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Legge 10 agosto 2000, n. 251

"Disciplina delle professioni sanitarie infermieristiche, tecniche, della riabilitazione, della

prevenzione nonchè della professione ostetrica"

(Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 208 del 6 settembre 2000)

Art. 1.

(Professioni sanitarie infermieristiche

e professione sanitaria ostetrica)

1. Gli operatori delle professioni sanitarie dell’area delle scienze infermieristiche e della professione

sanitaria ostetrica svolgono con autonomia professionale attività dirette alla prevenzione, alla cura e

salvaguardia della salute individuale e collettiva, espletando le funzioni individuate dalle norme istitutive

dei relativi profili professionali nonchè dagli specifici codici deontologici ed utilizzando metodologie di

pianificazione per obiettivi dell’assistenza.

2. Lo Stato e le regioni promuovono, nell’esercizio delle proprie funzioni legislative, di indirizzo, di

programmazione ed amministrative, la valorizzazione e la responsabilizzazione delle funzioni e del ruolo

delle professioni infermieristico-ostetriche al fine di contribuire alla realizzazione del diritto alla salute, al

processo di aziendalizzazione nel Servizio sanitario nazionale, all’integrazione dell’organizzazione del

lavoro della sanità in Italia con quelle degli altri Stati dell’Unione europea.

3. Il Ministero della sanità, previo parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le

regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, emana linee guida per:

a) l’attribuzione in tutte le aziende sanitarie della diretta responsabilità e gestione delle attività di

assistenza infermieristica e delle connesse funzioni;

b) la revisione dell’organizzazione del lavoro, incentivando modelli di assistenza personalizzata.

Art. 2.

(Professioni sanitarie riabilitative)

1. Gli operatori delle professioni sanitarie dell’area della riabilitazione svolgono con titolarità e autonomia

professionale, nei confronti dei singoli individui e della collettività, attività dirette alla prevenzione, alla

cura, alla riabilitazione e a procedure di valutazione funzionale, al fine di espletare le competenze proprie

previste dai relativi profili professionali.

2. Lo Stato e le regioni promuovono, nell’esercizio delle proprie funzioni legislative, di indirizzo, di

programmazione ed amministrative, lo sviluppo e la valorizzazione delle funzioni delle professioni

sanitarie dell’area della riabilitazione, al fine di contribuire, anche attraverso la diretta

responsabilizzazione di funzioni organizzative e didattiche, alla realizzazione del diritto alla salute del

cittadino, al processo di aziendalizzazione e al miglioramento della qualità organizzativa e professionale

nel Servizio sanitario nazionale, con l’obiettivo di una integrazione omogenea con i servizi sanitari e gli

ordinamenti degli altri Stati dell’Unione europea.

Art. 3.

(Professioni tecnico-sanitarie)

1. Gli operatori delle professioni sanitarie dell’area tecnico-diagnostica e dell’area tecnico-assistenziale

svolgono, con autonomia professionale, le procedure tecniche necessarie alla esecuzione di metodiche

diagnostiche su materiali biologici o sulla persona, ovvero attività tecnico-assistenziale, in attuazione di

quanto previsto nei regolamenti concernenti l’individuazione delle figure e dei relativi profili professionali

definiti con decreto del Ministro della sanità.

2. Lo Stato e le regioni promuovono, nell’esercizio delle proprie funzioni legislative, di indirizzo, di

programmazione ed amministrative, lo sviluppo e la valorizzazione delle funzioni delle professioni

sanitarie dell’area tecnico-sanitaria, al fine di contribuire, anche attraverso la diretta responsabilizzazione

di funzioni organizzative e didattiche, al diritto alla salute del cittadino, al processo di aziendalizzazione e

al miglioramento della qualità organizzativa e professionale nel Servizio sanitario nazionale con l’obiettivo

di una integrazione omogenea con i servizi sanitari e gli ordinamenti degli altri Stati dell’Unione europea.

Art. 4.

(Professioni tecniche della prevenzione)

1. Gli operatori delle professioni tecniche della prevenzione svolgono con autonomia tecnico-professionale

attività di prevenzione, verifica e controllo in materia di igiene e sicurezza ambientale nei luoghi di vita e

di lavoro, di igiene degli alimenti e delle bevande, di igiene e sanità pubblica e veterinaria. Tali attività

devono comunque svolgersi nell’ambito della responsabilità derivante dai profili professionali.

2. I Ministeri della sanità e dell’ambiente, previo parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo

Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, emanano linee guida per l’attribuzione in

tutte le aziende sanitarie e nelle agenzie regionali per l’ambiente della diretta responsabilità e gestione

delle attività di competenza delle professioni tecniche della prevenzione.

Art. 5.

(Formazione universitaria)

1. Il Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica, di concerto con il Ministro della sanità,

ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 17, comma 95, della legge 15 maggio 1997, n. 127, individua

con uno o più decreti i criteri per la disciplina degli ordinamenti didattici di specifici corsi universitari ai

quali possono accedere gli esercenti le professioni di cui agli articoli 1,2,3 e 4 della presente legge, in

possesso di diploma universitario o di titolo equipollente per legge.

2. Le università nelle quali è attivata la scuola diretta a fini speciali per docenti e dirigenti di assistenza

infermieristica sono autorizzate alla progressiva disattivazione della suddetta scuola contestualmente alla

attivazione dei corsi universitari di cui al comma 1.

Art. 6.

(Definizione delle professioni e dei relativi livelli di inquadramento)

1. Il Ministro della sanità, di concerto con il Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica,

acquisiti i pareri del Consiglio superiore di sanità e del comitato di medicina del Consiglio universitario

nazionale, include le diverse figure professionali esistenti o che saranno individuate successivamente in

una delle fattispecie di cui agli articoli 1, 2, 3 e 4.

2. Il Governo, con atto regolamentare emanato ai sensi dell’articolo 18, comma 1, del decreto legislativo

30 dicembre 1992, n. 502, come sostituito dall’articolo 19 del decreto legislativo 7 dicembre 1993, n. 517,

definisce la disciplina concorsuale, riservata al personale in possesso degli specifici diplomi rilasciati al

termine dei corsi universitari di cui all’articolo 5, comma 1, della presente legge, per l’accesso ad una

nuova qualifica unica di dirigente del ruolo sanitario, alla quale si accede con requisiti analoghi a quelli

richiesti per l’accesso alla dirigenza del Servizio sanitario nazionale di cui all’articolo 26 del decreto

legislativo 3 febbraio 1993, n. 29. Le regioni possono istituire la nuova qualifica di dirigente del ruolo

sanitario nell’ambito del proprio bilancio, operando con modificazioni compensative delle piante organiche

su proposta delle aziende sanitarie locali e delle aziende ospedaliere.

Art. 7.

(Disposizioni transitorie)

1. Al fine di migliorare l’assistenza e per la qualificazione delle risorse le aziende sanitarie possono

istituire il servizio dell’assistenza infermieristica ed ostetrica e possono attribuire l’incarico di dirigente del

medesimo servizio. Fino alla data del compimento dei corsi universitari di cui all’articolo 5 della presente

legge l’incarico, di durata triennale rinnovabile, è regolato da contratti a tempo determinato, da stipulare,

nel limite numerico indicato dall’articolo 15-septies, comma 2, del decreto legislativo 30 dicembre 1992,

n. 502, introdotto dall’articolo 13 del decreto legislativo 19 giugno 1999, n. 229, dal direttore generale

con un appartenente alle professioni di cui all’articolo 1 della presente legge, attraverso idonea procedura

selettiva tra i candidati in possesso di requisiti di esperienza e qualificazione professionale predeterminati.

Gli incarichi di cui al presente articolo comportano l’obbligo per l’azienda di sopprimere un numero pari di

posti di dirigente sanitario nella dotazione organica definita ai sensi della normativa vigente. Per i

dipendenti delle amministrazioni pubbliche si applicano le disposizioni del comma 4 del citato articolo 15-

septies. Con specifico atto d’indirizzo del Comitato di settore per il comparto sanità sono emanate le

direttive all’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN) per la

definizione, nell’ambito del contratto collettivo nazionale dell’area della dirigenza dei ruoli sanitario,

amministrativo, tecnico e professionale del Servizio sanitario nazionale, del trattamento economico dei

dirigenti nominati ai sensi del presente comma nonchè delle modalità di conferimento, revoca e verifica

dell’incarico.

2. Le aziende sanitarie possono conferire incarichi di dirigente, con modalità analoghe a quelle previste al

comma 1, per le professioni sanitarie di cui alla legge 26 febbraio 1999, n. 42, nelle regioni nelle quali

sono emanate norme per l’attribuzione della funzione di direzione relativa alle attività della specifica area

professionale.

3. La legge regionale che disciplina l’attività e la composizione del Collegio di direzione di cui all’articolo

17 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, prevede la

partecipazione al medesimo Collegio dei dirigenti aziendali di cui ai commi 1 e 2 del presente articolo.

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