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La pratica di questa disciplina medica è rivolta principalmente al trattamento dei tumori. In base alle incidenza medie di pazienti con nuovi tumori all’anno ogni 100 mila individui nei diversi Paesi, considerando la necessità per questi stessi pazienti di una ‘copertura terapeutica da Radioterapia’ di circa il 61% nel primo approccio ed il fatto che vi è un ritrattamento in circa il 39% , ciò significa che in un ‘bacino di utenza’ di 750.000 abitanti vi sarà un numero di pazienti di 1300-1800 all’ anno che usufruiranno della Radioterapia.

Pur essendo una applicazione clinica anche della radiologia generale, talvolta è erroneamente confusa con la radiologia diagnostica consistente nell'utilizzo di radiazioni per imaging clinico o per applicazioni biologico-nucleari.

La panirradiazione corporea, cioè irradiazione totale e simultanea del corpo (in una o più frazioni), o total body irradiation (TBI), consiste in una particolare tecnica radioterapica utilizzata per preparare il paziente a ricevere un trapianto di midollo osseo (TMO o BMT). High dose and not high dose TBI for BMT.Da menzionare la low dose e la very low dose TBI anche impiegate con indicazioni cliniche diverse.

L'irradiazione cutanea totale con elettroni invece è denominata total skin electron irradiation (TSEI).

Alcune applicazioni della radioterapia sono utilizzate anche nel trattamento di situazioni non oncologiche ( più frequentemente, ma non esclusivamente, in Geriatria ).

Le 'difficoltà nell'utilizzo di questa pratica medica' consistono nei potenziali pericoli dovuti all'impiego delle stesse radiazioni ionizzanti, nei possibili danni da radiazioni e nella probabilità che le stesse inducano l'insorgenza di secondi tumori. In compenso' l'utilità dell'utilizzo di questa pratica medica' è decisamente consolidata.

Principi di funzionamento
 
La radioterapia si basa sul principio d'indirizzare la radiazione ionizzante sulle cellule cancerogene per danneggiarne il DNA. Le cellule sane dispongono di meccanismi atti a riparare i danni che possono avvenire sul loro DNA, ma nelle cellule cancerogene questi meccanismi sono molto meno efficienti. La principale limitazione dell'uso di questa tecnica consiste nel fatto che le cellule di tumori solidi risultano essere in debito di ossigeno (questo stato viene chiamato di ipossia) e questo le rende tanto più resistenti alle radiazioni quanto minore è la presenza di ossigeno. In poche parole l'effetto ossidante dell'ossigeno oltre a rendere meno riparabile il danno biologico causato dai radicali liberi generati dalle ionizzazioni (che poi è il sistema principale del funzionamento della radioterapia), interagisce con gli atomi H+ liberi (creando ossidanti oh*) evitando la reazione di ritorno che altrimenti si avrebbe (h*+oh*====> H2O). Tale effetto è più marcato nelle radiazioni a basso Let, tanto che in presenza di ossigeno l'efficacia biologica di tali radiazioni è aumentato di 3 volte. Sono in sperimentazione tecniche per aumentare l'ossigenazione in fase di trattamento radioterapico (o diminuire l'ossigeno nei tessuti sani antistanti i tumori per limitarne il danno biologico).

Indicazioni
 
Principalmente indicata per il trattamento di neoplasie, trova però, anche se poco frequentemente, utilizzo per patologie non tumorali che si giovano dagli effetti indotti dalle radiazioni; come nel caso di esoftalmo endocrino, nella prevenzione dei cheloidi, nella prevenzione delle ossificazioni eterotopiche o come nel caso della radiochirurgia impiegata nel trattamento di malformazioni artero-venose intracraniche.

Esistono studi nella direzione opposta, di un possibile legame causa-effetto fra la radiazione ionizzante e il cancro. La radiazione potrebbe interferire con la vita della cellula, determinando il tumore in una cellula sana, o un cambiamento verso la guarigione di una cellula cancerosa. In questo caso, la radioterapia potrebbe essere sia rimedio che una causa del cancro (come capita anche per il farmaco, che può essere cura e veleno al contempo).

Modalità e tecniche
 

L'obiettivo che la Radioterapia si prefigge è di ottenere la totale distruzione di una neoplasia, senza indurre alterazioni gravi e irreversibili ai tessuti circostanti. Per garantire questo risultato occorre dunque utilizzare tecniche appropriate avvalendosi di differenti tipi di radiazioni, sia fotoniche (raggi X o raggi gamma ?) o corpuscolari (elettroni, raggi alfa a, protoni, ioni carbonio, ecc.) differentemente distribuite alla sede neoplastica, preservando al massimo le strutture adiacenti.

Tecniche
 
In un approccio multidisciplinare (e talora anche multi – istituzionale) che comporta anche controlli ematologici, per quanto riguarda le tecniche radioterapiche per tumori dei vari organi ed apparati della anatomia umana , sono coinvolti: Oncologi con indirizzo terapeutico specialistico nell’utilizzo delle radiazioni(+/- co-trattamenti) e con competenze in Radiobiologia,Radiologi dedicati all’imaging per radioterapia ( RT),Fisici Sanitari,Statistici sanitari,Ingegneri biomedici, Tecnici Sanitari di Radiologia Medica per RT e Dosimetria ed Infermieri dedicati. La prima fase consiste nel ‘posizionamento’ paziente che prevede procedure per mantenerne la riproducibilità . NB L'apparecchiatura per posizionamento e contenzione ‘gradevole’ con sistemi di ‘fissaggio’ fondamentali, trovano solitamente una localizzazione ottimale in prossimità dell'area cosiddetta di simulazione. Quindi vengono ev. pre-simulazione rx, ev. ‘registrazione’ e fusione di immagini multimodali, simulazione virtuale con TC dedicata più sistema di laser mobili con ‘produzione’ anche di DRR o radiografie digitali ricostruite , 'post-simulazione' rx e pianificazione modalità controlli durante trattamento. Da ricordare anche ev. markers. Il TPS è il sistema di Treatment Planning, con identificazione dei volumi di interesse radioterapico compresi gli Organs At Risk o OAR che permette: curve di isodose bidimensionali e ricostruzioni bidimensionali e tridimensionali oltre agli istogrammi Dose-Volume ed ancora le visualizzazioni dette BEV ovvero Beam Eye View e REV ovvero Room Eye View. È necessario anche un sistema per la dosimetria e calibrazione dei fasci di terapia. Le principali tecniche 'propriamente' radioterapiche sono di seguito descritte e richiedono prima di essere eseguite, ( tranne che per IORT,curieterapia e radioterapia metabolica ), portal film for external (=transcutanea) radiotherapy localization and verification.

-Basi di radioterapia esterna a fascio collimato (cioè fasci di radiazioni che, opportunamente collimati, vengono fatti incidere sul volume bersaglio): la radioterapia esterna a fascio collimato si fonda sull'utilizzo di un fascio di radiazioni prodotte da sorgenti situate 'all'esterno del paziente' e viene utilizzata sia con radiazioni fotoniche sia con l'utilizzo di elettroni veloci. Ortovoltaggio: raggi X di bassa energia (roentgenterapia: 'plesioroentgenterapia' e ‘ roentgenterapia non plesio’ ) da macchine di circa 50-500 kV. Altovoltaggio: raggi ? o telecobaltoterapia o TCT,(energia 'media' : 1,25 MV ), o meglio raggi X (ovvero fotoni X ) solitamente a partire da 4 MV prodotti da acceleratore lineare per Radioterapia. A seconda del loro potenziale gli acceleratori lineari o Linac ( che sono spesso ‘Dual Energy fotoni ’ : > 4 MV, 6-18 e/o 6-15 e/o 6-10 MV ) possono produrre anche elettroni di diversi livelli energetici (MeV). Gli elettroni hanno una modalità di diffusione della dose differente da quella dei raggi X , poiché data la massima dose ad una profondità che dipende dalla loro energia, la dose va poi molto velocemente a pressoché zero e dunque vengono utilizzati per irradiare tessuti più superficiali, risparmiando quelli più profondi.

    Radioterapia 'convenzionale' ,previa simulazione rx, con l'utilizzo di TCT con collimatori di 'vecchia generazione' a ganascia e split standard o con l'utilizzo di Linac a partire da 6 MV e sistema isocentrico; da segnalare l'apparecchio detto ‘sagomatore’ ( per risparmiare irradiazione tessuti sani ) +/- ev. ‘compensatore’;da ricordare il 'vecchio' profilatore; da menzionare i filtri a cuneo.
    Radioterapia conformazionale con l'ausilio di sagome con massima personalizzazione; radioterapia conformazionale con CCMB (computer-controlled moving bar); da ricordare anche l'ausilio del whole body frame
    IORT (radioterapia intraoperatoria) in cui una singola, alta dose di radiazioni è somministrata nel corso dell'intervento chirurgico, e viene utilizzata in interventi con elevata recidività locale (ad esempio pancreas o retto), permettendo l'irradiamento del letto tumorale con elettroni
    Radioterapia robotica
    Panirradiazione corporea o total body irradiation (TBI). High dose and not high dose TBI for BMT. (Da menzionare anche la low dose e la very low dose TBI).
    Irradiazione sterotassica esterna, che si avvale di archi multipli di trattamento per la distribuzione della dose. Da ricordare anche la 'Gamma Knife' .
    Radioterapia conformazionale con multileaf, con l'ausilio di collimatori multileaf; da ricordare anche la radioterapia conformazionale rotazionale (RCRT) che usa un acceleratore con ‘montato’ un braccio a C. La testata del linac si muove lungo il braccio a C con un angolo massimo solitamente di 60° . La rotazione simultanea del gantry genera una tecnica ‘conica dinamica’ di irradiazione. La radioterapia conformazionale conica dinamica (dyconic CRT) è stata sviluppata combinando la tecnica con un moto continuo di un collimatore multileaf. La dyconic CRT è in grado di ‘erogazioni’ di fasci noncoplanari senza rotazione del ‘tavolo di trattamento’.
    IMRT, cioè la radioterapia a intensità modulata, che permette una differente distribuzione della dose durante l'irradiamento; da menzionare l'utilizzo di tecniche di Image-Guided e Adaptive Radiotherapy e controllo del movimento respiratorio-"Respiratory Gating" .Da menzionare i sistemi: IMAT ossia Intensity Modulated Arc Therapy, VMAT ossia Volumetric Modulated Arc Therapy, Rapid Arc ossia Radiotherapy Technology for Volumetric Arc Therapy;(anche di 360°).
    La tomoterapia, è impiegata per radioterapia a intensità modulata e consta di un apparecchio TC/TAC (Tomografia computerizzata/Tomografia assiale computerizzata) 'sul quale è montato un acceleratore lineare'.

A proposito della tomoterapia, da segnalare le abbreviazioni Ht ( Helical tomotherapy) e MVCT (MegaVoltage Computed Tomography ).

Se si escludono la TBI e la meno frequente TSEI , considerando le diverse tecniche impiegate per il numero dei pazienti, e circa tre 'campi' per paziente, il tempo medio di trattamento per paziente, inteso come la durata di permanenza nel 'bunker’ (sempre sotto osservazione 'visiva-televisiva' e con continua possibilità dello 'scambiarsi comunicazioni' ), è di 15 minuti e comunque non inferiore ai 10 minuti.

I giorni totali dei trattamenti più frequenti sono 1,5,10,13,15,18,23,25,27,30,35,38;(nb trattamenti palliativi e radicali ).

-Il ciclotrone protoni, neutroni e sincrociclotrone P, C+ (protoni e ioni carbonio), vengono invece impiegati per l'adroterapia.

Il nome adroterapia deriva da terapia adronica che deriva da adrone, una particella caratterizzata da forti interazioni. Il vantaggio del loro utilizzo consiste nella capacità di depositare alte dosi di radiazioni nel tumore limitando al massimo le dosi agli organi critici, anche quando questi si trovano molto vicini al 'bersaglio'.

Prevede il ricorso a un ciclotrone dovendo imprimere velocità particolarmente elevate, impossibili da ottenere con acceleratori di tipo lineare.

Gli ioni carbonio utilizzati hanno una efficacia biologica superiore ai raggi X ed anche ai protoni.

    Brachiterapia , (o curieterapia), che consiste nella localizzazione di un'alta dose in un volume molto piccolo, riducendo la tossicità del trattamento, può essere:
        endocavitaria
        endoluminale
        endovascolare
        interstiziale
        da contatto

La brachiterapia (o curieterapia) fino ad ora impiegata può essere classificata come low-dose rate (LDR), medium-dose rate (MDR), high-dose rate (HDR) e pulsed-dose rate (PDR).

Gli isotopi maggiormente usati sono: iridio 192, iodio 125, stronzio 89, cesio 137, palladio 103, oro 198.

-Selective Internal Radiotherapy Therapy, (SIRT): con apposite microsfere vengono trasportate delle particelle radioattive, ad esempio, direttamente nel fegato attraverso l'arteria epatica.

    Radioterapia metabolica,( vedi anche: Medicina nucleare ) in questa metodica si utilizzano delle sorgenti radioattive non sigillate, introdotte nell'organismo per via orale o parenterale, per poter ottenere un'irradiazione omogenea e selettiva dei tessuti tumorali.

La radioterapia può essere fatta pertanto anche con radionuclidi in tecniche apparentate con la medicina nucleare, per esempio la radioterapia della tiroide con 131I, o quella con stronzio, samario o renio per le metastasi ossee. Da menzionare anche tecniche di radioembolizzazione e la radioterapia recettoriale (ad esempio con ittrio-90 ).

Frazionamento
 
L'intensità di dose, definita come la dose ricevuta nell'unità di tempo, è chiamata meglio tasso di dose[1]; in ogni caso assume importanza notevole, rispetto alla maggioranza dei trattamenti, il frazionamento. Il trattamento radiante esterno è infatti abitualmente non continuo, ma frazionato e viene eseguito seguendo due principali schemi di frazionamento (o somministrazione) della dose:

    convenzionale: la terapia viene eseguita con non più di una frazione giornaliera;
    ipofrazionato: anche qui la terapia viene eseguita con non più di una frazione giornaliera;
    iperfrazionato : la terapia viene eseguita con più di una frazione giornaliera solitamente a non meno di 6 ore l’una dall’altra.

A tasso e frazionamento di dose, volume irradiato e dose totale erogata sono in parte correlabili la tossicità e controllo locale dei trattamenti radioterapici con ottimizzazione dosimetrica e radiobiologica.

Il metodo di somministrare dosi piccole e frequenti è utilizzato specie quando utile a permettere alle cellule e ai tessuti sani di riparare i danni indotti dalle radiazioni, senza alterare l'efficacia sul tumore.

Dosaggio
 
La radioterapia, come del resto la farmacoterapia, ha ovviamente effetti biologici e la dose totale, erogata ed assorbita, è importante anche in relazione al frazionamento scelto (che si correla al concetto di dose somministrata nel tempo ). Il frazionamento come già espresso è suddivisibile in convenzionale e ipofrazionato ( non più di una frazione al giorno) ed iperfrazionato (più di una frazione al giorno).

La somministrazione dell'irradiazione convenzionale è una volta al giorno per 5 giorni consecutivi per una dose settimanale di 9-10 gray = Gy (comunque non inferiore a circa 7,75 Gy e non superiore a circa 11,85 Gy, ovvero 775-900-1000-1185 centigray = cGy). La dose per frazione giornaliera (1 Gy = 100 cGy) è, non considerando un megafrazionamento, usualmente di:

    1,8-2 gray (comunque non inferiore a 1,5-1,6 e non superiore a 2,2-2,5 gray) per il frazionamento convenzionale (un frazionamento utilizzato nel passato in alcuni Paesi è stato anche di 2,67 - 2,75 Gy al giorno)
    uguale o superiore a 2,51-2,91 e non superiore a 3,5-3,75 gray per l'ipofrazionamento cosiddetto moderato
    uguale o superiore a 3,76 e non superiore a 5-5,5 gray, comunque non superiore a 7,5-8 gray, per un ipofrazionamento superiore al moderato
    1-1,6 gray per l'iperfrazionamento

Generalmente l'irradiazione viene effettuata giornalmente (per un massimo di 5 frazioni settimanali) e la dose varia in relazione agli intenti (radicali/sintomatico-palliativi), al tipo di tumore, all'affiancamento ad essa di altre terapie quali la chemioterapia, la chirurgia o l'utilizzo di altre modalita. Nei casi di trattamenti radicali (coi quali si vuole eradicare il tumore), la dose tipica fornita ai tumori epiteliali solidi varia dai 46-50-54 ai 60-70 gray (Gy) o più; per i linfomi le dosi sono comprese fra 20-32,5 e 45 Gy.

Classificazione del trattamento
 
Spesso la radioterapia ,senza chemioterapia o integrata alla chemioterapia (radiochemioterapia), va inquadrata secondo altre terapie, per patologie altrimenti inoperabili (es.cancro della vescica localmente avanzato) o per rendere l'intervento meno mutilante (es.adenocarcinoma del retto), o per migliorare il risultato terapeutico (es.cancro dell'esofago).

La radioterapia può essere classificata come:

    Trattamento curativo, trattamento volto alla eradicazione del tumore, con obiettivo la guarigione del paziente
        Trattamento esclusivo, viene utilizzata solo la radioterapia per eliminare il tumore; eseguita per patologie virtualmente localizzate e radioresponsive, come ad es. in alcune casistiche di tumori prostatici, tumori del distretto ORL-cervicofacciale, tumori ginecologici, linfoma non aggressivo e a basso stadio
        Trattamento alternativo, alla chirurgia (se la chirurgia sarebbe preferibile, ma non fattibile per motivi medici/chirurgici)
        Trattamento adiuvante, quando è in relazione ad altri trattamenti:
            Trattamento neoadiuvante, quando questa terapia verrà poi seguita da altri trattamenti (operazione chirurgica), e viene effettuata per poter facilitare l'operazione e ridurre i rischi al paziente
            Trattamento intradiuvante (IORT), quando viene eseguita durante altri trattamenti (operazione chirurgica), per poter avere un'azione più diretta e localizzata della radioterapia
            Trattamento postadiuvante, quando viene eseguita a seguito di altri trattamenti (operazione chirurgica), assumendo una funzione integrata e complementare per la risoluzione locale della malattia

Trattamento precauzionale, viene eseguito quando si è stati già curati da un tumore che tuttavia ha un'alta probabilità di ricaduta loco-regionale.
Trattamento palliativo; trattamento sintomatico e trattamento antalgico.
Associazione con altre terapie
 

Spesso la radioterapia viene associata a trattamenti di chemioterapia. In questi ultimi anni, si sta inoltre affermando come valida associazione alla radioterapia, il trattamento di ipertermia oncologica. Tale terapia, riconosciuta dal sistema sanitario nazionale italiano (codice prontuario 9985.2), risulta in un potenziamento dell'effetto della radioterapia consentendo la riduzione delle dosi di radiazioni alle quali si deve sottoporre il paziente con evidenti benefici in termini di riduzione degli effetti collaterali.

Radiobiologia

La radiobiologia è una branca delle scienze bio-mediche, che studia gli effetti provocati dalle radiazioni quando esse interagiscono con un sistema biologico (sole, od in associazione).

Essa ha diversi campi applicativi, correlati all'impiego delle radiazioni ionizzanti e non ionizzanti, quali la vecchia radioterapia non oncologica, la radioprotezionistica, l'imaging, e particolarmente l'oncologia clinico-radioterapeutica e radiochemioterapica.

Per la valutazione delle radiazioni ionizzanti l'unità di misura più utilizzata è il gray, cioè la dose di energia assorbita per unità di massa. Il LET, l'Energia Lineare di Trasferimento, è l'energia rilasciata dalla radiazione per unità di lunghezza. Per quanto riguarda i tessuti biologici (specie dal punto di vista radioprotezionistico), si può parlare di dose equivalente e di dose efficace. Qui l'unità di misura è il Sievert (Sv). La dose equivalente viene calcolata moltiplicando la dose assorbita per un fattore di peso che dipende dal tipo di radiazione. La dose efficace rappresenta la sommatoria delle dosi equivalenti; sommatoria moltiplicata per un fattore di ponderazione tissutale, ovvero per pesi relativi ai vari organi e tessuti; questi ultimi pesi tengono conto della diversa sensibilità alle radiazioni degli organi e dei tessuti irradiati.

Radioprotezione
 
Tecnica atta a ridurre la dispersione delle radiazioni, ed a ridurne gli effetti collaterali.

Effetti collaterali
 
La radioterapia è un metodo di cura praticamente indolore. Nei casi in cui vengano utilizzate basse dosi (trattamenti palliativi) risulta inoltre avere anche effetti collaterali nulli o minimi (ad esempio, modeste irritazioni cutanee della zona bombardata). Nei casi in cui invece vengano utilizzate dosi elevate questo trattamento induce vari tipi di effetti collaterali che possono manifestarsi durante il trattamento stesso (effetti collaterali di tipo acuto) oppure nei mesi o gli anni successivi al trattamento (effetti collaterali di lungo termine). Uno di questi effetti collaterali è la fibrosi, un indurimento dei tessuti e delle ghiandole linfatiche nella zona sottoposta a trattamento radiante.

La natura degli effetti collaterali dipende dall'organo trattato e dal tipo di terapia utilizzata. Ogni individuo può presentare delle reazioni proprie alla quantità di dose assorbita, inoltre trattamenti successivi indotti sugli stessi siti trattati in precedenza possono causare particolari problemi: ogni tessuto presenta una tolleranza massima alla radiazione, quindi trattare in periodi diversi dei tessuti che hanno ricevuto la massima dose anche anni prima può causare vari problemi.

Molti effetti collaterali sono previsti ed attesi. Uno degli obiettivi principali della moderna radioterapia è quello di ridurre al minimo gli effetti collaterali, e di aiutare i pazienti a capire e accettare quegli effetti collaterali che non sono eliminabili. Gli effetti collaterali si dividono in acuti e cronici; il cut-off per distinguerli sono i 3 mesi (acuti nei primi tre mesi post-trattamento, cronici dopo i tre mesi dal trattamento).

Principali effetti collaterali acuti
 
    Leucopenia; danneggiamento dei tessuti epiteliali (radiodermiti e mucositi precoci)
    Infiammazione ed edema della zona irradiata
    Affaticamento

Principali effetti collaterali cronici
 
Questi effetti possono risultare anche minimi, e dipendono dal tessuto che riceve il trattamento:

    Radiodermiti tardive e fibrosi
    Perdita dei peli o capelli nelle aree irradiate
    Secchezza delle fauci
    Secondi tumori radioindotti o radiochemioindotti
    Lesioni del midollo spinale (rare, e solitamente a livello cervicale e toracico)
    Infertilità
    Radionecrosi

La radiobiologia è una branca delle scienze bio-mediche, che studia gli effetti provocati dalle radiazioni quando esse interagiscono con un sistema biologico (sole, od in associazione).

Essa ha diversi campi applicativi, correlati all'impiego delle radiazioni ionizzanti e non ionizzanti, quali la vecchia radioterapia non oncologica, la radioprotezionistica, l'imaging, e particolarmente l'oncologia clinico-radioterapeutica e radiochemioterapica.

Per la valutazione delle radiazioni ionizzanti l'unità di misura più utilizzata è il gray, cioè la dose di energia assorbita per unità di massa. Il LET, l'Energia Lineare di Trasferimento, è l'energia rilasciata dalla radiazione per unità di lunghezza. Per quanto riguarda i tessuti biologici (specie dal punto di vista radioprotezionistico), si può parlare di dose equivalente e di dose efficace. Qui l'unità di misura è il Sievert (Sv). La dose equivalente viene calcolata moltiplicando la dose assorbita per un fattore di peso che dipende dal tipo di radiazione. La dose efficace rappresenta la sommatoria delle dosi equivalenti; sommatoria moltiplicata per un fattore di ponderazione tissutale, ovvero per pesi relativi ai vari organi e tessuti; questi ultimi pesi tengono conto della diversa sensibilità alle radiazioni degli organi e dei tessuti irradiati.

Radioprotezione
Tecnica atta a ridurre la dispersione delle radiazioni, ed a ridurne gli effetti collaterali.

Effetti collaterali
 
La radioterapia è un metodo di cura praticamente indolore. Nei casi in cui vengano utilizzate basse dosi (trattamenti palliativi) risulta inoltre avere anche effetti collaterali nulli o minimi (ad esempio, modeste irritazioni cutanee della zona bombardata). Nei casi in cui invece vengano utilizzate dosi elevate questo trattamento induce vari tipi di effetti collaterali che possono manifestarsi durante il trattamento stesso (effetti collaterali di tipo acuto) oppure nei mesi o gli anni successivi al trattamento (effetti collaterali di lungo termine). Uno di questi effetti collaterali è la fibrosi, un indurimento dei tessuti e delle ghiandole linfatiche nella zona sottoposta a trattamento radiante.

La natura degli effetti collaterali dipende dall'organo trattato e dal tipo di terapia utilizzata. Ogni individuo può presentare delle reazioni proprie alla quantità di dose assorbita, inoltre trattamenti successivi indotti sugli stessi siti trattati in precedenza possono causare particolari problemi: ogni tessuto presenta una tolleranza massima alla radiazione, quindi trattare in periodi diversi dei tessuti che hanno ricevuto la massima dose anche anni prima può causare vari problemi.

Molti effetti collaterali sono previsti ed attesi. Uno degli obiettivi principali della moderna radioterapia è quello di ridurre al minimo gli effetti collaterali, e di aiutare i pazienti a capire e accettare quegli effetti collaterali che non sono eliminabili. Gli effetti collaterali si dividono in acuti e cronici; il cut-off per distinguerli sono i 3 mesi (acuti nei primi tre mesi post-trattamento, cronici dopo i tre mesi dal trattamento).

Principali effetti collaterali acuti
 
    Leucopenia; danneggiamento dei tessuti epiteliali (radiodermiti e mucositi precoci)
    Infiammazione ed edema della zona irradiata
    Affaticamento

Principali effetti collaterali cronici
 
Questi effetti possono risultare anche minimi, e dipendono dal tessuto che riceve il trattamento:

    Radiodermiti tardive e fibrosi
    Perdita dei peli o capelli nelle aree irradiate
    Secchezza delle fauci
    Secondi tumori radioindotti o radiochemioindotti
    Lesioni del midollo spinale (rare, e solitamente a livello cervicale e toracico)
    Infertilità
    Radionecrosi

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