prendere per evitare l'esposizione;

c) le misure igieniche da osservare;

d) la funzione degli indumenti di lavoro e protettivi e dei dispositivi di protezione individuale

ed il loro corretto impiego;

e) le procedure da seguire per la manipolazione di agenti biologici del gruppo 4;

f) il modo di prevenire il verificarsi di infortuni e le misure da adottare per ridurne al minimo

le conseguenze.

2. Il datore di lavoro assicura ai lavoratori una formazione adeguata in particolare in ordine a

quanto indicato al comma 1.

3. L'informazione e la formazione di cui ai commi 1 e 2 sono fornite prima che i lavoratori

siano adibiti alle attività in questione, e ripetute, con frequenza almeno quinquennale, e comunque

ogni qualvolta si verificano nelle lavorazioni cambiamenti che influiscono sulla natura e sul grado

dei rischi.

4. Nel luogo di lavoro sono apposti in posizione ben visibile cartelli su cui sono riportate le

procedure da seguire in caso di infortunio od incidente.

Capo III

SORVEGLIANZA SANITARIA

Art. 86 (Prevenzione e controllo)

. 1. I lavoratori addetti alle attività per le quali la valutazione dei rischi ha evidenziato un

rischio per la salute sono sottoposti alla sorveglianza sanitaria.

2. Il datore di lavoro, su conforme parere del medico competente, adotta misure protettive

particolari per quei lavoratori per i quali, anche per motivi sanitari individuali, si richiedono misure

speciali di protezione, fra le quali:

a) la messa a disposizione di vaccini efficaci per quei lavoratori che non sono già immuni

all'agente biologico presente nella lavorazione, da somministrare a cura del medico competente;

b) l'allontanamento temporaneo del lavoratore secondo le procedure dell'art. 8 del decreto

legislativo 15 agosto 1991, n. 277.

2-bis. Ove gli accertamenti sanitari abbiano evidenziato, nei lavoratori esposti in modo analogo

ad uno stesso agente, l'esistenza di anomalia imputabile a tale esposizione, il medico competente ne

informa il datore di lavoro (1).

2-ter. A seguito dell'informazione di cui al comma 3 il datore di lavoro effettua una nuova

valutazione del rischio in conformità all'art. 78 (1).

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2-quater. Il medico competente fornisce ai lavoratori adeguate informazioni sul controllo

sanitario cui sono sottoposti e sulla necessità di sottoporsi ad accertamenti sanitari anche dopo la

cessazione dell'attività che comporta rischio di esposizione a particolari agenti biologici individuati

nell'allegato XI, nonchè sui vantaggi ed inconvenienti della vaccinazione e della non vaccinazione

(1).

(1) Comma aggiunto dall art. 21, comma 3, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

Art. 87 (Registri degli esposti e degli eventi accidentali).

1. I lavoratori addetti ad attività comportanti uso di agenti del gruppo 3 ovvero 4 sono iscritti

in un registro in cui sono riportati, per ciascuno di essi, l'attività svolta, l'agente utilizzato e gli

eventuali casi di esposizione individuale.

2. Il datore di lavoro istituisce ed aggiorna il registro di cui al comma 1 e ne cura la tenuta

tramite il medico competente. Il responsabile del servizio di prevenzione e protezione e il

rappresentante per la sicurezza hanno accesso a detto registro.

3. Il datore di lavoro:

a) consegna copia del registro di cui al comma 1 all'Istituto superiore di sanità, all'Istituto

superiore per la prevenzione e sicurezza sul lavoro e all'organo di vigilanza competente per

territorio, comunicando ad essi, ogni tre anni e comunque ogni qualvolta questi ne fanno richiesta,

le variazioni intervenute (1);

b) comunica all'Istituto superiore per la prevenzione e sicurezza sul lavoro e all'organo di

vigilanza competente per territorio la cessazione del rapporto di lavoro dei lavoratori di cui al

comma 1 fornendo al contempo l'aggiornamento dei dati che li riguardano e consegna al medesimo

Istituto le relative cartelle sanitarie e di rischio (1);

c) in caso di cessazione di attività dell'azienda, consegna all'Istituto superiore di sanità e

all'organo di vigilanza competente per territorio, copia del registro di cui al comma 1 e all'Istituto

superiore per la prevenzione e sicurezza sul lavoro copia del medesimo registro nonchè le cartelle

sanitarie e di rischio (1);

d) in caso di assunzione di lavoratori che hanno esercitato attività che comportano rischio di

esposizione allo stesso agente richiede all'ISPESL copia delle annotazioni individuali contenute nel

registro di cui al comma 1, nonchè copia della cartella sanitaria e di rischio (2);

e) tramite il medico competente comunica ai lavoratori interessati le relative annotazioni

individuali contenute nel registro di cui al comma 1 e nella cartella sanitaria e di rischio ed al

rappresentante per la sicurezza i dati collettivi anonimi contenuti nel registro di cui al comma 1 (2).

4. Le annotazioni individuali contenute nel registro di cui al comma 1 e le cartelle sanitarie e di

rischio sono conservate dal datore di lavoro fino a risoluzione del rapporto di lavoro e dall'ISPESL

fino a dieci anni dalla cessazione di ogni attività che espone ad agenti biologici. Nel caso di agenti

per i quali è noto che possono provocare infezioni consistenti o latenti o che danno luogo a malattie

con recrudescenza periodica per lungo tempo o che possono avere gravi sequele a lungo termine

tale periodo è di quaranta anni (3).

5. La documentazione di cui ai precedenti commi è custodita e trasmessa con salvaguardia del

segreto professionale.

6. I modelli e le modalità di tenuta del registro di cui al comma 1 e delle cartelle sanitarie e di

rischio sono determinati con decreto del Ministro della sanità e del lavoro e della previdenza

sociale sentita la commissione consultiva permanente (4).

7. L'ISPESL trasmette annualmente al Ministero della sanità dati di sintesi relativi alle

risultanze del registro di cui al comma 1.

(1) Lettera così sostituita dallart. 21, comma 4, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

(2) Lettera così modificata dallart. 21, comma 5, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

(3) Comma così modificato dallart. 21, comma 5, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

(4) Comma così sostituito dallart. 21, comma 6, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

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Art. 88 (Registro dei casi di malattia e di decesso).

1. Presso l'ISPESL è tenuto un registro dei casi di malattia ovvero di decesso dovuti

all'esposizione ad agenti biologici.

2. I medici, nonchè le strutture sanitarie, pubbliche o private, che refertano i casi di malattia,

ovvero di decesso di cui al comma 1, trasmettono all'ISPESL copia della relativa documentazione

clinica.

3. Con decreto dei Ministri della sanità e del lavoro e della previdenza sociale, sentita la

commissione consultiva, sono determinati il modello e le modalità di tenuta del registro di cui al

comma 1, nonchè le modalità di trasmissione della documentazione di cui al comma 2.

4. Il Ministero della sanità fornisce alla commissione CE, su richiesta, informazioni su

l'utilizzazione dei dati del registro di cui al comma 1.

Titolo IX

SANZIONI

Art. 89 (Contravvenzioni commesse dai datori di lavoro e dai dirigenti)

(1) 1. Il datore di lavoro è punito con l'arresto da tre a sei mesi o con l'ammenda da lire tre milioni

a otto milioni per la violazione degli articoli 4, commi 2, 4, lettera a), 6, 7 e 11, primo periodo; 63,

commi 1, 4 e 5; 69, comma 5, lettera a); 78, commi 3 e 5; 86, comma 2-ter.

2. Il datore di lavoro ed il dirigente sono puniti:

(2) a) con l'arresto da tre a sei mesi o con l'ammenda da lire tre milioni a lire otto milioni per la

violazione degli articoli 4, comma 5, lettere b), d), e), h), l), n) e q); 7, comma 2; 12, commi 1,

lettere d) ed e) e 4; 15, comma 1; 22, commi 1 a 5; 30, commi 3, 4, 5 e 6; 31, commi 3 e 4; 32; 35,

commi 1, 2, 4, 4-bis, 4-ter, 4-quater e 5; 36, comma 8-ter; 38; 41; 43, commi 3, 4, lettere a), b), d) e

g) e 5; 48; 49, comma 2; 52, comma 2; 54; 55, commi 1, 3 e 4; 56, comma 2; 58; 72-quater, commi

da 1 a 3,6 e 7;72 sexies;72 septies;72 novies, commi 1, 3, 4 e 5;72 decies, comma 7;62; 63, comma

3; 64; 65, comma 1; 66, comma 2; 67, commi 1 e 2; 68; 69, commi 1, 2 e 5, lettera b); 77, comma

1; 78, comma 2; 79; 80, comma 1; 81, commi 2 e 3; 82; 85, comma 2; 86, commi 1 e 2;

(3) b) con l'arresto da due a quattro mesi o con l'ammenda da lire un milione a lire 5 milioni per la

violazione degli articoli 4, commi 4, lettere b) e c), 5, lettere c), f), g), i), m) e p); 7, commi 1 e 3;

9, comma 2; 10; 12, comma 1, lettere a), b) e c); 21; 37; 43, comma 4, lettere c), e) ed f); 49,

comma 1; 56, comma 1; 57; 72-octies, commi 1,2 e 3, 72-decies, commi 1,2,3 e 5;66, commi 1 e 4;

67, comma 3; 70, comma 1; 76, commi 1, 2 e 3; 77, comma 4; 84, comma 2; 85, commi 1 e 4; 87,

commi 1 e 2.

3. ll datore di lavoro ed il dirigente sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire 1

milione a lire 6 milioni per la violazione degli articoli 4, commi 5, lettera o), e 8; 8, comma 11; 11;

70, commi 3,4,5,6 e 8 ; 87, commi 3 e 4.

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(1) Articolo così sostituito dallart. 22 del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242 e modificato dallarticolo

6 del D.Lgs. 4 agosto 1999, n. 359 e dallart. 11 del Dlgs 25/ febbraio 2000, n. 66.

(2) Modificato dallArt. 3 comma 1 del D.Lgs 02/02/2002, n. 25

(3) Modificato dallArt. 3 comma 2 del D.Lgs 02/02/2002, n. 25

Art. 90 (Contravvenzioni commesse dai preposti)

(1). 1. I preposti sono puniti:

(2) a) con l'arresto sino a due mesi o con l'ammenda da lire cinquecentomila a lire due milioni

per la violazione degli articoli 4, comma 5, lettere b), d), e), h), l), n) e q); 7, comma 2; 12, commi

1, lettere d) ed e), e 4; 15, comma 1; 30, commi 3, 4, 5 e 6; 31, commi 3 e 4; 32; 35, commi 1, 2, 4,

4-bis, 4-ter e 4-quater, 41; 43, commi, 3, 4, lettere a), b) e d); 48; 52, comma 2; 54; 55, commi 1, 3

e 4; 58; 72-quater, commi da 1 a 3, 6 e 7;72-sexies;72-septies;72-novies, commi 1,3,4 e 5;72-

decies, comma 7;62; 63, comma 3; 64; 65, comma 1; 67, commi 1 e 2; 68; 69, commi 1 e 2; 78,

comma 2; 79; 80, comma 1; 81, commi 2 e 3; 82; 83; 86, commi 1 e 2;

(3) b) con l'arresto sino a un mese o con l'ammenda da lire 300 mila a lire 1 milione per la

violazione degli articoli 4, comma 5, lettere c), f), g), i) e m); 7, commi 1, lettera b), e 3; 9, comma

2; 12, comma 1, lettere a) e c); 21; 37; 43, comma 4, lettere c), e) ed f); 49, comma 1; 56, comma

1; 57;72-sexies, comma 8;72-decies, commi 1,2,3 e 5; 66, commi 1 e 4; 85, commi 1 e 4.

(1) Articolo così sostituito dallart. 23 del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242. e modificiato

dallarticolo 6 del D.Lgs. 4 agosto 1999, n. 359, riportato in Appendice di aggiornamento.

(2) Modificato dallArt. 3 comma 3 del D.Lgs 02/02/2002, n. 25

(3) Modificato dallArt. 3 comma 4 del D.Lgs 02/02/2002, n. 25

Art. 91 (Contravvenzioni commesse dai progettisti, dai fabbricanti e dagli installatori)

(1). 1. La violazione dell'art. 6, comma 2, è punita con l'arresto fino a sei mesi o con

l'ammenda da lire quindici milioni a lire sessanta milioni.

2. La violazione dell'art. 6, commi 1 e 3, è punita con l'arresto fino ad un mese o con

l'ammenda da lire seicentomila a lire due milioni.

(1) Rubrica così sostituita dallart. 24, comma 1, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

Art. 92 (Contravvenzioni commesse dal medico competente)

. 1. Il medico competente è punito:

(a) con l'arresto fino a due mesi o con l'ammenda da lire un milione a lire sei milioni per la

violazione degli articoli 17, comma 1, lettere b), d), h) e l);72-decies comma 3, primo periodo e

comma 6;72-undecies; 69, comma 4; 86, comma 2 bis (1)(3);

b) con l'arresto fino a un mese o con l'ammenda da lire cinquecentomila a lire tre milioni per la

violazione degli articoli 17, comma 1, lettere e), f), g) ed i), nonchè del comma 3 e 70, comma 2.

(2).

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(1) Lettera così modificata dallart. 24, comma 2, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

(2) Lettera così modificata dallart. 24, comma 3, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242

e dallart. 11 del Dlgs 25 febbraio 2000, n. 66.

(3) Modificato dallArt. 3 comma 5 del D.Lgs 02/02/2002, n. 25

Art. 93 (Contravvenzioni commesse dai lavoratori)

(1). 1. I lavoratori sono puniti:

a) con l'arresto fino a un mese o con l'ammenda da lire quattrocentomila a lire un milione e

duecentomila per la violazione degli articoli 5, comma 2; 12, comma 3, primo periodo; 39; 44; 84,

comma 3 (2);

b) con l'arresto fino a quindici giorni o con l'ammenda da lire duecentomila a lire seicentomila

per la violazione degli articoli 67, comma 2; 84, comma 1.

(1) Articolo così modificato dall'art. 27, comma 13, del D.Lgs. 19 dicembre 1994, n. 758.

(2) Lettera così modificata dallart. 24, comma 4, del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

Art. 94 (Violazioni amministrative)

. 1. Chiunque viola le disposizioni di cui agli articoli 65, comma 2, e 80, comma 2, è punito

con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire centomila a lire trecentomila.

Titolo X

DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI

Art. 95 (Norma transitoria)

. 1. In sede di prima applicazione del presente decreto e comunque non oltre il 31 dicembre

1996 il datore di lavoro che intende svolgere direttamente i compiti di prevenzione e protezione dai

rischi è esonerato dalla frequenza del corso di formazione di cui al comma 2 dell'art. 10, ferma

restando l'osservanza degli adempimenti previsti dal predetto art. 10, comma 2, lettere a), b) e c).

Art. 96 (Decorrenza degli obblighi di cui all'art. 4)

. 1. E' fatto obbligo di adottare le misure di cui all'art. 4 nel termine di dodici mesi dalla data di

entrata in vigore del presente decreto.

Art. 96 bis (Attuazione degli obblighi)

(1). 1. Il datore di lavoro che intraprende un'attività lavorativa di cui all'art. 1 è tenuto a

elaborare il documento di cui all'art. 4, comma 2, del presente decreto entro tre mesi dall'effettivo

inizio dell'attività.

(1) Articolo inserito dallart. 25 del D.Lgs. 19 marzo 1996, n. 242.

Art. 97 (Obblighi d'informazione)

1. Il Ministero del lavoro e della previdenza sociale trasmette alla commissione:

a) il testo delle disposizioni di diritto interno adottate nel settore della sicurezza e della salute

dei lavoratori durante il lavoro;

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b) ogni cinque anni, una relazione sull'attuazione pratica delle disposizioni dei titoli I, II, III e

IV;

c) ogni quattro anni, una relazione sull'attuazione pratica delle disposizioni dei titoli V e VI.

2. Le relazioni di cui al comma 1 sono trasmesse anche alle commissioni parlamentari.

Art. 98 (Norma finale).

1. Restano in vigore, in quanto non specificatamente modificate dal presente decreto, le

disposizioni vigenti in materia di prevenzione degli infortuni ed igiene del lavoro.

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